“Cambiare il futuro, qui e adesso”

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La crisi del clima è prima di tutto crisi della sensibilità umana. Prima della desertificazione dobbiamo vincere l’aridità dell’animo umano.

“Il mondo non ha mai affrontato una sfida così grande come quella sul futuro del pianeta, della vita”. Così si è espresso il presidente francese François Hollande all’apertura della Conferenza sul Clima di Parigi, il 30 novembre. Per 12 giorni 150 capi di Stato discuteranno della condizione di salute del pianeta e cercheranno strategie comuni per contenere le emissioni di gas serra e salvaguardare l’atmosfera e la biodiversità. L’obiettivo della Conferenza è ambizioso: ridurre l’aumento della temperatura globale a soli due gradi, rispetto all’era preindustriale (si sono già raggiunti +0.85°). Per la prima volta anche la Cina, responsabile del 30% delle emissioni, si è detta pronta ad un impegno concreto. “Dobbiamo lasciare ai nostri bambini un mondo senza terrorismo e un pianeta protetto dalle catastrofi”, ha dichiarato risoluto Hollande, convinto che si tratti delle “due sfide più importanti per il futuro”. Anche il presidente Usa Barack Obama ha ribadito la necessità di “cambiare il futuro, qui e adesso”. Ma cosa si sta facendo? E come?

La Conferenza agisce su quattro fronti di lavoro. In primis, i paesi più sviluppati si impegneranno a raddoppiare gli investimenti nella ricerca di energie alternative nell’arco dei prossimi cinque anni. L’India si è resa protagonista proponendo la creazione di un fondo di circa 400 milioni di dollari per incentivare lo sfruttamento dell’energia solare nei paesi in via di sviluppo. Norvegia, Regno Unito e Germania stanzieranno nei prossimi anni 5 miliardi di dollari per sostenere i paesi che approveranno politiche contro la deforestazione. Infine gli Stati Uniti hanno annunciato nuovi stanziamenti per il Fondo per i Paesi meno avanzati, per favorire la riduzione delle emissioni e il ricorso a energie rinnovabili. Insomma, almeno in apparenza, sembra che i capi di Stato abbiano compreso la lezione delle metropoli cinesi, avvolte in questi giorni da una nube di gas nocivi talmente fitta da rendere “estremamente pericoloso per la salute” uscire di casa.

Eppure al di là dell’entusiasmo suscitato dalle dichiarazioni di intesa e dalla volontà internazionale di impegnarsi concretamente per fronteggiare il problema climatico, la Conferenza porta con sé una pesante contraddizione. Le iniziative proposte dai vari capi di Stato si svolgono tutte sul piano economico. Il motivo è evidente: si cerca di fare affidamento sull’unico vero organo di potere, l’economia, il denaro, l’arricchimento. Se ci si basa su questo presupposto, la Conferenza è destinata a fallire in partenza. Proprio perché il problema climatico è globale, allora non può essere affrontato sul piano degli interessi economici, ma deve riguardare il piano culturale, il piano umano. La lotta contro le emissioni non può essere vinta semplicemente stanziando ulteriori fondi. Il nostro recente passato dimostra quanto questo metodo si sia rivelato fallimentare, in quanto affronta il problema solo marginalmente. Proprio il nostro sistema economico basato sul progresso e sul benessere ha disgregato l’equilibrio tra l’uomo e il fragile pianeta che lo ospita, favorendo usi e costumi egoistici e aggressivi. Per questo appare ancora più assurdo affidarsi, per risolvere il problema, alla stessa economia che lo ha creato. A questo proposito deve far riflettere la decisione, seppur comprensibile, del governo francese di vietare qualsiasi “attività all’aperto”. Ciò significa che la Conferenza si svolgerà come ogni altro summit tra i potenti del mondo: le persone principalmente coinvolte nel cambiamento climatico non potranno far sentire la propria voce, le attività culturali e di sensibilizzazione egli incontri con il pubblico non avranno luogo.

Urge un cambiamento di mentalità, un nuovo rapporto tra uomo e natura. È necessario comprendere che la crisi del clima è prima di tutto crisi della sensibilità umana. Prima di combattere la desertificazione dovremmo forse riflettere su come vincere l’aridità dell’animo umano. A questo proposito Papa Francesco così si esprime nell’enciclica Laudato sì: “La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale, poiché sappiamo che le cose possono cambiare”.
Tre sono i punti fondamentali. Prima di tutto un cambio di prospettiva: il mondo non è e non può essere una miniera infinita di risorse. Finché non vedremo in esso il dono di una casa accogliente, non potremo mai ispirare un vero cambiamento. Inoltre, se il mondo è casa, allora l’umanità è la famiglia che vi abita. E come tale deve agire. Infine, non bisogna mai dimenticare che il cambiamento è possibile. Ciò non significa negare una situazione climatica che giorno dopo giorno si fa sempre più drammatica, bensì ammettere che è innata nell’uomo la tensione al bene, all’amore. Significa avere speranza nell’uomo.

La Conferenza e le iniziative economiche che comporta saranno vane se noi tutti non sapremo farci carico della responsabilità che ci è stata affidata al momento della nascita: essere custodi della Terra. Ogni riflessione in atto alla Conferenza sul clima di Parigi dovrebbe partire da una domanda: siamo pronti a rinunciare al nostro modo di vivere sconsiderato, alla nostra quotidianità viziata? La sfida del futuro è prima di tutto la sfida dell’amore contro l’egoismo.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell'Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell'infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.