Cambiare Paese o cambiare il Paese?

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Ehi, tu, fermati!
Le rotelle del trolley scorrono inarrestabili sul lucido pavimento dell’aeroporto.
Perché corri tanto? Dove vai? Come sarebbe a dire “via”? È un po’ troppo vago in un pianeta così ampio. Cosa dici? Via da questo Paese. Ah, allora è tutta un’altra storia.
Scappi perché qui il tuo lavoro non è stato valorizzato o doverosamente retribuito, o forse il lavoro lo avevi e te l’hanno strappato, rubato come la borsa di un’anziana da un misterioso motociclista. Uno scippo, ecco, tenevi le tue sicurezze a tracolla, strette alla tua realtà, e te le hanno portate via.
Allora hai cominciato a pensare che questa Italia non ha niente da offrirti se non un governo di ladri, un’amministrazione disonesta, disfunzioni di ogni tipo, poco e nulla con cui mantenerti.
Sai che ti dico? Hai ragione.
A vederla così c’è da prendere una valigia, riempirla con la cenere dei pochi sogni rimasti e portarla lontano, altrove, via. Qualunque posto è migliore di questo, penserai. Così, non senza rimorsi, tu e il tuo bagaglio vi siete spinti fino a questo aeroscalo; un saluto alla mamma-  è quella donna sulla sessantina, giusto? Quella che agita la mano piangendo – e al papà – l’uomo accanto a lei che tenta, invano, di nascondere le lacrime. Saranno forse l’unico pensiero nostalgico.

Come faccio io a sapere tutto questo? È scritto nel tuo sguardo. C’è dentro la delusione, la paura, persino quelle poche aspettative che nutri. E in fondo, se leggo bene, anche la voglia di restare.
Manca poco al tuo volo, ma siediti un attimo, ascoltami.
Avrei voluto partire anch’io, sai? Non è un atto poi così originale. Mi sono detta: è più semplice fuggire o rimanere? Che domande, fuggire! Il fatto è che le cose semplici non mi sono mai piaciute. Se andassi in uno Stato in cui tutto è noiosamente perfetto, ammesso che esista un luogo del genere, io mi sentirei fuori posto. Mi mancherebbero le anomalie made in Italy, e non perché mi piacciano i nostri disordini e problemi, ma perché questo posto, difetti inclusi, è casa mia. Per cui ho deciso di non vergognarmene ma di dispiacermene, di non lamentarmene ma di tentare di risolverli, di non andarmene ma di restare.

Si dice che l’amore sia cieco, ma il mio, quello che provo per questo Paese, ci vede benissimo.
Guarda anche tu con i suoi occhi: oltre le poltrone dei deputati, oltre le auto blu, c’è un’Italia che studia e che lavora, e se un mestiere non c’è se lo inventa, basandosi sulle proprie forze, abbandonando i propri “forse”. Ci sono persone che hanno barattato le parole con i fatti; si svegliano presto ogni giorno per costruirsi un futuro, non hanno la vista impedita da sogni irrealizzabili, avranno anche loro una vita difficile, solo che possiedono un raro fattore in più: la speranza di ricominciare. È questa che li spinge, che fornisce loro una mano per risollevarsi, che mostra loro fotografie del bellissimo luogo in cui viviamo. Il mare, guarda che mare abbiamo, ma non ci facciamo mancare neanche montagne, colline e metropoli; la storia, l’arte, la cultura: ci sono nazioni che hanno una foto della nostra sul comodino, vorrebbero somigliarle, possedere anche solo un briciolo della sua meraviglia. Guarda l’Italia dei grandi poeti, non dell’ignoranza, quella della lotta alla mafia, non della malavita, trova il bello, perché c’è ed è tanto. Riscoprilo e innamoratene: questo è il sentimento di quanti cambiano davvero la realtà in cui vivono, scelgono di decorarla e arricchirla, non abbandonano qualcosa di cui sono parte, si sentono tasselli di un puzzle che senza di loro sarebbe incompleto.
Dammi pure dell’illusa, della donna all’antica, della patriota poco oggettiva, ma niente che possa accadere in questo Paese riuscirà a farmene sentire meno fiera, né a uccidere i miei sogni o a riempire un trolley di speranze per un posto che non sia qui.

Quindi io resto
perché è il gesto
di chi ama di più,
più di se stesso.
E tu
parti ancora, adesso?
Il trolley si ferma, e tu con lui.
Hai un sorriso sincero:
questo Paese lo ami davvero.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.