Captain America: il primo vendicatore

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Un film di Joe Johnston con Chris Evans, Samuel L. Jackson, Hugo Weaving, Stanley Tucci, Tommy Lee Jones, Sebastian Stan, Richard Armitage, Hayley Hatwell, Dominic Cooper. Sceneggiatura di Stephen Mecfeely, Christopher Markus, Joss Whedon. Produzione: Marvel Enterprises/Marvel Entertainment/Marvel Studios. Durata: 125 Min. USA 2011. Genere: Azione, Fantastico.

Nel 1942 Steve Rogers è un giovane ragazzo di Brooklyn coraggioso e dal cuore impavido, ma bassino, mingherlino e asmatico. Ha un sogno nel cassetto: arruolarsi per combattere i nazisti e fare a botte con gli spacconi arroganti e presuntuosi. E’ idealista e rispettoso del prossimo. E non si arrende. Mai. Nonostante i rifiuti da parte dell’esercito che continua a non ritenerlo idoneo per l’arruolamento a causa del suo fisico, lui continua a presentarsi alle visite falsificando le sue generalità per non essere subito riconosciuto. Un giorno però il destino decide, inaspettatamente, di assecondare i suoi piani. A dargli una chance ci pensa finalmente il dottor Erskine, un medico tedesco che ha inventato un siero, in grado di potenziare l’organismo e renderlo incredibilmente forte e veloce. Il dottor Erskine, colpito dalle qualità morali del giovane che non esita a fare da scudo umano ai suoi compagni gettandosi su una mina, decide che è lui il prescelto: “Solo un debole (di costituzione, ma forte di spirito)” gli dice “può capire il valore della forza e della compassione”. Il giovane Rogers diventa così Capitan America, dal cuore tenero e molto umano che non dovrà combattere soltanto contro Hitler, ma contro qualcuno ancora più mostruoso e spietato di lui. Chi l’avrebbe mai detto? Il vero nemico dell’umanità è in realtà l’orribile Teschio Rosso, ossessionato dall’occulto come lo fu Hitler e in particolare da un misterioso cubo di energia appartenuto ad Odino (il riferimento a Thor è implicito) con cui può produrre armi di distruzione di massa.

Capitan America è un personaggio creato da Joe Simon e Jack Kirby nel 1941, pubblicato dalla Timely Comics (in seguito Marvel Comics). Fu pensato e disegnato con chiaro intento patriottico per ottenere il consenso degli americani, impegnati a combattere una guerra fuori dai propri confini. Era profondamente americano anche nei costumi con i colori, che richiamavano la bandiera e uno scudo con la grande stella bianca che lo rendeva praticamente invulnerabile. Cap, come viene affettuosamente chiamato, è un supereroe a cui non si può non voler bene perché ama davvero il suo prossimo in modo disinteressato. Un supereroe per niente consapevole del suo fascino, che riesce nonostante i successi a mantenere la timidezza e il candore di un bambino. Un invincibile senza troppi poteri, che piange e si dispera per la perdita del caro amico Bucky.

I toni caricati e i cliché del film sono tanti, ma stemperati dall’ironia come nella migliore tradizione fumettistica. Come quando Capitan America, prima di affrontare i campi di battaglia, entra tra le truppe come un imbarazzante e poco credibile fenomeno da baraccone da mostrare negli spettacoli per i soldati prima delle ballerine. Cosa non farebbe un supereroe pur di raccogliere finanziamenti per la guerra che vede impegnato il suo Paese? Un po’ come avveniva agli eroi di Iwo Jima, imprigionati nel stereotipo gesto che li aveva resi famosi (là era l’alzabandiera, qui il pugno in faccia a Hitler che compare sul primo albo di Cap).

Bravi gli attori, dal protagonista Chris Evans (impressionanti gli effetti speciali sull’attore che gli tolgono 50 Kg) a Tommy Lee Jones nel ruolo dello scorbutico colonnello, alla affascinante caporale donna interpretata da Hayley Atwell. Certamente non possiamo ignorare la tendenza del cinema americano a rileggere la storia. Ricordate il film Transformers? Le due superpotenze vogliono arrivare per prime sulla Luna perché sulla faccia nascosta è allunata una misteriosa astronave e solo chi arriverà per primo potrà impadronirsi dei suoi segreti. Sembra che gli eroi riscrivano la storia dimenticandosi alcune parti e manipolando la realtà. Perché mai cancellare da un film come questo l’antisemitismo e il superomismo proprio del nazismo, che tanto male hanno fatto all’umanità? Forse perché in questi film c’è la volontà di “togliere all’umanità il senso di colpa per i suoi errori”. E’ la tesi sostenuta dallo storico Etienne Augè. E’ pur vero che in tempi di grave crisi morale e economica come quella che stiamo attraversando abbiamo un gran bisogno di eroi. Di sicuro il sacrificio finale di Cap che ancora una volta decide di immolarsi per l’umanità tutta (sacrificio che lo fa addormentare per settanta lunghi anni, facendogli perdere l’appuntamento della sua vita) lo riporterà nuovamente sul grande schermo con una altra (si spera) grande lezione di coraggio e di umiltà da raccontare. Rimaniamo in attesa.

 

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Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia