Cara Terra mia

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Pensare che la mafia possa essere sconfitta solo con i grandi processi e arresti forse è da ingenui; la mafia va sconfitta nella nostra quotidianità.

Cara Terra mia,
sono uno dei tuoi tanti figli emigrati altrove a cercare fortuna, seguendo il luogo comune secondo cui se vuoi veramente vivere in un mondo giusto, onesto, in un mondo in cui, per trasmettere ai tuoi figli valori e ideali
robusti, devi scappare, anche se con l’amarezza nel cuore.

Ricordo gli anni della mia giovinezza trascorsi a Palermo, città bellissima ma contaminata da un “cancro” radicato all’interno della sua anima. “Goditi il sole il mare, perché nonostante la corruzione, le ingiustizie gli appalti truccati e la mafia, in Sicilia la vita scorre tranquilla” mi veniva detto. Nonostante questo clima di omertà e indifferenza, molti si battevano in prima linea per la libertà, per la giustizia e per contrastare il puzzo del “compromesso morale” anche a costo della vita.

Ricordo ancora, come se fosse ieri, quel maledetto 19 luglio del 1992, quando un’esplosione in via d’Amelio inghiottì il magistrato Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, distruggendo in questo modo anche i sogni e le speranze di chi aveva veramente creduto di poter sconfiggere Cosa nostra. Il limpido cielo azzurro, quel giorno, venne coperto d’improvviso dal grigio fumo di morte e di violenza e nell’aria riecheggiavano le amare parole del pm Antonino Caponnetto: “È tutto finito”.

Negli anni del liceo sognavo di poter contribuire a migliorare la mia città, volevo diventare un giornalista e avere anch’io il coraggio di scrivere che “La mafia è una montagna di merda”. Dopo il biennio ’92-’93 le cose cambiarono, forse per paura o per amara rassegnazione, decisi di perseguire il mio sogno di giornalista altrove. Qualche mese fa, sono stato incaricato, dalla testata giornalistica per la quale lavoro ormai da vent’anni, di tornare a Palermo per realizzare un reportage sulla figura del pm Nino Di Matteo oggetto di forti minacce da parte della malavita, per via delle indagini sulla trattativa Stato-mafia, successiva agli anni delle stragi e considerata un filo ad alta tensione che collega i boss di Cosa Nostra e i vertici dello Stato italiano.

A tal proposito, il 15 Novembre scorso si è svolta a Palermo una manifestazione di solidarietà. Mi rendo conto che siamo molto lontani dagli anni in cui alcuni vicini di casa dei membri del pool anti-mafia protestavano perché le sirene delle loro auto di scorta disturbavano la “quiete pubblica”.  A questo corteo hanno partecipato moltissimi ragazzi che urlavano all’unisono: “Palermo è nostra e non di Cosa nostra!”. Non posso nascondere che l’emozione è stata tanta, così alla fine del corteo ho incominciato a intervistare qualche manifestante e ho conosciuto un gruppo di ragazzi: Dario, Francesca, Fabio, Rachele, gestori di un pub nella periferia di Palermo che, stanchi della solita mazzetta mensile da devolvere “ad honorem causa”, hanno deciso di rivolgersi ad “Addio pizzo” associazione diffusasi da un paio di anni nel territorio siciliano, che sostiene tutte le imprese rifiutatesi di pagare il pizzo. A microfono spento, questi ragazzi non mi hanno nascosto che le difficoltà e le minacce sono state tante. Parlando con loro ho capito una cosa molto importante: loro sono dei ragazzi normalissimi, che vivono le difficoltà del loro tempo, ma che hanno chiaramente compreso da quale parte schierarsi.

Pensare che la mafia possa essere sconfitta solo con i grandi processi e arresti forse è da ingenui, la mafia va sconfitta nella nostra quotidianità. Ho compreso così che la gioventù palermitana e siciliana è pronta per quel processo di rinnovamento culturale indispensabile per annientare il fenomeno mafioso, perché come diceva Paolo Borsellino: “Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo”. Come vent’anni fa salgo di nuovo su un aereo fuggendo dalla tua ineffabile bellezza, o terra mia, ma stavolta non più’ rassegnato e sconfitto, ma con una grande convinzione dentro di me: “Sono orgoglioso di essere siciliano”.

Articolo di Giuseppe Currao

Giuseppe Currao

Studente di ingegneria,amante del mondo,della bellezza,dei numeri.La scrittura mi pemette di unire la letteratura con la scienza,due mondi apparentemente distanti ma in verità molto vicini,complementari,indispensabili l'uno per l'altro. Cerco di vivere la mia vita alla costante ricerca di un'incognita"x",in grado di dare una risposta a tutte le mie domande,permettendomi di volgere lo sguardo oltre la "siepe". Come scriveva Montale" sotto l’azzurro fitto del cielo qualche uccello di mare se ne va; né sosta mai,perché tutte le immagini portano scritto: ‟più in là”!