Caro amico ti scrivo…

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Si discute molto e spesso dell’amicizia e tutti, ormai, sanno che «chi trova un amico trova un tesoro». Ma come fare a custodire questo tesoro? Come alimentare, giorno dopo giorno, questo rapporto? A mio avviso uno dei mezzi fondamentali per riuscire a preservare questo splendido “fiore” potrebbe essere la scrittura. Pertanto, al proverbio del Siracide sopra riportato, io accosterei opportunamente l’aforisma di Konstantin Raudive: «Le persone che non si sono mai scambiate lettere non si conoscono».

Scrivere è, infatti, un modo per relazionarsi all’amico ma, prima di tutto, per conoscere se stessi. È un modo per mettere nero su bianco la propria vita perché la parole diventino “portatrici sane” dei nostri sentimenti. Come si fa a tradire con una lettera? Penso sia raro: la lettera è un’espressione di amicizia.

Magari qualcuno potrà pensare che oggi, rispetto a ieri, scriviamo di più (soltanto perché chattiamo) ma non mi riferisco allo straordinario quanto mai arido mondo tecnologico. Mi riferisco, al contrario, al rapporto epistolare, l’unico che riesca a conferire valore ad ogni gesto. Anche quando facciamo un regalo non si può prescindere da un bigliettino, è un modo per accompagnare il dono che stiamo porgendo all’altra persona ed è anche il pretesto affettuoso per affidarle una nostra dedica. La scrittura è importante in questi contesti tanto quanto lo è in un rapporto epistolare.
È così che lo scrivere diventa chiaramente parte essenziale dell’amicizia e proprio all’amicizia dobbiamo le epistole più belle della letteratura mondiale. Seneca e Lucilio (Epistulae morales ad Lucilium), Cicerone e Attico (Laelius de Amicitia) e ancora Francesco Saverio e Ignazio di Loyola, Dietrich Bonhoeffer e la sua fidanzata, San Bonifacio e Lioba. Non c’è episodio in cui il rapporto con l’amico non faccia sbocciare nuove ed importanti riflessioni; come raggiungeremmo la concordia e l’armonia se non in relazione agli amici?

Ogni lettera dura nel tempo ed è quella carta scritta, apparentemente semplice, che parla di noi e dice veramente chi siamo. Perché dentro c’è il cuore e le sensazioni più varie, perché scrivere spinge a dar voce ai sommessi impulsi dell’anima. Infatti, quando scrivo una lettera ad un amico mi vengono in mente parole diverse da quelle che userei per scrivere ad un estraneo perché l’amico mi porta a contatto con la mia interiorità e fa scaturire parole che non sono destinate solo a lui ma che descrivono il mistero della vita e dell’amore.

Sant’Agostino dice: «Sine amico nihil amicum» “senza l’amico niente ci è amico” perché anche la nostra vita diventerebbe grigia, monotona, priva di quegli argomenti essenziali che solo la scrittura ci permetterebbe di trovare. Purtroppo oggi abbiamo disimparato a scriverci ma ne avremmo tanto bisogno. Avremmo bisogno di parole che riescano a scaldarci l’anima, parole che siano dolci o severe ma eternamente “vere”.

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!