Caro Babbo Natale

0

“Caro Babbo Natale,…” è un suono a molti di noi assai caro. Vivere nel sogno di ricevere regali da un individuo misterioso come lui, Gesù Bambino o la Befana e poter scrivere loro i propri desideri e le bugie su quanto si sia stati buoni durante l’anno. Non credo molti di noi abbiano conservato quelle lettere… qualcuno invece ha fatto una raccolta delle lettere di bambini di tutta Italia: eccone alcune!

 

Caro Babbo Natale,
io sono un bambino povero di nome Marcello abitante in via Settecamini dopo il giornalaio. Io ho notato che intanto tu a forza di tutti uguali porti invece sempre più roba ai bambini già ricchi e sempre meno a me e Guglielmo che siamo poveri.
Perché sei così cattivo?
O forse non ti piacciono i poveri?
L’altranno tu hai portati a Ferretti Maurizio, ricco, l’astronavicella di I Men e il deltaplano con le istruzioni. E a me solo due schifezze da due lire. Allora non sei davvero molto intelligente perché devi fare al contrario a Natale chi è poco diventa molto e chi è molto per una volta sta come li altri. Non ti pare?
E allora per piacere stavolta mi porti la moto acuatica a motore vero, il deltaplano con le istruzioni, il telefonino cellulare da guardia, il compiuter, la vespa cinquanta senza patente (per mio fratello Marcello che me la presta), la pelliccia per mamma la moto per papà che con la scusa che non cià la moto non trova lavoro e un lavoro per papà per comprare la benzina della moto senò si ferma.
Non ti scordare niente e porta tutto senza fare come al solito. Buon Natale dal tuo Ferdinandi Marcello.
Marcello – Roma

 

Carissima Santa Lucia,
ho saputo cose tremende sul tuo conto: gli occhi che ti hanno levato coi ferri e le torture tipo taglio della testa. Ma non ti difendi? Vai a vedere le tartarughe Nigia alla riscossa! Gli fai za! e za! e za! e colpi alla gola, za!!. Santa Lucia se vuoi ti difendo io e ti imparo a lottare kungfù come Sasuche. E il tuo asino? Sta meglio? Ma perché litighi coi antichi romani? E come trovi il tempo di andare a comprare i regali? Ci hai il cane per cechi o il radar?
Ho saputo che anche i pipistrelli hanno il tuo problema e squittiscono le caverne per orientare, ma non credo che comprano le cose nei negozi, primo per i soldi che non li hanno, secondo perché sono topi che volano e comprerebbero solo cose da mangiare: insetti, iguana, pescetti secchi, terzo non mi ricordo.
Ma tu sai volare? Sei anche tu un pipistrello come i vampiri? Ecco che mi puoi portare se riesci a vedere dove cammini: tempra, pennelli con tempra, carta per fare i quadri a tempra, martelli e seghe, tutto per giardinaggio coi bulbi e le semenze da piantare nei vasi colla torba e la gabbia dei topini con due topini maschio e sua moglie che fanno i topini amaestrati ma non quelli normali se no mamma urla.
Ti aspetto qui. Andrea
Andrea – San Giovanni in Fiore (Cosenza)

 

Caro Gesù Bambino,
ti voglio bene. Nel mondo molta gente segue la tua religione cristiana. Ti vorrei chiedere come si vive in cielo. Io dico che ci sarà una vita molto serena, nel mondo c’è una vita complicata e ci sono molti delinquenti. Quando sei nato tu, da come parla tutta la gente, il mondo era molto calmo.
Caro Gesù Bambino, vorrei che il mondo diventasse molto calmo come una volta. Ma ora vorrei parlare della tua vita. Io credo che Ponzio Pilato fu molto crudele nei tuoi confronti. La vita per te Gesù era un po’ complicata. Tu facevi i miracoli e nessuno se ne fregava niente solo la mamma di Lazzaro era contenta. Quando sei diventato grande hai sofferto molto i chiodi nelle mani e nei piedi. Mi dispiace molto dei chiodi. Tu non dovevi dire che eri il figlio di Dio perché pensavano che eri raccomandato.
Io sto dicendo tutte le sere il rosario con mia nonna, mia mamma e mia sorella. Caro Gesù Bambino, a te che sei nato in una mangiatoia con Maria e Giuseppe a fianco e quegli animali del bue e l’asinello chiedo che non muoia nessuno, neanche io, perciò non farci soffrire e liberaci dalle guerre.
Il tuo tifoso Salvatore.
Salvatore – Ascoli Piceno

 

Caro Babbu Natali
A maestra a dittu che ti scribu na littera, non so perché. Io non ti sono mai visto. Dicene lu zii Pipii e la Cenzina che l’annu passato Signoria sei annatu alla loro casa. Casa mia sta a Vico Cramazoli. Se veni sai cosa mi devi purtare? Due viti per giustare megghiu a bicicletta di papà, perché l’annu che vene la da passare a me. Pure nu pocu di culure russu così la repasso. Nu fare che mi prinni pe fesso. Io sto bene e puro spero de tia. Carluccio
Carlo – Monteroni (Lecce)

 

Cara Befana,
mi chiamo Fatima e ho 8 anni e sono incerta se crederti sì o no. Sono stanca a scuola di sentire certi miei compagni che dicono che tu non esisti. Mi hanno fatto una testa così: “la Befana esiste, non esiste, esiste…”. Poi quando lo chiedevo alla mamma, lei mi faceva il sorrisino.
Adesso ti racconto come sono fatta. Io sono intelligente, grassoccia e appetitosa perché mangio volentieri, il naso piccolo a patata, i capelli biondi ma lunghi. Io e la mia famiglia abbiamo un problema serio, litighiamo in continuazione per colpa mia a causa delle unghie: mi combatto, ma è più forte di me e alla fine me le mangio. Poi mi sento disperata e vorrei tornare indietro: se mi potresti aiutare a non mangiarle più!
Certo ci vuole una magia. Ti propongo: io continuo a mangiarmele, però quando mamma e papà le guardano tu fai in modo che loro le vedono lunghe: scoppierei di felicità e così anche io potrei vivere senza sacrifici. Ho moltissimi dispiaceri nel mio cuoricino. Fatima.
P.S.: Se esisti mandami una prova.
Fatima – Padova