Caro Fiorello, sei bravo e simpatico. Non dire le bugie…

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«Il profilattico non si può nominare in Rai? Altro che… Io al posto dei cavallo di viale Mazzini ci metterei una statua enorme di un profilattico». Il rapporto occasionale e disordinato che intrattengo con il televisore mi ha impedito di sentire il monologo di Fiorello di ieri sera (lunedì, nd.r.), iniziato, se ho capito bene, in questo modo. E proseguito con un vero e proprio elogio della contraccezione: «Non si prendono malattie come l’Aids, si trova in farmacia e costa poco. Salva la vita come Beghelli». Parole che per certi versi mi rincuorano – non mi sono perso granché, anzi – e che mi spingono ad una letterina pubblica, che vi propongo di seguito.

Caro Fiorello, uno showman – tanto più uno versatile e talentuoso come te – non ha affatto il dovere di fare informazione. Ma se decide di farlo, lo deve fare bene: altrimenti farebbe meglio a tacere.

Quindi, se ieri la tua intenzione – com’è parso evidente – era quella di occuparti di sesso sicuro, avresti dovuto mettere in chiaro, una volta per tutte, che il preservativo è inefficace nel contrasto alla diffusione dell’Aids. Proprio così. E bada che non lo sostengono i vescovi, bensì le osannate ricerche scientifiche: in un articolo del 2000 pubblicato sull’autorevole rivista Lancet, tanto per fare un esempio, veniva notato come il condom abbia, sul versante psicologico, lo stesso effetto delle cinture di sicurezza: rende più disinvolti facendo aumentare l’abitudine a comportamenti a rischio (Cfr. Lancet 2000;355:1555-6). Analogamente, un’altra ricerca ha messo in luce come l’uso “tipico” del preservativo – che non è mai, per diverse e intuibili ragioni, perfetto – innalzi mediamente il rischio di contagio di malattie al 13% (Cfr. Cochrane Database of Systematic Reviews 2002, Issue 1). Questo significa, com’è stato ricordato da Ward Cates ad una conferenza Onu tenutasi a Rio de Janeiro, che in un arco di dieci anni di utilizzo “tipico” del preservativo la percentuale di contagio non solo non diminuirebbe, ma salirebbe fino a toccare il 75-78%. Alla faccia del “Salva la vita pischelli”, come lo hai stupidamente chiamato.

Vedi, caro Fiore, se si vuole davvero contrastare l’Aids, in Africa come nel mondo occidentale, non basta inneggiare, come hai fatto tu, a timidi e parziali rimedi d’emergenza. Troppo poco. Occorre fare altro: cambiare le abitudini sessuali. Anche qui, a parlare non sono cardinali ma scienziati: in un articolo pubblicato sul British Medical Journal nel 2006 si è apertamente denunciato come le campagne di promozione del preservativo, anziché frenare la diffusione dell’HIV, possano «aver contribuito ad un loro uso incostante, cosa che comporta uno scarso effetto protettivo, nonché a trascurare il rischio derivante da rapporti sessuali con più partner» (BMJ 2006;332:605-607). Se qualcuno avesse ancora dubbi può leggersi lo studio pubblicato sulla rivista Science dai ricercatori Richard Hayes e Helen Weiss; uno studio che conferma come sia il mutamento, in positivo, delle abitudini sessuali – e non il lancio di preservativi dagli aerei – la vera strategia contro l’Aids (Cfr. Science 2006; 311: 620-621).

Senza considerare, Aids a parte, che tessere l’elogio del condom significa, de facto, inneggiare all’amore precario e quindi alla paura. Alla paura di legarsi troppo ad una persona, che è bene che rimanga solo partner sessuale e non diventi mai marito o moglie e men che meno padre o madre di tuo figlio; alla paura di vivere un rapporto in vista del matrimonio, come se l’attesa – anziché aggiungere – togliesse gusto alla vita. Paura insomma di dare davvero senso all’amore, senza circoscriverlo alle lenzuola di un letto ma vivendolo fino in fondo, a trecentosessanta gradi, senza timori né compromessi al ribasso. Senza precarietà.

Infine, caro Fiorello, avresti dovuto lavorare d’astuzia ed evitare l’apologia del “Salva la vita pischelli” anche per un’altra ragione, che credo ti stia a cuore: se i tuoi avessero dato retta a consigli come quelli che stavi dando, il tuo monologo, ieri sera, lo avrebbe tenuto qualcun altro. Perché non saresti mai nato.

 

 

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Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.