Caro nipote, studia a memoria

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“La vispa Teresa avea, tra l’erbetta, a volo sorpresa gentil farfalletta. E tutta giuliva, stringendola viva, gridava a distesa: L’ho presa! L’ho presa!. A lei supplicando l’afflitta gridò: Vivendo, volando che male ti fò? Tu si mi fai male, stringendomi l’ale! Deh lasciami anch’io son figlia di Dio!“.

Qualche tempo fa il noto semiologo e scrittore Umberto Eco, in una lettera indirizzata al nipotino, consigliava di mandare a mente “La vispa Teresa”. Oggi, rileggendo attentamente quelle righe, si percepisce una sorta di provocazione, nel senso positivo e  “maieutico” del termine. L’incontro a cui dà vita l’autore de “Il nome della rosa” risiede proprio nel tentativo di gettare un ponte tra il futuro (il nipote) e il trapassato (il nonno), tra vecchia e nuova generazione, facendo attenzione a non buttare via nulla.

«Internet – scriveva Eco – non può sostituirsi alla conoscenza e nemmeno il computer al nostro cervello». La tecnologia, però, resta uno strumento utile, non va demonizzato, ma è bene ricordare che, mentre «il computer che hai sul tavolo più lo usi e più perde velocità e dopo qualche anno lo devi cambiare, il tuo cervello, al contrario, può durare fino a novant’anni e a novant’anni (se lo avrai tenuto in esercizio) ricorderà più cose di quelle che ricordi adesso. E gratis». Per rafforzare la nostra memoria dobbiamo, dunque, allenarla, se non la esercitiamo si avvizzisce. Il modo migliore per farlo è imparare dei versi. «Ogni mattina impara qualche verso, una breve poesia, o come hanno fatto fare a noi, “La cavallina storna” o “Il sabato del villaggio”. E magari fai a gara con gli amici per sapere chi ricorda meglio». Ma se non si è appassionati di poesia c’è un’alternativa. «Impara le formazioni dei calciatori, ma attento che non devi solo sapere chi sono i giocatori della Roma di oggi, ma anche quelli di altre squadre, e magari quelli del passato». A proposito di passato, la scuola (oltre alle letture personali) dovrebbe insegnare a memorizzare ciò che è accaduto prima che noi nascessimo, cosa è stato fatto, quel che è stato scritto o scoperto. Abbiamo bisogno di una memoria, una memoria storica.

«Sembra un gioco (ed è un gioco) fai gare di memoria, magari sui libri che hai letto, la tua testa si popolerà di personaggi, storie, ricordi di ogni tipo. Verrà il giorno in cui ti sentirai anziano e ti sentirai come se avessi vissuto mille vite, come se fossi stato presente alla battaglia di Waterloo, all’assassinio di Giulio Cesare».

E’ tuo il privilegio di aver vissuto grandi emozioni, «mentre i tuoi amici, che non hanno coltivato la loro memoria, hanno vissuto una sola vita, la loro».

 

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!