Caro Prof, dimmi che sei ancora tu

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Quegli adulti ci fanno schifo. Quelli che sostengono che fare sesso con un minore è una cosa accettabile. E che, secondo una recente indagine sarebbero un terzo degli adulti in Italia. Stentiamo a crederci, ma se fosse vero sarebbe triste. E sarebbe l’ennesima dimostrazione che noi, dagli adulti di oggi, ci sentiamo traditi (ndr).

Ci siamo conosciuti 12 anni fa, Prof, quando io ero poco più che una bambina, curiosa, impertinente, e dai lunghi riccioli biondi. Tu eri un giovane maestro, entusiasta di inserirti in un mondo che ti avrebbe tenuto a stretto contatto con quell’età tanto enigmatica quanto interessante che è l’adolescenza. Eravamo i tuoi primi alunni, e tu il nostro primo vero insegnante. Ogni giorno tornavo a casa entusiasta per tutto ciò che avevo imparato, e mi ritenevo fortunata, perché quell’insegnante me lo invidiavano tutti, così giovane, fresco e divertente e perché tu eri diventato, per noi ragazzi, un super-papà, nel quale avevamo piena fiducia. Ci lasciammo quando i miei riccioli si erano scuriti, i primi segni di acne avviavano la mia trasformazione nella ventitreenne che sono oggi e tu eri lo stesso giovane insegnante che avevo conosciuto qualche anno addietro; solo qualche sfumatura di bianco tra i capelli rivelava il tempo che era passato. Fu allora che sentii l’esigenza di non gettare il tuo ricordo nel dimenticatoio: la mia mente elaborò una sorta di sintesi, fotografando tutto ciò che di te avrei voluto ricordare per sempre, e la ripose in un cassetto della memoria, al riparo dalle minacce dell’oblio.

Voglio essere onesta con te: non ho mai riaperto quel cassetto prima d’oggi, nonostante il tuo ricordo sia così roseo. E se l’ho fatto, oggi, non è stato né per uno slancio nostalgico, né tantomeno per una casualità. Mi sono ricordata di te nel momento in cui mi ha assalito il terrore di aver conservato nella mia memoria il ricordo di un uomo che non l’ha meritato. Ho iniziato a dubitare di te poiché ho letto alcuni dati profondamente sconcertanti, elaborati e divulgati nel nostro mondo che vuole metterci in guardia su ogni cosa. Se, da un lato, potrei continuare a credere che tu sia quel buon uomo che ho conosciuto, dall’altro lato potrei anche credere che tu faccia parte di quel 38% di italiani che ritiene accettabili le interazioni sessuali tra adulti e adolescenti, virtuali o fisiche; che tu possa avere tra i tuoi contatti giovani adolescenti che non conosci personalmente “al fine di trovare in rete un rapporto di affetto o di amore”; che tu possa aver modificato i tuoi metodi di “apprendimento” al punto di incarnare quell’italiano, su 100, che ritiene un rapporto sessuale con un minore “un’occasione di apprendimento per l’adolescente”.
Sono tutti dati recentissimi, e agli occhi della donna che sono oggi equivalgono a delle spie d’allarme preoccupanti: nello stesso momento in cui realizzo che un italiano su tre è disposto ad avere rapporti con un adolescente, torno indietro negli anni, mi rivedo ragazzina e mi chiedo: chi mi voleva bene? Chi provava affetto e chi ossessione nei miei confronti? Quante delle persone che si complimentavano per come stessi crescendo sana e bella, nascondevano malizia in quello che dicevano? Con quanta probabilità tu, il mio maestro preferito, guardavi a noi, giovani adolescenti, come facili prede di “adulti alla ricerca della loro giovinezza”?

Non credere che ti stia colpevolizzando, Prof, e non chiedermi scusa per qualcosa che potresti anche non aver fatto. Se mi rivolgo a te, è perché tu sei stato una presenza adulta della mia adolescenza e io sono indignata con questo mondo che è riuscito a sporcare quel ricordo di te che conservavo gelosamente; in cuor mio mi auguro  che tu non faccia parte della percentuale di pedofili, maniaci, deviati che vanno scalando queste classifiche. Ma, d’altra parte non posso chiudere gli occhi davanti a questa nuova realtà tanto schifosa. Sono delusa da quella percentuale di teste adulte, ma distorte, che vuole conquistare il mondo e vuole convincerci che l’uomo è animale e non è uomo. Sono inorridita al pensiero che una piattaforma mondiale e interattiva qual è internet, al giorno d’oggi, sia più temuta per i rischi che porta con sé, che elogiata per il bene che ha procurato. Sono spaventata, perché un giorno sarò mamma, e allora dovrò lasciare che mia figlia sieda davanti al pc, e dovrò pregare perché il mio vicino di pianerottolo, che sale tutti i giorni con mia figlia in ascensore, non sia uno di quegli adulti che oggi risultano desiderosi di “nuove emozioni”, e perciò molestano ragazzini.

Ti scrivo per testimoniare il mio sdegno davanti ad un mondo che involve, schiacciato dal progresso e dalla sete di onnipotenza; per ribellarmi a questa epidemia di follia che sta seminando diffidenza, rancori e paure; per lamentare l’assenza di quel senso di rispetto e di civiltà e di educazione che va sfumando dietro la logica della trasgressione. Stiamo distruggendo i valori dell’amore puro e dell’affetto gratuito, e li stiamo rendendo schiavi della frivolezza e dell’istinto incontrollato. Ci stiamo arrendendo alle realtà aberranti della pedofilia, della violenza, delle molestie, del sesso virtuale autoconvincendoci che tali realtà rappresentino la normalità, e dimenticando che sono, invece, distorsioni della civiltà.

Stasera non richiuderò il tuo ricordo immacolato nel mio cassetto, Prof: è il primo passo che devo fare per rimettere in discussione il mondo in cui ho vissuto, e da lì affrontare coraggiosamente il mio futuro.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.