Casa …dolce casa!

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Essere a casa. Gli americani hanno il loro modo di dire: "home sweet home". Per noi, "Casa dolce casa".

Ma noi non abbiamo la loro distinzione linguistica (correggetemi se sbaglio) tra home e house. Perché la seconda, è la casa materiale, fisica, la costruzione in sé. Mentre la prima, home, indica la casa in quanto nido che accoglie. Un po’ come il grembo di una donna incinta: quella è totalmente casa. Non è solo un rifugio di quattro pareti, mobilio, luci e gas, ma si avvale anche della presenza dell’amore. Questo è ciò che crea il nido: l’amore.

Per quello, talvolta, ci risulta difficile sentirci a casa. La casa per me è rientrare in un ambiente familiare, affettuoso, allegro, con i problemi di ogni giorno ma un tacito accordo: tranquillo, sei a casa. Puoi svegliarti storto o essere euforico d’allegria, cantare sotto la doccia o russare mentre dormi… quante cose si possono fare a casa! Certo, all’interno di certe regole: non si canta a tavola, da me era ricorrente. Gli spuntini sono vietati. Niente gelato al mattino e d’estate un gelato al giorno massimo. Orari di rientro: ne vogliamo parlare? Permessi scuciti dalle labbra di un genitore per un cinema, una festa di compleanno e i 18 del tuo migliore amico, o la festa di laurea proprio in quel locale in cui non ti hanno mai voluto mandare… La normalità di una casa. Che cosa sarebbe una casa senza regole?

E’ questo il bello di essere a casa. In qualche modo, appartieni a quel nucleo familiare, a quelle persone (se così si può dire)… con loro hai gli orari dei pasti, cerchi di coincidere, i turni per il bagno (le liti, dovrei dire?), il diritto negato o dato d’avere finalmente le chiavi di casa…

Non è un caso che a casa si stia in pantofole (io dico sempre "in ciocie"). E’ proprio l’idea di sentirsi accolti. La sensazione di rientrare dopo scuola, lezione, passeggiata con gli amici o baretto sotto casa e potersi sciogliere, essere se stessi in tutto e per tutto. Attenti: dobbiamo essere noi stessi sempre, dentro e fuori casa, altrimenti ci sarebbe falsità, forse ipocrisia. Ma sappiamo tutti che come ci conoscono a casa, non ci conoscono gli altri. Chi altri, se non tua madre, può farti trovare il tuo pranzo preferito proprio il giorno in cui sa che hai i risultati (verosimilmente pessimi) dell’ultimo scritto di chimica, che proprio non ti entra da nessuna parte, e tua madre, pur dispiaciuta, sa bene quanto ti applichi per cercare di comprendere quelle formule strane e elettroni che si scambiano e… argh!

Sentirsi a casa è poter tornare col broncio, col sorriso smagliante, pronti a fare lo scherzo peggiore della propria vita… senza farsi nessun problema. Oggi sto così: problemi? No! Perché ci si vuole bene in qualsiasi modo. Quando papà torna a casa teso per il lavoro e mugugna, e quando è talmente allegro e pagliaccio che si mette a ballare durante la cena (tanto per contraddire la regola da lui introdotta che queste cose, a tavola, NON SI FANNO!). Quando il pranzo è pronto, quando la tavola è apparecchiata, e anche quando invece sei il primo a rientrare e devi svuotare la lavastoviglie, apparecchiare, mettere l’acqua per la pasta e, morendo di fame, aspettare che gli altri rientrino per riempire lo stomaco lagnoso. Quando si litiga perché qualcuno mi ha rubato il profumo, o non si trovano i miei calzini, o dov’e il costume per andare a nuoto? Quando il cane vede bene di fare tin casa utto ciò che dovrebbe fare fuori casa e tutti si rifiutano di pulire… haha, trovate il volontario: non c’è mai!

Forse la casa, intesa come home, è l’opposto della solitudine. Non è, non dovrebbe essere almeno, il rifugio dal mondo brutto e cattivo, anche se talora può benissimo essere un ottimo rifugio dalla tempesta che dura settimane e che ti toglie qualsiasi voglia d’uscire, anche con gli amici… A casa mi sento protetto, sicuro. A casa so che posso lasciare le tensioni da parte, e rilassarmi, nel miscuglio di anima e corpo e umori e giornate strane e stramberie del proprio carattere, fregandomene del “che cosa penseranno”, perché tanto… già lo pensano! Tua madre, tuo padre, i tuoi fratelli, il cane, il pesce, il vicino di casa assillante o premuroso che sia, non ti conoscono in tutte le tue follie? La batteria che suoni a orari improbabili, la musica a palla nelle orecchie per rispetto della quiete “pubblica” ma tu intanto canti a squarciagola peraltro stonando come una campana rotta… e quante ce ne sono!

È questo il bello: a casa siamo a casa. Non siamo mai inutili. Non siamo mai di troppo. Non siamo mai infelici. Anzi, siamo sempre ben accolti, amati, apprezzati, rallegrati e consolati. La casa ci dona gioia, attraverso le persone che la rendono tale, che la rendono nido, grembo materno in cui a tutto è già stato provveduto…

La sfida è… rendere il mondo la nostra casa.