Centocinquanta sfumature di discriminazione

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Ogni estate ha il suo tormentone. Quest’anno, per variare un po’ rispetto al classico tema musicale, ci ha pensato il mondo letterario a tormentare le nostre torride e afose giornate in riva al mare. Sto parlando non di un libro, bensì di una trilogia, che riflette l’immagine di un fenomeno sociale a dir poco inquietante. Ma procediamo per gradi, perchè anche coloro che si sono distratti e si sono lasciati sfuggire questo clamoroso successo letterario possano seguire il ragionamento.
Sicuramente, se siete entrati in una libreria negli ultimi quattro mesi, vi sarete accorti di quei libri che vi occhieggiavano dall’alto dei loro scaffali dove occupavano i primi posti nelle classifiche delle vendite. E poi avrete visto le loro copertine: una cravatta, una maschera e una chiave, hanno un che di misterioso che fa pensare a un giallo, magari un po’ fantastico. E dato che ne eravate letteralmente circondati, magari avrete allungato la manina per leggerne la trama. In quel momento possono essere successe due cose: o avete fiutato una versione svampirizzata di Twilight e avete deciso che le copertine si abbinavano troppo bene a quelle della saga Meyeriana e li avete comprati tutti in una volta sola, oppure avete cortesemente riposto il libro da dove lo avevate preso sospirando per l’amarezza.

La trama
E’ proprio dalla trama che si comincia a tessere l’imbroglio dentro cui imprigionare il lettore medio. Perché la trama deve essere invitante, deve invogliare il lettore a comprare il libro circondando la narrazione con un alone di mistero. In questo caso, mi sento in dovere di aggiungere, deve illudere il lettore che succeda effettivamente qualcosa. Provate a chiedere a qualcuno che l’ha letto di che cosa parli. Oltre a scoprire il lato oscuro dei più insospettabili, vi renderete conto che non vi sanno rispondere. Il motivo è semplice: non succede assolutamente nulla. Abbiamo il prototipo della ragazza asociale, Anastasia Steele che incontra per caso il plurimiliardario Christian Grey e – come per altro accade a qualsiasi altro personaggio femminile – finisce per innamorarsene. Ma sotto l’ingannevole maschera da uomo perfetto di Mr Grey si nascondono strani gusti sessuali che il lettore ha modo di esplorare nella loro pienezza per tutto il resto della narrazione. Dopo questo accenno di azione, infatti, la trama si appiattisce diventando banale e prevedibile come un elenco della spesa. Solo che al posto di pane e uova ci sono i luoghi in cui Mr Grey si ripropone di “amare” la giovane pulzella. Anche la caratterizzazione dei personaggi è alquanto scadente: l’autrice ha fatto ricorso ai soliti stereotipi assolutamente improponibili con un’introspezione psicologica pari a zero probabilmente per non togliere spazio alle mille e uno risorse sadomaso del protagonista.
E’ un libro che parla solo di sesso, tra l’altro fraintendendone il significato. Un conto è una scena in cui un uomo e una donna si donano l’uno all’altro perché si amano, un altro è farlo per il puro piacere che provoca l’atto. Non solo, visto che il suddetto Mr Grey prova piacere nell’affliggere dolore ad altri. Come definire allora questa passione perversa? Lussuria? Perdizione? Io la chiamerei semplicemente depravazione, che lascia entrambi insoddisfatti perché è un’emozione vuota, su cui è impossibile costruire un rapporto.
Una cosa bisogna però riconoscerla all’autrice: ha riempito mille e passa pagine parlando sempre della stessa cosa. Quanti di noi sarebbero riusciti a non farsi prendere, se non dal terrore, almeno dal dubbio di risultare decisamente monotoni e privi di fantasia?

Il linguaggio
Un ruolo chiave in qualsiasi narrazione è svolto dall’utilizzo di un particolare registro linguistico. Durante il Medioevo c’era una teoria detta “teoria degli stili” che riteneva che contenuto e registro linguistico utilizzato fossero strettamente collegati. Se analizziamo il linguaggio Jamesiano in quest’ottica, ci si apre un universo immenso, in cui bisogna cercare di non perdersi. Mrs James ha infatti il dono di combinare elementi tipici di Moccia, della Meyer, dei manuali di zoologia e delle esperienze mistiche, che già presi singolarmente risultano piuttosto pesantucci ma se mescolati producono un cocktail letale. A parte il fatto che la reputazione della James sia scesa tre metri sotto terra, la simpatica scrittrice ha in comune con Moccia la figura della ragazza che non si decide a scendere dal pero neanche a morire, che vede il mondo rosa e aspetta che arrivi il principe azzurro a cambiarle la vita. Rimaneggiamenti Meyeriani li troviamo nel disperato bisogno della protagonista – tra l’altro unica narratrice – di redimere chiunque le capiti a tiro. La connessione con gli animali è poi piuttosto singolare: i protagonisti non parlano. Certo che no, sarebbe troppo banale. Loro guaiscono, ringhiano, ululano, miagolano e addirittura grugniscono. La ragazza intrattiene però vivaci dibattiti con la sua dea interiore e con la vocina della sua coscienza, che puntualmente finisce per ignorare per seguire il suo (dubbio) istinto. D’altra parte non può che essere così, altrimenti decadrebbe il potenziale potere economico del libro. Visti anche i film e le fiction che ottengono più incassi, non ci vuole un genio per concludere che il sesso attira la massa più di una sana e intelligente cultura. Peccato che seguire troppo gli istinti senza tenere conto della ragione finisce per condurci in strade decisamente corrotte. Stiamo assistendo a un vero e proprio processo di involuzione, che scommetto sta facendo rivoltare Darwin nella tomba.

Il messaggio
Ma se ho sprecato tempo e parole per descrivere questa trilogia, è stato solo per mostrarvi il messaggio nascosto che si cela tra una riga e l’altra. Un messaggio talmente sottile che si infila come un serpente nelle nostre menti senza che noi ce ne accorgiamo, che insinua il pericoloso seme della discriminazione che fa presto a germogliare e mettere radici. Dobbiamo stare molto attenti a ciò che leggiamo o ascoltiamo, perché inconsciamente questo lascia una traccia dentro di noi.
Ma veniamo al punto cruciale, perché questa non è una semplice storia di avventure. E’ una storia di morbose ossessioni, dove un uomo si sente in potere di sottomettere (e il verbo non è usato a caso) qualunque donna lui scelga. E dove, fatto ancora più grave se consideriamo che il libro è stato scritto da una signora, questa donna acconsente a non avere più un’identità, ad avere una posizione di estrema inferiorità rispetto all’individuo maschile, ad arrivare a permettergli di condizionare e manovrare ogni sua scelta.
Bisogna poi analizzare il ruolo che assume la bellezza maschile, che viene sempre accompagnata dalla ricchezza. Premesso che per l’autrice il fascino del protagonista risiede anche nel suo lato animale (vedete alla voce grugniti e poi ponetevi qualche domanda), il maschio affascinante viene sempre messo su un piedistallo. Ricco sfondato, sicuro di sè, può avere tutte le donne che vuole. E guarda a caso finisce sempre con una complessata cronica che passerà ogni singolo minuto della sua vita a chiedersi come sia possibile che abbia scelto proprio lei. Senza contare che ogni donna che viene a trovarsi nei paraggi di questo superuomo finisce per avere un mancamento e perdere ogni facoltà mentale.
Di sottofondo c’è poi il tema della violenza. C’è la psicologia della protagonista che sopporta di essere utilizzata come oggetto di sfogo, sicura che  il partner prima o poi cambierà se viene assecondato. Un atteggiamento che purtroppo si ritrova in moltissimi casi di violenza domestica ma che finisce sempre per degenerare. La signora James elogia un amore che non è altro che oscura passione, estremamente distruttivo per entrambi i componenti della coppia dal punto di vista fisico, ma soprattutto psicologico.
Giusto per non affibbiare sempre all’uomo il ruolo del cattivo della situazione, vorrei sottolineare che saghe come questa o come quella di Twilight, sono state scritte da donne e vengono lette in maggioranza da donne. Perché invece di un superuomo non c’è una superdonna, che usa e getta chiunque? Semplice, non avrebbe successo, risulterebbe subito antipatica. Ritengo sia preoccupante pensare che ci sono ragazze che si identificano nelle protagoniste, che implicitamente accettano il modello del dominatore. Forse temi come quello della discriminazione di genere e della violenza femminile andrebbero trattati più approfonditamente partendo proprio dalla quotidianità. Forse la società dovrebbe porsi come interrogativo il perché di una tale scelta di svago. E preoccuparsene.

Federica La Terza

Ogni riccio è un capriccio, un’idea e una curiosità. Il bisogno di andare oltre la superficie, oltre ciò che appare, mi ha spinto a coltivare a livello accademico il mio interesse per la scienza. Di fronte a tutto ciò che passa sotto la lente di ingrandimento della mia curiosità, cerco sempre di ricordarmi che per trovare risposte bisogna fare le giuste domande.

  • Elisa Bonaventura

    Che magnifica recensione!
    Una domanda a Federica: per parlarne, hai prima letto i libri?

    • Federicaa

      Ti ringrazio 🙂
      Beh, mi pare d’obbligo: non posso scrivere di qualcosa che non conosco. Mi ha proprio lasciato con l’amaro in bocca.

  • Contessa Adelasia

    “…un caratterino mica da ridere…” e ci credo! A giudicare da questo e altri articoli…ribelle come la sezione 😉
    Brava anche questa volta e…coraggiosa (per aver letto tutti e tre i libri nonostante tutto XD)

  • Complimenti per l’articolo. Mi è piaciuto come hai analizzato a fondo (complimenti per il coraggio) questa trilogia di sfumature patetiche che vanno nel sessismo e nell’elogio degli stereotipi. E dire che ci sono tante donne che vorrebbero questo tipo di uomo e di rapporto, no grazie, preferisco un ragazzo reale e che mi ami nel profondo senza l’ausilio delle manette e che non mi tratti come un’oggetto. Se vi interessa c’è anche una ragazza che ha fatto le recensioni di questi libri ed è buffa da morire =) http://m.youtube.com/watch?feature=relmfu&v=Z2YFtctKmgw#/watch?feature=relmfu&v=Z2YFtctKmgw

  • Ilaria T.

    Complimenti per l’articolo e per aver avuto il coraggio di leggere questi “libri”. Mi è piaciuta molto la tua recensione.
    Io appena ho visto la copertina ho avuto una brutta sensazione, leggendo il titolo poi la cosa è peggiorata…quando ho iniziato poi a leggere le prime righe della trama dentro di me ho pensato “Un libro scritto a tavolino per fare soldi”. E ho riposato il libro vicino a tutte le altri copie.
    E’ davvero triste sapere che ci sono donne che leggono e gradiscono questi libri, ancora più triste e vedere donne disposte a scrivere certe cose. Ma sono solo 50 sfumature di grigio…ecco il grigio è il colore adatto a chi si accontenta di vivere in quel modo. Alle altre donne e uomini rimangono (e non è poco!) le infinite sfumature dei colori dell’amore vero e delle cose belle della vita. 😉

  • Interessante, mi ri-conferma ulteriormente nel proposito di non leggerlo. Però non sono d’accordo con il paragone a Twilight. La saga della Meyer non è impeccabile, ma è zeppa di buoni messaggi, soprattutto (motivo per cui mi permetto quest’osservazione proprio qui) sul sesso. Da questo punto di vista è una mosca bianca nel panorama odierno!
    Ps: nel sottolineare la “sottomissione” è perché hai letto l’ottima Miriano e hai notato l’enorme differenza nell’uso del termine? 🙂

    • Chiara Stroppolo

      Quando le donne rifiutano la “sottomissione” buona, si tormentano e finiscono per cercare quella non buona. Perché in fin dei conti a una donna piace essere “di qualcuno”, è nel nostro dna. Con buona pace delle femministe.

    • Federicaa

      L’ottima Miriano è una delle letture che mi attendono da troppo tempo e ho riservato per queste vacanze 😉
      Rispetto la tua tesi ma credo di non avere colto questi buoni messaggi dalla saga di Twilight. Non capisco bene a cosa ti riferisci.