Che cosa conta di più per me?

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A volte la vita mi obbliga a dei pit-stop. Sarà la stanchezza, l’accumulo emotivo di cose, una reazione di rabbia, un momento di tristezza o una difficoltà materiale… In quei momenti facilmente la testa se ne parte coi suoi pensieri, e si rifugia in qualche luogo isolato a riflettere. Spesso le riflessioni nascono anche dai discorsi che si fanno con gli amici, dalle materie di studio che suscitano particolare interesse, dai momenti di distrazione che si condividono.

Così ti rendi conto di quanto siano diverse le persone tra loro. Tu, io, ognuno di noi ha una forma mentis sua propria, ha dei valori, ha delle idee e delle méte, ha certe speranze e passioni, crede in alcune cose e non in altre. E quando si arriva a parlare di cose magari più serie o impegnative, si capisce bene anche come ognuno si ponga di fronte alla vita.

Mi ha colpito molto scoprire quanta diversità ci sia tra me e alcuni amici… Perché nella vita bisogna studiare e lavorare e realizzarsi nel lavoro, ma io, personalmente, non credo questo sia il fine ultimo della vita, da “coronare” poi con dei “di più” eventuali quali possono essere un affetto, una famiglia, gli svaghi. Come si può vivere chiusi in un libro? Amo i libri, ma più di essi amo le persone e forse questo mi ha portato a studiare medicina. Amo la medicina e voglio laurearmi presto, ma vi sono state situazioni che hanno bloccato la mia “carriera universitaria” che ora sta affannosamente cercando di superare la crisi. So che gli studi, nella mia circostanza, devono essere la priorità praticamente su tutto, perché devo recuperare il tempo che non reputo perso, ma “investito” in cause di forza maggiore che mi hanno tenuta ferma e impedito di progredire verso la laurea… ma so anche che non posso vivere di soli studi.

Continuo ad amare le persone. Continuo a pormi delle piccole e grandi mète nella vita, quotidiane. Voglio laurearmi, voglio diventare medico, voglio poter stare vicino a chi soffre per aiutarlo, per capire che male lo affligge e cercare di lenire la sua paura e la sua sofferenza – perché chi sta male, e in ospedale lo si nota subito, va dal medico quasi con un atteggiamento di inferiorità, affidandosi alle sue mani e alla sua conoscenza in maniera molto umile, mostrando tutta la limitatezza umana che è propria di ognuno di noi. Ma quando siamo in forma, i limiti non li sentiamo, non li vediamo, li ignoriamo, ci passiamo sopra. Quando invece stiamo male siamo messi di fronte alla nostra limitatezza, alle nostre imperfezioni, ai nostri difetti, al nostro dipendere dagli altri – e c’è molto “materiale” da scoprire a riguardo…

Così continuo a chiedermi, in questi giorni: cosa conta di più per me? Certo, siamo a maggio e ho davanti una sessione d’esami terribile, contando che devo ancora concludere le lezioni e i tirocini, e voglio dare il massimo perché è il mio dovere, per ridare finalmente un po’ di soddisfazione anche ai miei genitori che mi sono stati accanto anche nella difficoltà e nel momento “improduttivo” a livello di studi, voglio avvicinare la mèta della laurea e so che la mia vita deve girare attorno agli studi e al futuro lavoro, che tuttavia devo costruire con il presente.

Ma non posso fare di questo un assoluto, non come alcuni credono che sia. Il lavoro non viene prima di tutto e tutti. Un 30 e lode non è il mio primo obiettivo. Fare 8 esami di medicina in 3 mesi non è ciò cui miro – perché crollerei per una crisi di nervi come minimo, perché è disumano e praticamente impossibile, tranne a pochi eletti particolarmente intelligenti e dediti allo studio anima e corpo, cui io non appartengo.

Io voglio conciliare lo studio con ciò su cui baso la mia vita. E su cosa baso la mia vita? Perché me lo chiedo spesso, nei momenti di rifugio della mia mente nei pensieri, e mi chiedo su cosa basino la propria vita le altre persone.

In questi giorni ho riflettuto molto sull’uomo, forse in maniera un po’ troppo generale, eppure l’ho fatto. E’ vero, siamo proprio fatti per agire, per realizzarci nelle cose. E’ ovvio che lo studio e il lavoro ci diano delle soddisfazioni che altrove non troviamo, e servono per costruire l’intero cammino della nostra vita. Ma io continuo a mettere prima le persone. Se vogliamo fare una citazione biblica – permettetemela – Dio ha creato l’uomo ut operaretur. Perché facesse, perché avesse le mani sporche sempre, perché faticasse e sudasse per guadagnarsi da vivere…! Ma prima ancora, sono passati 7 giorni. Sette interi giorni di Creazione, in cui Dio creava, gratuitamente, liberamente, per amore Puro, e vedeva “che era cosa buona”. Ogni particolare del creato è stato Amato da Dio profondamente, voluto liberamente, e così ognuno di noi, ciascuna dei 6 miliardi di persone che popolano questa terra attualmente, e i miliardi che la popolarono in passato e tutti quelli che verranno. Dio ha pensato ad ognuno, personalmente a te e a me, mentre ti e mi creava, e lo faceva per Amore. Per Amore e basta. Sapendo che poteva essere ripudiato, rinnegato, maltrattato, addirittura ignorato e trattato con indifferenza. Ma Lui non ha smesso di amare per questo. E nell’amore, ha costruito, ha creato, ha lavorato.

Vorrei poter prendere esempio, e cercare di costruire, oggi, il mio domani, un po’ come ha fatto Dio. Vorrei chiederGli aiuto per riuscire a farlo. Per non fissarmi negli obiettivi fini a se stessi – esame: 30 e lode – ma sapere che quello è un obiettivo intermedio, che mi serve per poter, nel mio specifico caso, acquisire conoscenze fondamentali per, nel lavoro che farò, poter essere più efficiente nell’aiutare il paziente che verrà a me. Ma io voglio alla base di tutto l’amore.

Se devo chiudermi in casa quest’estate per cercare di darne 6 di quegli 8 esami che ho (tra cui 2 arretrati, per questo sono così tanti e tutti grossi), lo farò. Già non ho previsto vacanze, già ho detto a tutti che non assicuro la mia presenza né qui né lì per andare a distrarci. Sì, avrò qualche momento di riposo, ma sarà qualche giorno, fine. Ho tanto lavoro da fare, ma lo farò perché ho tanto da amare. Lo farò perché è un gesto di amore e gratitudine verso i miei genitori, verso chi mi ha dato questa opportunità, è una manifestazione di rispetto nei confronti di colui o colei che, quando sarò laureata, verrà a me fidandosi di me e del mio percorso fatto per essere qualificata ad ascoltare il suo problema, cercare di capire quale sia e tentare addirittura di curarlo. E’ un gesto di rispetto e amore nei miei confronti e nei confronti di chi crede in me e mi è amico, perché per loro anche voglio che il mio futuro si faccia presente e si vada materializzando nelle piccole cose. Lo devo a tanti, e non lo devo a nessuno se non al fatto che sono libera di farlo, perché mi piace, perché lo desidero, perché attraverso questi studi, questi mesi, qualche giornata al mare che mi perderò e tanta stanchezza che già ho accumulato e accumulerò… …sono disposta a donarmi, nella mia vita, nella mia esistenza, per fare qualcosa di più.

Non miro a fare 8 esami, a recuperare in quattro e quattr’otto gli esami indietro, ad essere la più brava del mio corso e farmi notare e lodare o ancor peggio invidiare dai “colleghi”. Non mi interessa. Chi mi conosce, sa quanto so, sa quanto mi dedico agli studi, sa anche che difficoltà ho passato e perché sono rimasta indietro, e conosce la lotta che metto ogni giorno per tentare di ricominciare meglio e con più forze.
Ma se dovessi farlo per lo studio di per sé… probabilmente mi starei laureando ora. Avrei chiuso la mia vita a tante cose belle, a tante possibilità di crescita umana, a tante cose che ho imparato essendo stata forzata ad affrontare i miei limiti, le mie imperfezioni, i miei difetti, ed essere non medico ma paziente, dipendente da qualcuno che sapeva più e meglio di me, lasciando fare agli altri senza decidere io.

La mia vita vorrei fosse come il sole che carezza dolcemente il mare. Lì mi commuovo, lì vedo la vera vita. Lì vedo la mia felicità. Voglio continuare a crescere, voglio affrontare oggi e domani con gioia e intraprendenza, dare il massimo, e domani dare più di oggi, e costruire, mattone per mattone, ciò che sarà “Domani”, quello sconosciuto signore che ci fa tanta paura.
Se lo faccio perché amo la vita e le persone e sono grata a tutto ciò che ricevo e che non merito, quel Signor Domani mette meno paura, e io sono semplicemente più felice.