Che fantastica storia è la vita… Parola di Antonio!

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Poco fa, mentre stavo aprendo il computer per scrivere qualcosa, mi è arrivata una chiamata: mi chiedevano di scrivere su un argomento prolife. Ho iniziato subito a cercare notizie su internet: mamme coraggiose che danno la vita per far nascere i figli, storie a lieto fine e tanto altro. Niente di tutto questo, però, oggi mi ispirava, preso come ero dal fare il mio solito predicozzo su qualcosa che mi aveva colpito di recente (che poi chissà se esiste qualcuno che va avanti dopo le prime tre righe). Mentre cercavo, mi è venuta in mente una notizia che può permettermi di salvare capra e cavoli: mi era stato chiesto di parlare di vita, io invece vi parlerò di morte.

Tranquillizzo subito il pubblico dicendo che non racconterò di macabre uccisioni, come va di moda nei media, ma come mio solito racconterò una storia “normale” (sempre che ci sia qualcosa di normale nel morire, ma questa non è la sede adatta per parlarne).
Qualche giorno fa mi ero imbattuto in un reportage pubblicato su “El Mundo”, uno dei principali quotidiani di Madrid, che raccontava la storia di Antonio Segura:  69 anni, una moglie, figli e nipoti, e un tumore che lo ha portato in breve tempo alla morte.
Quando ho letto il titolo dell’articolo sinceramente ero passato oltre, perché ovviamente non è piacevole sentir parlare della morte di qualcuno; pensavo che fosse la solita storia lacrimevole di chi muore in un ospedale in un pianto generale, consolandosi col pensiero di un ipotetico mondo migliore che verrà dopo. Invece mi sbagliavo.

Antonio Segura, infatti, quando scopre la “macchiolina”  (così lui chiama il tumore)  inizia subito le cure, ma non si fa convincere da quello che gli raccontano i medici, lui non vuole essere consolato, lui vuole sapere cosa davvero succede al suo corpo; dunque mette con le spalle al muro medici e familiari, che vorrebbero addolcire l’atroce verità che per lui non c’è cura, che la chemioterapia non può nulla contro quel male che divora il suo corpo, e allora decide che può soltanto aspettare di morire cercando di diminuire il dolore con piccole quantità di morfina. Ma queste quantità di morfina Antonio vuole che siano veramente piccole, alcuni giorni rinuncia alle dosi nonostante i dolori perché, ed è questo che mi ha scioccato, vuole essere cosciente, lui vuole morire cosciente,  vuole vivere fino in fondo la pur brevissima vita che gli resta e lo vuole fare coscientemente, per scelta.
La sua camera di ospedale allora si trasforma in una camera di vita, una vita normale per quanto le condizioni lo permettano, la moglie e i figli sempre al suo fianco, i nipotini tanto amati con cui gioca, (Antonio dice che diventare nonno è stato come rinascere) e poi gli amici, compresi quelli conosciuti in ospedale, e ancora il giornalista Pedro Simon a cui Antonio, nonostante le difficoltà, decide di raccontare la sua vita.
E poi legge, sta finendo l’ultimo libro sulla vita della Regina Elisabetta di Castiglia e ci scherza pure su, che forse non riuscirà a finirlo, e quando il giornalista lo lascia dicendo “ci vediamo lunedì” lui, senza nessuna tristezza, risponde dicendo di chiamare prima perché non sa se lunedì sarà ancora in vita.

Quello che mi ha colpito di tutta questa storia è la ferma voglia di vivere di Antonio, una voglia di vivere lucidamente, consapevole della dura realtà di dover morire di lì a poco, e tuttavia senza paura: “Ho scelto di non isolarmi; e invece, di godere di tutto e di tutti: della famiglia, degli amici, di questa chiacchierata… Terminata la giornata, sono stanco di vivere. Ma sto meglio che mai. Non ho nessun rammarico. Ho molta pace.” E la pace è una costante nella vita di Antonio, una pace che nasce dal godersi la vita nel senso più pieno del termine, che non significa sprecarla o “ammazzare” il tempo, ma approfittare di ogni attimo che ci è concesso per godere delle persone che ci stanno vicine, del compagno di scuola, della fidanzata, dei genitori, ma anche, come dice Antonio, “di questo sole e di questi alberi”.

Antonio secondo me ha capito tutto della vita, ha capito che il tempo è breve e che dobbiamo sfruttarlo tutto, e che l’essenziale è godere di ogni istante, e non chiudersi pensando ad un futuro ipotetico paradiso. Antonio ci crede al Paradiso, però crede anche che questo paradiso o inizia qui su questa terra o non inizierà mai.
Cosa dice dunque questo anziano malato terminale a un giovane come me e te di 19, 20, 25 anni? Secondo me tantissimo, ed è per questo che ho deciso di raccontare la sua storia qui su Cogito et Volo, perché noi ragazzi che abbiamo tanto tempo a disposizione spesso tendiamo a non goderne, a buttarlo via, a sprecarlo e spesso anche a distruggerlo e ad accorciarlo, o a lasciarlo passare senza goderne. Antonio invece ci insegna che il nostro tempo è prezioso e ne dobbiamo godere al massimo, godere di tutto, e soprattutto amare, amare gli amici, i genitori, i parenti, la fidanzata, il nostro paese, la bellezza, la natura, la politica, lo sport, le passioni, tutto quanto, e vivere tutto questo di gusto.
Forse se pensassimo di più come lui tutto sarebbe più bello e non sprecheremmo il nostro tempo a litigare, o a farci del male, forse non avremmo il coraggio di trattare male nessuno sapendo che il nostro tempo è veramente limitato; non come gli asceti di un tempo ossessionati dal memento mori (ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai!) no, assolutamente no, e ancora no! -bensì convinti del fatto che il tempo che abbiamo a disposizione per amare e gioire sulla terra è limitato e dobbiamo usarlo tutto quanto senza perderne nemmeno una goccia.

Antonio è morto lo scorso 23 novembre, e sono certo che adesso si trova nel paradiso in cui credeva; e ne sono certo per un solo motivo, perché lui quel paradiso lo aveva già vissuto sulla terra con la moglie, i figli, i nipoti, gli amici e con tutti quelli che lo hanno circondato. Al suo funerale nessuno piangeva, perché Antonio ha amato tutti ed è morto “senza rammarichi”.

Mi piace tantissimo camminare immerso nella natura e usare le mie mani per dare forma a quel che c'è dentro la mia testa. Ho una passione per tutto ciò che esiste di bello e quindi per la mia Sicilia. Sono laureato in Scienze Storiche e non mi fermo mai davanti alle apparenze ma le scavalco per guardare oltre cercando di far vivere e diffondere la verità intorno a me. Da grande mi piacerebbe fare il giornalista o l'artigiano e il mio grande desiderio è formare una famiglia!