Ché perder tempo a chi più sa più spiace

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Quante volte ci sarà capitato di guardarci alle spalle a fine di una lunga giornata dovendo constatare di non aver concluso assolutamente niente? Eppure, eravamo partiti con le migliori intenzioni… Ma niente: ci ritroviamo con un nulla di fatto, aria, possibilità d’azione sfuggiteci definitivamente dalle mani senza poter far ritorno. Abbiamo solo perso tempo.

La saggezza popolare ci mette in guardia dicendo: “Il tempo è denaro!”. Il tempo è denaro…. Non sarà un po’ riduttivo? Certa gente pensa che il proverbio sia più che sufficiente a rendere l’idea dell’importanza dell’oggetto: e nei fatti è indiscutibilmente vero che chi dissipa con leggerezza le proprie giornate rinuncia a opportunità di guadagno. Ma non basta. Perdendo tempo noi non rinunciamo solo a Denaro; perdiamo Vita, possibilità di lasciare una traccia in questo mondo, di plasmare la nostra esistenza.

Spesso ci scherniamo vilmente, accusando le nostre eccessive occupazioni. E’ vero, ciascuno conduce una vita più o meno affaccendata; ciononostante, chiunque di noi, se ben analizza le proprie giornate, potrà accorgersi di piccole “faglie” attraverso le quali passano, goccia dopo goccia, a volte anche a grossi fiotti, ore ed ore della nostra esistenza.
La vita che abbiamo ricevuto non è affatto breve, siamo noi a renderla tale” perché “viviamo solo una piccola parte della nostra vita”. Sono parole che contengono al loro interno una verità così sottile e tagliente da turbare in profondità chi le legge.
Spesso, non viviamo, ma ci “lasciamo vivere”; acconsentiamo che il tortuoso flusso dei nostri sentimenti momentanei, della nostra comodità, ci guidi lungo la nostra giornata, rendendoci schiavi di noi stessi, impedendoci di fare quel che vorremmo fare. E’ una sensazione angosciante: per essere liberi non basta dipendere solo da noi stessi; è necessario, se così si può dire, affrancarci da noi stessi.

Il tempo è quanto di più prezioso ci è stato dato. Andrei ancora oltre: il tempo è tutto ciò che ci è stato dato. Il resto infatti (le nostre decisioni, le nostre aspirazioni, i nostri desideri, le nostre azioni) sono come i colori che vanno a riempire la tavola, di per sé bianca, dei secondi, dei minuti, delle ore della nostra vita. Spesso non ci accorgiamo del “patrimonio” che sperperiamo in ozio, o in attività inutili (di cui spesso, tra l’altro, siamo costretti a pentirci).
Certo, ciò non significa che dovremmo vivere in una continua angoscia, senza concederci un po’ di riposo (all’apparenza improduttivo). Non è possibile segnare una linea guida a cui attenersi (né un tale proposito rientra lontanamente nelle mie intenzioni). Ognuno, secondo la propria personalità, dovrà prendere le determinate precauzioni. In generale, è la nostra stessa coscienza a guidarci lungo il cammino, lasciandoci in bocca un certo sapore amaro, un certo senso d’insoddisfazione allorché facciamo (o non facciamo) un qualcosa che era in nostro dovere.

La Letteratura, contemporanea e non, è costellata di esortazioni che spingono al buon uso del tempo. Da ciò deriva che l’uomo ha sempre avuto a che fare con questo problema e che questo sia causato, non tanto dalle condizioni esterne, quanto dall’uomo stesso. Infatti, cambia la società, cambiano i tempi, cambiano le idee, ma l’uomo, nel suo intimo, rimane sempre lo stesso: l’uomo non può fare a meno dell’uomo; se lo porta sempre dietro.

Non ci resta che impegnarci, spronati dal sapiente verso dantesco: “ché perder tempo a chi più sa più spiace”

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.