Chi bella vuole apparire un poco deve morire: il caso Vlada Dzyuba

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Vlada Dzyuba, modella russa di 14 anni morta di sfruttamento, di pretese, di aspettative

Chi bella vuole apparire un poco deve soffrire”.

C’è chi questo detto non lo ascolta affatto, mostrando totale noncuranza verso l’opinione che la società ha di lui, e poi c’è chi ne fa il proprio motto di vita, o meglio di morte.

E’ il caso di Vlada Dzyuba, aspirante modella russa di soli 14 anni, che si è spenta il 27 ottobre 2017 a causa dei ritmi disumani a cui la teneva incatenata l’azienda cinese con cui aveva stipulato un contratto. La ragazzina, secondo la ricostruzione delle indagini, sarebbe morta in seguito ad una meningite cronica aggravata da un esaurimento fisico dovuto agli orari sfiancanti a cui il lavoro la sottoponeva.
Il contratto con l’azienda di Shangai prevedeva, sulla carta, che  lavorasse soltanto 3 ore, quando in realtà veniva obbligata a sfilare per 13. Inoltre, durante il periodo di tempo in cui soffriva per il malessere procuratole dalla meningite non si sarebbe recata dal medico, perché l’azienda non le aveva concesso l’assicurazione sanitaria che le spettava di diritto.Dai comunicati stampa che hanno riportato la vicenda, è possibile carpire diverse informazioni su di lei: bellissima, alta 1.80 m, sana come un pesce. Una ragazza come tante, piena di voglia di vivere.

Aveva lasciato la scuola dell’obbligo per dedicarsi alla carriera di modella. Ma era davvero questo il suo sogno? La ragazzina aveva dichiarato al sito online 59.ru di Perm’ -la sua città negli Urali centrali:

«Mia madre voleva che diventassi una modella e a dodici anni mi ha iscritta a una scuola specializzata. Il corso era meraviglioso, erano tutti gentili. Ho fatto la mia prima sfilata a Taiwan e sono anche stata alla settimana della moda in Cina. Ora mi trovo a Shanghai e voglio andare avanti, sfilare per marchi sempre più importanti, aprire spettacoli famosi».

Negli ultimi giorni di vita aveva confidato alla madre di sentirsi estremamente stanca, di voler soltanto dormire, e la donna aveva fatto di tutto per raggiungerla in tempo, invano però.
Come si può morire a 14 anni per inseguire una chimera, un miraggio? Com’è possibile che una ragazzina che scoppia di salute muoia prosciugata dall’altrui avidità?

Siamo costantemente bombardati da pregiudizi, stereotipi, aspettative, canoni da seguire. Maniaci del controllo, influenzati costantemente dai mass media, a scuola, tra amici e persino in famiglia. Ma la crudeltà di questo sistema passa in secondo piano di fronte a quella del mondo del lavoro, specialmente quando coinvolge i più piccoli.

Quello che riguarda Vlada Dzyuba non è certo il primo caso di sfruttamento minorile: il fenomeno riguarda in percentuale diversa quasi tutti i paesi del mondo e migliaia di bambini e ragazzi, ed è il tema cardine attorno a cui ruota l’argomentazione di Flavia Piccinni nel libro “Bellissime”, che indaga il sottobosco della moda infantile e delle baby miss.

Lo sfruttamento minorile è padre di effetti negativi come una precoce adultizzazione, che priva i piccoli della possibilità di vivere la propria fanciullezza- un diritto inalienabile riconosciuto dall’ONU nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

In un mondo che già di per sé ruota intorno alla scorza e all’apparenza, il campo del fashion esalta spesso tanti disvalori, come lo stereotipo della donna-oggetto, che a sua volta induce ad ipersessualizzazione e strumentalizzazione, che possono sfociare nella violenza di genere. All’oscurità dei riflettori vengono ingabbiati i sogni dei bambini, trasformati in vere e proprie cash machine oppresse dalle aspettative degli adulti.

Smettiamola di dare alle bambine spazzole per capelli: per avere una testa bella diamo loro dei libri! Non perché non si prendano cura del loro aspetto, ma perché prima di tutto pensino alla propria anima.

Rossella Azzara

Sono una studentessa universitaria con la passione per la scrittura e la lettura, il cibo, la natura e tutto quello che ha a che fare con l'arte: dalla fotografia al disegno, alla scultura e all'architettura. Mi piace mettermi in gioco, scoprire nuove cose, ma soprattutto mi piace passare il tempo con persone che mi influenzino positivamente.