Chi c’è dall’altra parte?

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“Pronto?”

“Buonasera sono Giulia di ***

(inserite il nome di un’ azienda, associazione o compagnia telefonica a vostra scelta) la chiamo per sapere se lei è interessato a questa nuova offerta..”

“tu,tu,tu…”
“Pronto? E’ ancora lì?…”

Quante volte ci siamo trovati nei panni del destinatario della chiamata? Quante volte (magari disturbati nel bel mezzo di un’avvincente partita con la playstation o durante la replica della nostra soap opera preferita) abbiamo dato il benservito a tutti quegli operatori telefonici che, guarda caso, telefonano sempre all’ora di pranzo per essere certi di trovare la gente in casa e ti intrattengono con le loro “offerte super-vantaggiose”, facendo raffreddare la tua pasta? Non facciamo gli ipocriti! Nonostante sia palese espressione di ineducazione, lo abbiamo fatto tutti! Perché quel giorno eravamo nervosi, perché aspettavamo una telefonata importante invece dell’ennesima offerta o semplicemente perché, a volte, questi individui sono davvero irritanti e insistenti.

L’ altro giorno, ad esempio, mi è capitata una cosa del genere. Dopo aver risposto in malo modo all’operatrice di turno, però, mi sono detta: “E se mi fossi trovata io al suo posto? Se ogni giorno dovessi ascoltare valanghe di scuse che non reggono affatto, continui rifiuti o direttamente un telefono sbattuto in faccia, come mi sentirei?”. Non deve essere una bella sensazione. E’ stato proprio allora che mi è venuto in mente l’argomento di questo articolo.
Dubito che chiunque lo leggerà, sentirà nascere dentro di sé quell’edera rampicante detta anche “senso di colpa” per tutte le volte che non ha mostrato molto “savoir faire” nel rispondere agli operatori telefonici; o che ha detto peste e corna di quei maledetti call center, ma magari può far riflettere. Può far riflettere il fatto che ognuno di noi sceglie, per amore o per necessità, la sua professione: lo hanno fatto anche loro. Mettiamola così: se tu fossi un avvocato, come ti sentiresti se nessuno volesse assumerti per la sua difesa? Come ti sentiresti se nessuno ti considerasse come un vero lavoratore? In fin dei conti è la stessa cosa: se tu fossi un operatore telefonico, un avvocato o un insegnante suppongo che ti farebbe piacere essere rispettato in quanto lavoratore.

Il rispetto è ciò di cui noi priviamo queste persone, le quali ogni volta che compongono un numero probabilmente sperano dentro di sé, mentre ascoltano il telefono squillare, che quella persona sia in casa e che si trovi nello stato d’animo di volerli ascoltare. E’ anche vero che gli operatori dei call center a volte possono irritare soprattutto quando insistono, chiamandoti più volte, fino a farti temere addirittura di alzare la cornetta: “E se fossero ancora quelli lì?”, ci ritroviamo a pensare prima di rispondere. In questo caso l’ edera (di cui ho parlato poco fa) svanisce all’ istante e l’ irritazione prende il suo posto.

Francamente dubito che Giulia (ogni riferimento a cose e/o persone è puramente casuale) di 892424 possa davvero risolvere i miei problemi in un batter d’occhio come nella simpatica pubblicità, senza spillarmi via un mucchio di soldi. Ammetto che queste persone possano mettere a dura prova la nostra parte irascibile, ma se non siamo interessati all’ultimissima ed imperdibile offerta, sarebbe meglio rifiutare gentilmente senza lasciare che dalla nostra bocca escano gli insulti più coloriti.
Mi rivolgo a voi cari operatori telefonici: se state leggendo questo articolo, sappiate che se dico: "No guardi, non sono interessata all’offerta", significa che davvero non sono interessata alle vostre proposte commerciali! Senza rancore… ovviamente!:)

Cogitoetvolo