Chi decide fin dove può arrivare la libertà di espressione?

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Non è la prima volta che siamo costretti a dover osservare il mondo islamico in febbrile agitazione, irrequieto e disposto a sconvolgere l’intero assetto socio-politico pur di vendicare l’irrispettoso trattamento riservato al profeta Maometto. Già nel 2006 si erano creati consistenti focolai di protesta  a seguito delle vignette che dissacravano la religione islamica, o ancor prima, nel 2004, a destare scalpore fu l’uccisione operata da un fanatico islamico ai danni del regista Van Gogh, colpevole della pubblicazione dell’irriverente cortometraggio  Submission (Sottomissione) .

Adesso la rivista satirica francese Charlie Hebdo, con la pubblicazione di una serie di immagini osé raffiguranti proprio Maometto, decide di gettare ulteriore nocivo combustibile sull’ardente fuoco innescato nei giorni precedenti. Una nuova pubblicazione che non promette altro se non  un’ulteriore spirale di violenza, già scaturita  a partire dall’apparizione di pochi giorni fa su You Tube del grottesco cortometraggio americano sulla figura di Maometto, e che ha portato, sull’onda dell’aspra protesta che ne è sgorgata, al tragico assassinio dell’ambasciatore statunitense Chris Stevens.

Un gesto quindi, quello della rivista francese,  che appare ancora più incosciente perché evidentemente finalizzato a soffiare su un già pericoloso incendio che sarebbe stato saggio sedare sin dal principio.

Ma evidentemente, la posta in gioco è troppo alta per far sì che ci si fermi davanti a suggerimenti dettati dal semplice buonsenso. E’ già di per sé un dato interessante, e incontestabile, che la rivista francese, proprio grazie al brusio mediatico scoppiato, abbia raddoppiato la sua tiratura. Temi spinosi entrano in gioco e rendono la questione ancora più delicata, mentre ognuna delle controparti pone sul piatto della bilancia i propri “inalienabili” diritti. Da una parte, il mondo islamico con la sua pretesa (comprensibile) che sia portato il giusto rispetto alla propria divinità; dall’ altra, il libertino mondo occidentale che si gloria della propria indiscussa – guai a chi osi arginarla! – libertà d’espressione.  Le immagini incriminate sono già abbastanza scandalose secondo le categorie di pensiero occidentali; ma ancor di più risultano indegne agli occhi di una religione che non permette neppure la raffigurazione della divinità.

Diritto e Libertà: due frammenti di un’unica medaglia, il Rispetto, che non riescono a combaciare in questa vicenda, forse proprio perchè nessuno delle due parti e è disposta a cedere alle proprie spigolosità e ad armonizzarsi con la controparte.

E probabilmente le cose stanno proprio in questo modo: come spesso accade, nessuno ha pienamente torto, e nessuno ha pienamente ragione (certamente, un quadro veritiero  se si prendono in considerazione le reciproche e poco concilianti reazioni). Eccessiva è certamente la risposta attuata – e quella ancora più terribile minacciata- da parte del mondo musulmano (seppur evidenti appaiano i segni del ruolo giocato dal fondamentalismo islamico, molto abile in simili occasioni ad incanalare i malumori popolari); ma altrettanto incomprensibile è la volontà imperterrita di offendere le credenze proprie di un popolo. Una irrisione del piano divino che tuttavia non ha come unico obiettivo la religione coranica, scagliandosi similmente contro tutte le principali religioni mondiali, ma che  trova spesso una fin troppo accondiscendente rassegnazione.

Il problema sollevato, quindi, non è limitato all’attualità del fatto, ma lo “trascende”, ponendo l’opinione pubblica di fronte a diversi interrogativi di non facile soluzione, ma che certamente si ripresenteranno in futuro. In che modo possono convivere Diritto e Libertà? Quale è la sottile linea di confine che li separa? Quando l’esaltazione di uno di questi aspetti può compromettere il rispetto altrui?

Studente del terzo anno di Lettere Classiche. Innamorato della natura, della letteratura e di tutto il bello che l’uomo ha creato, crea e – speriamo – creerà.

  • Re Settimo

    Mi piace questo articolo…ottima tesi..

  • AnimaePartus

    Sono d’accordo, Francesco. Ho visto il trailer del film e non mi sono meravigliato che il regista avesse dei trascorsi nel cinema porno. Ho visto le vignette e mi sono imbarazzato per la loro volgarità. Ci barrichiamo dietro una presunta “libertà d’espressione” (dicono che esista, ma a me sembra più che altro “diritto dei poteri forti di controllare i mezzi di informazione”) invece di cercare un dialogo, sia pure quasi impossibile. E’ vero, c’è poco da parlare con dei pazzi scalmanati come quelli, ma di sicuro non andremo tanto lontano pensando che loro si agitino “solo” per delle vignette: un’analisi politica e storica seria potrebbe mettere in luce problemi e responsabilità. Chi ha sollevato questo risveglio del fondamentalismo? Le vignette o la brama di dominio e di conquista di certi Paesi nel corso del ‘900 e all’inizio del nuovo millennio? L’Islam in quanto tale o la sua degenerazione patologica? Si tratta di una patologia ovvia e, per così dire, connaturata, o di una casuale incrinazione?

  • Marina Persico

    Bell’articolo su cui riflettere…l’interrogativo che pone Francesco me lo sono posto anche io in questi giorni e sono arrivata ad una conclusione, forse banale, anzi sicuramente banale, e per questo vi chiedo scusa. Sono cattolica praticante e molte volte mi ritrovo a lavorare con gente che non si pone per nulla il problema che le bestemmie possano offendere oltre che Dio anche chi crede in Dio, e davanti a questa guerra che mi ritrovo a combattere ogni giorno la mia risposta è quella di riparare alle bestemmie, a volte in cuor mio, a volte anche ad alta voce. Ma soprattutto per provocare certa gente, rispondo anche che sono fortunati ad avere una collega cattolica e non musulmana altrimenti la reazione sarebbe sicuramente diversa! Non dimentichiamoci che proprio al festival di Venezia è stato presentato un film in cui ha scioccato la scena di sesso con il crocifisso…non mi sembra affatto che il mondo cattolico abbia mosso un dito o abbia pensato ad un gesto terroristico…cosa differenzia quindi, la religione cristiana da quella islamica, La religione cristiana è basata sulla carità, sull’Amore…vi consiglio a tal proposito il libro scritto da Magdi Allam Cristiano in cui viene spiegato in modo dettagliato la religione islamica. Ovviamente con questo non voglio dire che allora viva la libertà di oltraggiare la religione islamica, assolutamente no la rispetto tantissimo, ma mi son voluta soffermare sull’atteggiamento di risposta.
    Buona continuazione a tutti.

  • Jessica C.

    Bell’articolo. Personalmente ho visto i 14 minuti di quel “film” ed è una trashata pazzesca: mi chiedo come possano una schifezza di film e vignette orride fare scatenare tutta questa violenza. Fortunatamente ho visto delle foto e delle “twittate” in cui molte persone musulmane (di tendenza moderata) hanno dimostrato di avere molto più giudizio di certi fondamentalisti chiedendo scusa per queste ondate di violenza e hanno rivolto le loro condoglianze per l’ambasciatore americano ucciso. Chi può decidere dove può arrivare la libertà di espressione?!? C’è la legge che lo determina con il reato di diffamazione e di calunnia, c’è il rispetto che incomincia a essere insegnato dalle mura domestiche, c’è il buonsenso di dire “Ok non devo andare più il là perché posso far del male con le mie opinioni ad altri…”. Però molti (come la rivista francese citata nell’articolo e il film) non sembrano comprendere il concetto di rispetto: non perché non ci debba essere la satira, ma perché la Fede (detto da un’agnostica) è un valore troppo personale e profondo per essere deriso da dei cerebrolesi (girano dei rumors riguardanti il film: si direbbe che le comparse siano state ingannate perché il contratto diceva che il film riguardava tutt’altra trama e non un film trash su Maometto). Da un’altra parte bisognerebbe avere un po’ più di elasticità mentale e comprendere che certe volte bisogna anche ignorare i “colpi bassi” di certa gente.