Chi sono i nostri punti di riferimento?

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Tutti abbiamo bisogno di qualcuno di cui fidarci, di un esempio da seguire.

La mia è una classica famiglia siciliana. Devota a santa Rosalia, alle cassate, al mare e, soprattutto, a Falcone e Borsellino.
In casa, come una qualsiasi icona religiosa, è ben visibile una fotografia dei due magistrati sorridenti in un momento di confidenza: proprio come due persone normali. Oggi, invece, sono divenuti simbolo della lotta alla mafia, sono emblema della legalità. Molti giovani siciliani (e non) crescono con l’idea che questi due uomini fossero degli eroi. In realtà stavano solo lavorando. Certo, il loro era un lavoro particolare, ma era un lavoro.
Il mestiere del magistrato oggi è ben svolto da una personalità come quella di Nino Di Matteo, anch’egli uomo simbolo di un’antimafia che non vuole essere soltanto di facciata.
E, anche nel suo caso, tanti sono i giovani che ne seguono con apprensione il destino, che si rivolgono ad egli con un rispetto dovuto solitamente ai santi e ai martiri.

Ma essere coraggiosi è l’unico criterio per poter essere considerati rispettabili? I nostri punti di riferimento sono soltanto i magistrati?
Mi sono posto diverse volte questo interrogativo. Non conosco abbastanza me stesso se non so chi voglio essere, a chi mi ispiro, chi mi piace e a chi affiderei ciò che di più importante esiste.
Sono dubbi folli, ma leciti.

La nostra è una società tenuta in piedi da personalità che non hanno il vero consenso della gente. La politica ha perso il rispetto di chi, ormai, crede che sia tutto un continuo declino verso l’oblio più assoluto.
Di chi si fida la gente? Della TV? Di internet? Di chi propone facili soluzioni? O dei cartomanti che dicono solo ciò che il cliente vuole sentirsi dire? Quanto è bello avere ragione?
Forse è questo il motivo che ci porta a non credere più a nessuno. Siamo chiusi dentro sfere di cristallo, sintonizzati su una radio che è quella che piace a noi.

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.
cit. Bertolt Brecht

E siamo punto e d’accapo. Fermi in una solitudine senza ritorno.
Sono proprio questi i momenti in cui c’è bisogno di un punto di riferimento, di una stella polare alla quale attaccarsi. Perché siamo egoisti, pecore senza pastore. Siamo un gregge che non sa dove andare.
Ed allora sfogliamo la margherita dei martiri.

“Papa Giovanni Paolo II. Che bello che era.
Ma anche Papa Francesco mi piace. Dice cose belle. Offre messaggi di speranza e amore”

Ma sono soltanto delle belle parole da ascoltare? Le belle parole devono essere trasformate in fatti, altrimenti sono soltanto onde sonore inascoltate. E da qui nasce la vera riflessione. Chi sono coloro che fungono davvero da esempio? Gli attori, mi viene da pensare, i vip, le fashion blogger. Lo spettacolo come ostentazione della bellezza e di valori assolutamente commerciabili.
Ma, in una classica famiglia siciliana, i valori non negoziabili sono altri: sono il rispetto, il coraggio, la fratellanza, l’intraprendenza.

A questo punto, mi torna in mente Roberto Lipari, sopraffino comico siculo, che in un monologo ripeteva il concetto del fare attraverso una splendida favola. Un modo, il suo, per insegnare che le parole devono essere seguite da fatti, gli esempi migliori sono quelli di coloro che arrivano fino in fondo ad un obiettivo.
E sappiamo bene che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma saper navigare è il massimo per chi oggi cerca un punto di riferimento e domani vorrà diventarlo per qualcun’altro.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.