Chi toglie forza alle forze dell’ordine?

0

Mi sento preso per i fondelli. Credo che qualcuno stia giocando con la mia intelligenza.
E con la tua.
Non so chi sia questo qualcuno. Potrebbe essere un politico, un giornalista, un rivoluzionario … Quello che so è che sfrutta gli organi d’informazione per destabilizzare una popolazione priva di certezze ed alla ricerca di migliori condizioni di vita.
Il popolo è arrivato all’apice della sopportazione. Non vuole più essere succube di decisioni prese da una classe politica che ormai ha perso credibilità. I lavoratori, i disoccupati, gli studenti scendono in piazza per urlare il proprio dissenso.
Ed è qui che interviene il nostro qualcuno!

Adesso provo a ragionare per assurdo.
E se qualcuno stesse facendo il possibile per provocare una grossa rivolta popolare?
La politica sta cercando di riformarsi affinché la situazione possa migliore. Ma se qualcuno non credendo a questo cambiamento volesse alimentare un fuoco contro lo Stato, cosa dovrebbe fare? Potrebbe indebolirne le difese per risultare più pericoloso al momento dell’attacco. Screditandolo crea diffidenza agli occhi del popolo che si irrita e gli va contro.
Sembra che io stia descrivendo un videogame di strategia militare. Forse sto esagerando con l’assurdo. Ma un tasto lo voglio toccare.

Sono convinto che vi sia un forte accanimento contro le forze dell’ordine. Negli ultimi tempi si sta cercando di metterne in discussione il ruolo e l’affidabilità.
La polizia nasce come organo di salvaguardia per la collettività e per lo Stato. Deve garantire l’ordine pubblico mediante il rispetto delle leggi.
Ultimamente, però, i moderni paladini della giustizia stanno perdendo credibilità e la fiducia della gente diminuisce. Mi ricorda la situazione della Chiesa. I preti sono uomini buoni che si dedicano alla diffusione di un messaggio d’amore. Purtroppo esistono anche le mele marce che, attraverso azioni schifose e indegne, danneggiano il nome di un intero gruppo di brave persone.
Più o meno questo è quello che sta accadendo ai poliziotti. Per molti sono solo violenti schiavi del denaro e pupi sorretti dalle forze al vertice che eseguono ordini senza pensare.
Ma i poliziotti scelgono di indossare quella divisa e rischiano la vita. Conoscono il loro dovere e il loro destino. Sanno che gli ordini sono finalizzati al bene comune.
E alcuni fatti di cronaca che vedono esponenti delle forze armate come protagonisti negativi peggiorano il tutto. I poliziotti assumono la stessa posizione dei preti: per pochi delinquenti un intero corpo di polizia diventa inaffidabile e corrotto.
Ma affinché questa visione delle cose possa essere condivisa dai più è necessario che qualcuno racconti queste storie di orrori ed errori. E qui entrano in gioco gli organi d’informazione.

Perché un giornalista dovrebbe scrivere contro la polizia? Forse qualcuno gli dice che se lo fa, diventa l’autore dello scoop del giorno.
In un paese molto instabile, è pericoloso alimentare il fuoco dell’odio verso coloro che devono avere cura di noi e del nostro quieto vivere.
Non è consigliabile raccontare di una banda di poliziotti che, vestiti da Finanzieri, compivano furti nelle ville di Roma.
La gente non si fida più se gli racconti di veri militari delle Fiamme Gialle che, fingendo controlli fiscali, estorcono denaro ai cittadini per non rovinare la loro attività commerciale.
Notizie di questo genere sono delle vere e proprie bombe a mano se lasciate in mano a discreti giornalisti. Giusto punire un militare che compie un reato. La legge è uguale per tutti. Ma non è necessario che determinate notizie siano date in pasto ad un popolo abituato a giudicare troppo spesso solo dopo aver letto un titolo o aver sentito una notizia priva di fonti.

Le notizie tragiche vengono persino sfruttate per ottenere qualcosa. È il caso dell’omicidio-suicidio di Torino. Un agente di Polizia Penitenziaria prima ha ucciso un collega e poi si è sparato all’interno del carcere. Sembra che il delitto sia stato compiuto per vendetta in seguito ad un provvedimento disciplinare, ma molti hanno attribuito il gesto dell’agente ad una precaria situazione delle carceri. I problemi ci sono, ma non si può far leva notizie del genere per risolverli. Ma al peggio non c’è mai fine.
Bisogna essere ingenui o proprio cattivi per mandare in onda, nel 2014, una trasmissione di cronaca che parla della morte di un detenuto del carcere di Livorno, avvenuta nel 2003, proprio qualche giorno dopo l’omicidio-suicidio di Torino. La storia racconta del detenuto M. Lonzi, ritrovato morto con 8 costole rotte e diverse ferite al volto ma ufficialmente deceduto per infarto. La P. Penitenziaria è stata accusata di aver commesso il delitto. Gli atti hanno confermato la morte per infarto ma il dubbio, alla madre del detenuto, è sempre restato. Se i poliziotti hanno sbagliato è giusto che paghino. Il punto non è questo. Il punto è che si è arrivati a strumentalizzare una notizia lontana nel tempo per chissà quali scopi.
Cosa pensa un comune telespettatore che si ritrova, nel giro di pochi giorni, ad assistere a fatti di cronaca di una certa rilevanza nei quali la Penitenziaria è protagonista negativa? Lo spettatore perde fiducia, si indegna e deduce che i problemi che attanagliano le forze dell’ordine causano danni di grave entità.

È proprio questo ciò che sta succedendo. I nostri protettori perdono la fiducia del popolo. Qualcuno sarà contento. Sta ottenendo quello che vuole. La gente ha paura e pensa di essere protetta da gente inaffidabile e violenta.
Ci sono tantissimi episodi che dimostrano come l’opinione comune stia prendendo questa direzione ma credo basti citare gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine durante le proteste di piazza.
I manifestanti, per quello che raccontano, vengono aggrediti senza motivo dalla Polizia. Ma che guadagno può avere la Polizia nel picchiare la gente senza motivo? La Polizia scende in piazza per spaccare ossa e procurare ematomi?
In Val di Susa invece i poliziotti divengono maniaci sessuali: manganellano e toccano le ragazze nelle parti intime. La Polizia come la Chiesa.
Polizia nemica è il pensiero di molti. Polizia nemica è l’obiettivo di qualcuno.

Tutta questa situazione fa perdere forza e credibilità alle forze dell’ordine. Ne abbiamo esempio da ciò che è accaduto tempo fa a Taranto. I Carabinieri avevano arrestato dei ladri di rame, ma non potevano immaginare che le famiglie dei ragazzi si sarebbero presentate a recriminare i loro parenti con la violenza. In pochi minuti la caserma è stata presa d’assalto da uomini e donne che non accettavano l’arresto dei figli, fratelli, cugini … I militari dell’Arma si sono dovuti rinchiudere dentro ad attendere l’arrivo di rinforzi. Così l’immagine dei Carabinieri è stata sminuita, indebolita. Come il resto delle forze armate.
E poi cos’altro accade? Le notizie vengono interpretate a convenienza. Per esempio durante recenti manifestazioni di piazza i poliziotti sono stati applauditi dalla folla per essersi tolti i caschi di protezione poiché il gesto è stato inteso come segno di solidarietà nei confronti dei protestanti. Ma le motivazioni erano altre. Evidentemente è sembrato più comodo dire che anche la Polizia vuole ribellarsi al sistema.

La povera gente, già tartassata da varie parti, è indotta da qualcuno a immaginare le forze dell’ordine come un insieme di militari corrotti, stupidi, violenti ma deboli e succubi del denaro. E i giornalisti fanno il gioco di qualcuno. Se parlarne male fa notizia, ben venga lo scandalo della caserma di S.Parolisi, ben venga la morte di G.Sandri, ben vengano quei fatti, già orribili di per se, che fanno arricchire i giornalisti.
Qualcuno è in agguato e sta manipolando l’informazione, rovinando l’immagine delle forze dell’ordine. L’ipotesi della rivoluzione sarà anche da videogame ma ha una sua logica.
Povero quel poliziotto, che prendendo al volo un bambino di 3 anni caduto dal balcone, diventa un eroe solamente per qualche giorno. La notizia non piace a qualcuno. Meglio farla durare poco.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.