Chiamami col tuo nome

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Un film che non si lascia intrappolare da nessuno stereotipo, di nessun “genere”.

Quando mi hanno chiesto come fosse questo film ho istantaneamente risposto che è un film silenzioso. Non deve, non vuole fare rumore, perché ogni discorso su temi delicati che faccia troppo rumore diventa un luogo comune, un’opportunità di sensibilizzazione sprecata.

Chiamami col tuo nome è l’ultimo film della “Trilogia del desiderio” di Luca Guadagnino, preceduto da Io sono l’amore (2009) e A Bigger Splash (2015), e liberamente ispirato all’omonimo libro Call me by your name di André Aciman.

E’ la storia di Elio (Timothée Chalamet, candidato all’Oscar come miglior attore), e Oliver (Armie Hammer), il primo un ragazzo, il secondo un uomo, che nell’estate del 1983 si innamorano e si scoprono a vicenda.

Guadagnino stesso ha dichiarato di voler evitare che l’impressione fosse quella di un film “gay”, e ci riesce appieno in una pellicola scorrevole, placida, priva di quell’esasperazione americana di cui il precedente regista James Ivory avrebbe voluto caricarla aumentando le scene di nudi. Una scelta che sarebbe stata più furba, che avrebbe creato più scalpore? Certo, ma che avrebbe anche fatto perdere in qualità.

Invece la trama fluisce tranquillamente come il fiume sotto casa di Elio, ed esattamente come quel fiume è il luogo in cui sotto la luce del sole due persone dello stesso sesso sperimentano la loro prima, forte ed autentica passione. La grande maturità del regista e del giovane Chamalet è l’interpretazione di questa storia d’amore con la genuinità che il pubblico si sarebbe aspettato dal racconto di una relazione eterosessuale. Un film che vuole dire a quanti di noi si accompagnano troppo spesso al bigottismo: guardali, sono persone che si amano, e basta.Anzi, oltre a questo vuole dire qualcos’altro, di più profondo: ti ricordi? Ad ognuno seduto sulle poltrone del cinema vuole dire: ti ricordi? Ed anche a quelli che lo piratano barbaramente sui siti di streaming, o lo vedranno un giorno in tv: ti ricordi? Ricordi di quella volta in cui il sentimento ha posseduto ogni singola fibra del tuo corpo e non facevi altro che sperare, desiderare, rinnegare e poi ricadere nel pensiero di quella speranza, di quel desiderio? Ti ricordi quando finalmente hai ottenuto quel bacio e avresti voluto gridarlo al mondo ma non hai potuto perché il mondo ha orecchie troppo chiuse troppo distratte per ascoltare una felicità autentica senza giudicarla?

Chiamami col tuo nome: identificami con la copia migliore di te stesso, un’estensione spazio-temporale della tuaesistenza. Vedimi con gli occhi di un essere umano che guarda un altro essere umano e sarò per te uno specchio, per cui la bellezza che riesci a trovare in me è proporzionale alla tua.
Un film che non si lascia intrappolare da nessuno stereotipo, di nessun “genere”.

Rinunciamo a tanto di noi per guarire più in fretta del dovuto che finiamo in bancarotta a trent’anni, e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa… che spreco! Ricordati: cuore e corpo ci vengono dati una volta sola. La maggior parte di noi vive come se avesse a disposizione due vite: la vita temporanea e quella definitiva, più tutte quelle che stanno in mezzo. Invece di vita ce n’è una sola, e prima che tu te ne accorga ti ritrovi col cuore esausto, e arriva un momento in cui nessuno lo guarda più, il tuo corpo, e tantomeno vuole avvicinarglisi. Adesso soffri: non invidio il dolore in sé, ma te lo invidio questo dolore.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.