C’ho l’ANSIA!

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Perché la mia generazione vive di affanni, di attesa delle “gioie”?

– C’ho l’ansia!504e07e3894dee46371ebbf59ea75e58
– Ma di che?
– C’ho l’ansia.
– E perché?

Tutto è iniziato qualche settimana fa. Stanca e stufa di avere la mia home di facebook invasa di frasi come “Sono una ragazza ansia e sapone” o “Quando Dio distribuiva l’ansia, io ero in fila già dalla sera prima per paura di arrivare in ritardo”, mi sono chiesta: perché? Perché la mia generazione vive di affanni, di attesa delle “gioie”?

– Perché, scusa, tu l’ansia non ce l’hai?
– Non lo so! A te cosa mette ansia?
– …tutto!

Il mio intento allora è diventato professionale. Ho cercato umilmente di comprendere cosa ci stesse accadendo, ho lasciato la penna da giornalista e preso la lente dell’investigatore, creando e proponendo un sondaggio a tema. L’entusiasmo, manco a dirlo, è stato incredibile.

Ho ricevuto i miei 100 sondati in un batter d’occhio (o meglio, ho dovuto attendere un poco: che ansia!) tra i 12 e i 20 anni, escludendo i più grandi per focalizzarmi meglio sui giovanissimi (ma certi ultraventenni hanno manifestato la loro invidia: erano ansiogeni anche loro!).

Il 76% ha indicato la simagescuola come luogo in cui si sente maggiormente sotto pressione, a seguire i più quotati sono i luoghi pubblici e l’ambito sentimentale, “disagiante” per il 28% di loro; amici e famiglia sono agli ultimi posti, per fortuna. L’espressione “ho l’ansia” è usata quotidianamente dal 40% .

Al gioco dei perché ho sempre miseramente perso, e quindi, quando ho domandato il motivo di tanta inquietudine, mi hanno risposto perlopiù “Che c’entra, l’ansia è uno stile di vita!”, terminando con un “oh, mi stai mettendo ansia con tutte queste domande!”.

Ma l’ansia esiste e ha mille nomi: il proprio, per cominciare (così risponde il 54%), poi quello dei professori, dei compagni, persino del dietologo (6%),  del futuro, del lavoro. Si respira un clima di afflizione generale, quello della generazione nata indebitata  negli anni del terrorismo e della giungla mediatica, attorniata dall’incoerenza degli adulti, dall’assurdità delle proposte televisive, costretta a scegliere “liberamente” e forzata in tutti i campi a dare risposte adeguate.

Quando è nata esattamenb92ffc1ba06a38af2b1c33c623030a45te la moda della rassegnazione da condividere online? Forse l’avanguardista è stato Stefano Guerrera, il creatore della pagina facebook Se i quadri potessero parlare, che, reinterpretando il dipinto “Allegoria della pazienza” di Carlo Dolci, ci piazzò sopra, nel suo stile, la scritta “Mai ‘na gioia“. Prima di allora il web si era lasciato perlopiù annoiare
dalle eccessive esibizioni di disperazione scenica, ma adesso era avvenuto il miracolo: preoccupazioni e patemi erano diventati comici, condivisibili.

Il fiume delle angosce poteva essere liberato in tranquillità e nella pubblica accettazione, ed ecco scoppiare gli argini e venirne fuori gli ipocondriaci digitali, quelli che le ansie non le hanno per davvero, ma fa sempre ridere vantarne qualcuna. Poi ci sono i preventivamente preoccupati, quelli che per il sì o per il no si fanno venire il panico. I nuovi Leopardi convinti che sia tutto inutile. Quelli che sorridono, non si sa se perché sono sani come pesci o per nascondere i mille dilemmi; e infine chi vede la propria quotidianità come una sfida continua tra ansie e gioie, e nell’attesa dei risultati, vive in ansia senza mai una gioia.

Con questa scusa ci siamo consolati a vicenda, e in tal senso l’ansia è diventata anche l’antidoto. Ci siamo assurdamente avvicinati, compresi, e abbiamo così elaborato il lutto delle certezze. Finiremo forse nei libri di storia, saranno i nuovi giovani ad analizzarci e a chiedersi cosa avessimo, faranno indagini più accurate delle mie e troveranno cause geopolitiche nella società dello stress. Avranno più difficoltà di me, che vivo adesso, a definire e motivare, a rispondere alla grande domanda.

Cos’è successo alla mia generazione? Perché ha il muso lungo? Ma no, ride. Ride del suo tener sempre il muso lungo.

 

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Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.