Ci vuole vita per amare la vita

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4° classificato del concorso Una storia per la vita – 2012

 

Strano quanto ci si possa sentire soli, in mezzo alla gente. A volte ci sono giorni così, mi sento sola. Mi sento isolata, come ci fosse una parete tra me e gli altri; tra me e tutto. In questi giorni tutto diventa pesante, noioso. E allora cosa faccio? Scappo; corro. Si, perché quando corro non penso a niente, a nessuno. Tutto sparisce, ci sono solo io e l’aria sulla mia faccia. Mi fa stare bene, mi sento libera, mi sento viva.

Già, viva. Magari è strano ma, a diciassette anni, è difficile sentirsi vivi. “Spesso il male di vivere ho incontrato”, unica poesia che abbia davvero capito in quattro anni di liceo. A volte fa male vivere. Fa male quando mi chiedo cosa voglio fare nella vita e non ho risposta, quando passo le giornate davanti al computer e poi mi accorgo di aver buttato tempo, quando passo sei ore di apatia tra i banchi di scuola e mi chiedo se in futuro mi servirà averlo fatto. Ogni giorno uguale a quello precedente. Senza mai nulla di nuovo. Senza mai qualcosa che mi faccia dire “Ecco, vale la pena vivere anche se a volte fa male.”

Oggi è un giorno così, uguale a ieri e a domani; monotono. Ma di una monotonia ancor più opprimente, più grigia. Sono incinta. Da un mese, e nessuno lo sa, solo io. Il massimo? Non so chi è il padre. Non ho il coraggio di parlarne con altri. Non con gli amici, mi giudicherebbero. Non con i miei, non capirebbero e non oso pensare cosa succederebbe. E’ un mio segreto, è il mio segreto. Vive dentro me, ma vivendo mi sta pian piano consumando. A volte mi sveglio la notte e ci penso, mentre piango. Voglio scappare, devo scappare. Voglio abortire. Non so vivere da sola, figuriamoci in due.

“I care, mi sta a cuore”; era il motto di un sacerdote, innamorato dei ragazzi e della vita… Ultima ora del sabato, religione. Momento perfetto per non pensare a nulla. Perché poi la faccio? Boh. Io e l’amico lassù non siamo mai andati tanto d’accordo.

-“E tu Elena? Sei innamorata della vita?” Io? Ma perché lo chiede a me? Salvatore; con un nome così poteva insegnare solo religione. Però è simpatico, un po’ troppo convinto di quello che dice, ma simpatico.

-“No prof, non amo la vita. Perché stanca, perché non è sempre bella; perché è difficile. Che problemi ha chi ama la vita? Nessuno. Cosa ne sa dei nostri casini? Niente. E poi..” il suono della campanella mi copre. Mentre esco la voce del prof mi raggiunge.

-“Elena, un secondo, aspetta”. Mi fermo. Ma adesso cosa vuole? Predica stile catechismo? “Tieni”; mi lascia tra le mani un foglietto e se va. Strano forte.

Mentre scendo le scale guardo il biglietto “La vita è un opportunità, coglila. La vita è bellezza, ammirala. La vita è una beatitudine, assaporala. La vita è un sogno, fanne realtà…Madre Teresa”. Mi blocco, leggo e rileggo quelle parole. Per la prima volta qualcuno mi sta ascoltando davvero, ascolta le domande che ho dentro, ascolta le mie lacrime cadere; la parte di me che nessuno vede e conosce. Quella più profonda e buia, quella più vera. Torno a casa a piedi, guardando le nuvole. E mi accorgo di non averle mai viste; sì, le guardavo, ma non le vedevo. Guardare e vedere sono cose diverse. Si guarda con gli occhi ma per vedere serve anche il cuore. Come diceva la volpe al piccolo principe: “L’essenziale è invisibile agli occhi”.

Com’è vero, e me ne accorgo solo ora, quante cose ho dato per scontante e scontate non erano, anzi.

-“Ciao, sono a casa” mi aspetto la fatidica domanda quotidiana, che immancabilmente arriva

-“Com’è andata oggi a scuola? Qualche voto?” Per mia madre la mia giornata è in funzione della scuola, mai una domanda su come sto, non so, potrebbe dire “Sei felice?A cosa pensi?”. No, mai. Forse ha paura delle risposte, forse non si accorge cos’è importante per me. Vorrei urlarle addosso tutta la mia rabbia, tutto il mio dolore; tutto. Ma non lo faccio, come sempre. Mi tengo dentro quel tutto e rispondo come lei si aspetta.

-“Come al solito” ci sono centinaia di parole non dette, lacrime non versate, emozioni non vissute. Passo il pomeriggio ammazzando il tempo; quando non si sa come riempirlo, come viverlo, si tenta di ucciderlo.

La notte mi sveglio di nuovo, ma senza angoscia, senza paura. Solo con delle parole che mi non lasciano più prendere sonno “La vita è…” Cosa mi sta succedendo? Come può una cosa così semplice come una frase segnare così tanto in profondità? Non lo so… non voglio saperlo. Ma mi sono fatta segnare. E devo capire se è una cosa positiva oppure no. Però una cosa l’ho decisa; domani voglio parlare con il prof di religione; non so perché ma sono sicura che possa capirmi, che possa aiutarmi.

Ecco, non ho chiuso occhio ieri notte, ma adesso lo sto per fare, lo voglio fare. Devo dirlo a qualcuno, forse così sarà meno pesante sopportarlo.

– “Prof, scusi, ha un secondo… volevo parlarle di una cosa”. Andiamo nel laboratorio di chimica, mentre parlo fisso la tavola periodica; vorrei entrarci dentro, scomparire. Ma non funziona.

Quando finisco di parlare resta il silenzio, assordante, rumoroso. Alzo gli occhi e incontro i suoi, sorride. Sorride? “Sai, avevo capito che qualcosa non andava. E non guardarmi così, non è che siamo stupidi noi prof eh. Sono felice che tu abbia voluto confidarti con me. Elena, non devi avere paura. La tua vita è un dono di Dio, e anche il tuo bambino lo sarà, Dio..”

Non ce la faccio “Dio? Cosa c’entra Dio con me? Non è lui ad essere incinta, non è lui che deve abortire. Non è lui che ha i miei problemi. Lasciamolo stare, anche se esistesse di certo non si preoccupa di me… ancora silenzio, forse ho sbagliato a parlarne con lui. Forse anche lui non può capire.

-“Hai ragione”. Come? Ho ragione?

-“Hai ragione. Ma tu ti sei mai preoccupata di Lui? Hai mai pensato a ringraziarlo? Elena, tu vivi, hai il mondo, hai il sole, hai il cielo; hai tutto. Chi ti ha dato questo tutto? Hai detto che non ti piace la tua vita. Bene, cambiala. Sei libera di farlo, e solo tu puoi farlo. E perché? Perché Dio ti ha lasciato libera. Ti fai delle domande e non ne trovi la risposta? Chi credi che abbia fatto nascere quelle domande? Puoi stare li, e continuare a fartele, chiedendoti quali possono essere le risposte; senza mai trovarle. Oppure puoi vivere le risposte. Oppure la risposta può essere la tua vita.”

Lo guardo fisso negli occhi, e mi ci perdo. Sono occhi che parlano, che credono in quello che le labbra dicono, sono occhi veri. Occhi vivi.

-“Avevo pochi più anni di te, ero in macchina con un amico. Tornavamo a casa dopo una vacanza. Lui non è più arrivato. Un camion ci venne addosso, io me la cavai con qualche graffio. Lui no. Mi chiedevo che senso avesse la vita, perché io fossi ancora qui e lui no. Perché tutto è così fragile? Ti senti eterno, forte…e un secondo dopo sei morto, non sei più nulla. Perché? Perché Dio permette questo? Non avevo risposte, solo domande. Le riposte non le ho trovate, le ho vissute. Ho creduto nella Vita e ora vivo ringraziando per ogni istante. Vivo riempiendo il mio tempo. Amo la vita perché mi è stata donata. Vivo anche per quel mio amico che non può più, mi stupisco delle cose più piccole, di quelle a cui nessuno fa caso. Anche quelle sono uniche. Non buttare via la tua vita, non buttarti via. Così facendo fai del male al mondo. Non negare a tuo figlio le gioie della vita, non negargli le tristezze e la forza di superarle, non negargli di vedere la luce del sole e di ridere, guardando il cielo. Non farlo. Se lo fai sei debole, sei vuota..” .

Qualcosa nasce in me,mi sento diversa, mi sento… viva.

-”Non sono debole.”

-“Allora dimostralo. La vita è una lotta, vivila. Vincila.”

Non vedo più, non sento più. Lo abbraccio, chiudo gli occhi; e per la prima volta lascio scorrere in me ogni emozione, per la prima volta vivo. Non è stato facile, ma la vita non è facile. Ci vuole coraggio per amarla, ci vuole coraggio per essere felici. Mia figlia ha cinque mesi, si chiama Nadia. Nadia significa speranza. E la speranza nasce dalle difficoltà, ma non muore mai, non può essere soffocata. Perché la speranza è vita.

 

 Autore: Giacomo Tamborini

Cogitoetvolo