Cime tempestose

0

Quanti di noi al solo sentire il titolo Cime Tempestose hanno pensato ad una storia d’amore tra una ragazzina viziata e ad un uomo estremamente cattivo e, per farla breve,  si sono sentiti invadere da una noia mortale, concludendo che si trattava di un romanzo da porre nella lista dei “libri che non leggerò mai”? Per lo meno, questo è quello che è capitato a me prima di leggerlo.
Ma proprio per la novità della trama questo libro è interessante. Non è il solito romanzo d’amore, la solita love story sdolcinata fino all’eccesso, traboccante di parole dolci, con il solito lieto fine. No, Cime tempestoseè un libro controverso, “brutale e cupo”, come lo definì la critica del tempo, ma la critica dimenticò di parlare del genio, della capacità di esplorare l’animo umano,  che una donna di solo ventisette anni era riuscita a dimostrare scrivendo  quelle pagine.

Ma andiamo con ordine.

L’autrice Emily Bronte, sotto lo pseudonimo di Ellis Bell, narra nella sua opera la triste vicenda di una famiglia, gli Earnshaw, della quale fanno parte i due protagonisti Catherine ed Heathcliff, che coinvolgerà in seguito anche la famiglia dei Linton. Con l’abile espediente di un racconto nel racconto, tecnica che non lascia spazio alla narrazione minuziosa ma che lascia molto alla fantasia del lettore, si viene a conoscenza del passato del proprietario di Cime Tempestose, il signor Heathcliff. Egli era infatti un trovatello, accolto da un uomo, il signor Earnshaw che lo crebbe e gli volle molto bene, quasi più dei suoi veri figli, Catherine ed Hindley. Mentre con la prima Heathcliff instaurò un rapporto di amicizia con Hindley  non avvenne la stessa cosa. Dopo la morte del signor Earnshaw, Hindley assunse il ruolo di capo famiglia e non perse certo occasione di torturare il fratellastro il quale tuttavia vedeva il suo primario conforto in Catherine, tanto che pian piano questa amicizia si trasformerà in amore. Tuttavia Catherine, sebbene ricambiasse questo amore, spiega ad Ellen Dean (la fedele cameriera nonché narratrice),  è costretta a scegliere di sposare Edgar Linton piuttosto che Heathcliff perché con quest’ultimo non avrebbe potuto avere alcun futuro. Heatcliff, alla notizia, fugge e si fa vivo solo qualche anno dopo misteriosamente arricchito, istruito e molto più raffinato nei modi. Ma Catherine è già sposata e in lui si scatena uno spietato sentimento di vendetta, una valvola distruttiva che crescerà maggiormente quando l’amata morirà. Il suo odio si incentrerà allora sulla moglie, Isabella, sorella di Edgar Linton, che aveva sposato per vendetta nei confronti di quest’ ultimo, sul figlio di Hindley, Hareton, che aveva istruito affinchè odiasse il padre e aveva reso un incallito “imprecatore” , sul proprio figlio, Linton, che gli ricordava tanto nell’ aspetto Edgar e, infine sulla figlia di Edgar e Catherine, Cathy, che nulla aveva preso dei difetti della madre se non la testardaggine. Ma un lieto fine c’è e lo si ha con la morte di Heathcliff che finalmente può ricongiungersi spiritualmente all’amata Catherine, e con il matrimonio di Cathy e di Hareton (l’unico che piangerà per la perdita di Heathcliff) che rappresentano Catherine ed Heatcliff in positivo e determinano, quasi in maniera ciclica, la fine delle sventure delle due famiglie.

Ma allora cosa c’è di originale in questo romanzo? Il rendere protagonisti due personaggi estremamente negativi (Heathcliff e Catherine), l’atmosfera cupa e negativa che tiene sempre in tensione il lettore, il quale si aspetta, ma invano, che in questi personaggi debba avvenire una sorta di pentimento, un cambiamento. In  Heathcliff, in realtà, una sorta di cambiamento c’è, ma in negativo: da vittima diventa carnefice, e da qui in poi la sua indole rimarrà sempre la stessa, fino alla fine; un personaggio malvagio, crudele, vendicativo, quasi la personificazione del male, senza scrupoli né pentimenti. E quando alla fine pare che stia per pentirsi, il cambiamento che avviene in lui non è altro che una sorta di stanchezza, di incapacità nel trarre soddisfazione dal male che prodiga, seguita da una strana felicità, probabilmente dettata dall’avvicinarsi della morte, in realtà desiderata, vagheggiata sin dal giorno in cui il suo unico amore scomparve, un desiderio che però veniva superato in intensità dalla volontà di distruzione, annientamento, se non altro psicologico, di coloro che giudicava la causa delle sue sventure e della morte di Catherine.

Dall’altro lato vediamo che il tema principale è l’amore, si tratta però di  un amore malato, perverso e, principalmente, irrealizzato. E’ realmente l’amore che tutto muove a tessere le fila della distruzione e ad esserne la principale causa. E’ sempre l’amore a fare esplodere Heathcliff. Cosa sarebbe successo se Catherine e Heathcliff si fossero sposati, se si fosse coronato il loro amore?

Ma, come in ossequio ad un principio di giustizia superiore, di riparazione del danno, l’ amore negato di Heathcliff e Catherine, trova  compimento, dopo la morte dei protagonisti, nel matrimonio dei loro eredi: Hareton  (perché allevato e plasmato da Heathcliff) e Cathy.

E’ questa nuova visione della vita e dell’amore a rendere originale il romanzo, a porlo fuori da ogni standard, a renderlo un classico. Perché un classico non passa di moda, in qualunque luogo o tempo lo si legga ti attira e ti invita a riflettere sulla natura umana, sulla finalità dell’azione umana, sulla ricerca costante di un suo “centro di gravità” e ,invitandoti a queste riflessioni, da il via ad un vortice di pensieri che non cessa mai, perché, malgrado la visione finale (positiva o negativa che sia) possa cambiare a seconda del singolo,  siamo noi l’umanità, noi l’oggetto della riflessione,  qualcosa di concreto, palpabile, in apparenza semplice,  ma così pieno di profondità e diversità da non dare mai soddisfazioni alle ricerche. Un classico non dovrebbe lasciare il vuoto in chi lo legge.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Cime tempestose
Autore: Emily Brönte
Genere: Classici
Editore: Newton Compton
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 320
Cogitoetvolo