Cogitiamo con la Costituzione: art. 2

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L’art. 2 ha l’ambizione di riconoscere e garantire l’esistenza di una società di individui liberi, padroni dei propri diritti e responsabili dei propri doveri.

Siamo tutti abituati a vedere in tv, o sui libri, le foto degli immensi cortei del periodo fascista: centinaia di uomini omologati, con lo stesso abbigliamento, con lo stesso modo di muoversi, schierati in modo innaturale, osannanti un’ideologia che li voleva tutti totalizzati in un tutto. Non c’era spazio per la voce fuori dal coro: il coro era uno, e tale doveva rimanere.

Con questa immagine in mente, leggiamo l’articolo 2 della nostra, ribelle, Costituzione: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale». “Uomo”, “diritti”, “personalità”, “solidarietà”. Sono parole che oggi ci sembrano familiari, ma che nel 1948 rappresentavano la reazione a quei cori totalizzanti, che avevano così fortemente segnato le coscienze e avevano tentato, in tutti i modi, di appiattirle. La Costituzione, invece, assegna il primato all’individuo, padrone di se stesso, portatore di una sfera di diritti che gli vengono «riconosciuti e garantiti». Che differenza c’è tra riconoscere e garantire? Riconoscere significa che tu, uomo, hai quel diritto e io, Stato, te lo riconosco, m’inchino alla tua persona e al suo corredo di diritti; garantire significa che io, Stato, devo impegnarmi per permettere a te, uomo, di vivere a pieno quel diritto.

Non c’è più spazio per lo Stato-padrone, e c’è spazio per la voce fuori dal coro. Anzi, non c’è più un coro, ci sono tante magnifiche voci soliste: ognuna di esse dà voce ad un diritto diverso, spesso imprevedibile. Qui sta un’altra manifestazione della grandezza dell’art 2: pensate, infatti, a cosa sarebbe successo se la Costituzione si fosse limitata ad elencare un numero tassativo di diritti. Sarebbe accaduto che, nel 1948, tutti gli individui fossero tutelati in pieno, ma, nel 1950, 1970, 1990 molti di questi individui non trovassero più tutela in essa. Perché? Perché i diritti non possono essere considerati in modo statico. Essi sono in continuo divenire, perché la società, il loro substrato naturale, è in continuo divenire. Immaginate di volere recintare un grande vulcano. Oggi la vostra recinzione è perfetta, ma domani, non appena il signor vulcano avrà dato spettacolo, essa non riuscirà più a contenerlo, perché si sarà allargato. Lo stesso avviene con i diritti: la tutela dell’ambiente, il diritto all’abitazione, il riconoscimento della vita del nascituro, la tutela della privacy non trovano espressa menzione in Costituzione eppure sono tutelati, proprio grazie all’art 2, che, quando parla genericamente di diritti inviolabili, diventa una valvola aperta, disposta ad accogliere il divenire.

Ritorniamo alla nostra immagine iniziale del corteo fascista: non c’è spazio per le idee, per il carattere. Devi dire questo, fare quest’altro, pensarla così. Poi arriva l’articolo 2 e parla di «personalità» che si sviluppa nelle formazioni sociali. Davvero rivoluzionari i nostri Costituenti: hanno capito che l’uomo è veramente tale se vive a contatto con i suoi simili, se si confronta, se vive in società.  Società sarà la famiglia, sarà la scuola, sarà il gruppo religioso, sarà qualsiasi nucleo che non esiste e che esisterà in futuro, in cui l‘individuo troverà spazio per pensare, decidere, imparare.

Infine, la parola «solidarietà». Si potrebbero scrive interminate pagine su questa parola. I costituenti avevano vissuto l’obbligo di assecondare il volere superiore dello Stato, non erano stati educati alla solidarietà, ma all’obbedienza. In Costituzione, però, decidono di adoperare con accortezza questo termine, così importante e così faticoso, imponendo agli uomini di adempiere ai propri «doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale». Com’è possibile conciliare il termine “dovere” con la “solidarietà”? È un invito all’uomo: sii libero, ma sappi che accanto a te c’è un altro uomo, libero proprio come te, e che le tue scelte non devono intaccare le sue. È il fondamento della società: vivere nel rispetto della libertà altrui. Questo è il dovere generalissimo che si specifica, poi, nei tanti altri doveri che la repubblica, non come padrona, bensì come madre, può permettersi di imporre.

L’articolo 2 è tutto questo e molto altro. Se capiamo che la sua preoccupazione più grande è l’uomo, con i suoi diritti, che il suo obbiettivo più importante è riconoscergli, insieme all’art.1, non solo sovranità politica, ma anche sovranità su se stesso, e che la sua ambizione più forte è quella di strutturare una società di liberi, fondata su doveri reciproci, se capiamo tutto ciò, non possiamo far a meno di inchinarci davanti alla grandezza della nostra Legge.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.