Cogitiamo con la Costituzione: art. 3

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Solo in un mondo senza disuguaglianze ciascuno di noi è davvero libero di esprimere la propria personalità e far emergere la propria ricchezza.

“Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Non c’è concetto tanto ambiguo quanto quello di uguaglianza.
Ciascuno di noi costituisce un’entità unica, caratterizzata da una personalità individuale irripetibile. Nessun essere umano è uguale ad un altro ed è questa, probabilmente, la più grande ricchezza dell’umanità. Il conformismo e la necessità di uniformarsi ad un modello preconfezionato sono delle tendenze, tipicamente moderne, che soffocano le peculiarità del proprio carattere e la propria storia.
Allora perché, viene spontaneo chiedersi, il cuore della Costituzione è imperniato proprio su questa parola – uguaglianza – che è così difficile da capire, interpretare e mettere in pratica?
L’uguaglianza cui fa riferimento la Costituzione è, per utilizzare un concetto un po’ più tecnico, formale, nel senso per cui tutti, ma davvero tutti i cittadini italiani sono uguali davanti alla legge.
Ciò significa che nessuna legge può prevedere dei trattamenti differenziati, non può creare classi di cittadini di serie A o di serie B: per la Costituzione, poco importa se vivi a Roma o a Milano, se sei uomo o donna, se parli arabo o italiano, se sei cristiano o buddista, se sei medico o contadino.
Si tratta di una affermazione che oggi possiamo dare per scontata, ma che in un passato non molto lontano costituiva un’utopia lontana dalla realtà, se solo si pensa alle leggi razziali degli anni ’30.

La legge, almeno formalmente, è uguale per tutti.
Questo ragionamento, sebbene impeccabile a livello teorico, si scontra con una realtà profondamente diversa.
È chiaro, infatti, che non tutti siamo uguali e che delle leggi davvero identiche per tutti sarebbero, paradossalmente, fonti di grandi diseguaglianze.
Può una donna lavoratrice avere gli stessi diritti di uomo? Può un cittadino pagare lo stesso ammontare di tasse di un altro che però guadagna molto di più?
La legge, ci dice la Costituzione, per essere davvero giusta deve guardare alla realtà con occhio limpido e tenere conto delle specificità di alcune situazioni: in caso contrario, il principio di uguaglianza di cui all’articolo tre si trasformerebbe, in men che non si dica, in un principio di disuguaglianza.
I padri costituenti, ancora una volta, dimostrano tutta la loro saggezza imponendo a chi emana ed emanerà leggi a fare in modo che situazioni uguali vengano trattate in modo identico, mentre situazioni differenti vengano affrontate con strategie differenziate. La Costituzione ammette certamente le disparità di trattamento, purché siano ragionevoli, purché siano giustificate da un valido motivo. In caso contrario, le legge che la prevede sarà incostituzionale, cioè contraria alla Costituzione.

L’articolo tre è garanzia di un mondo, almeno formalmente, più giusto. Un mondo nel quale tutti, dal giudice al parlamentare, dall’imprenditore all’impiegato, siamo chiamati ad impegnarci perché quel principio formale espresso dalla costituzione si concretizzi e diventi un principio sostanziale, visibile e presente nel nostro vivere quotidiano.
Perché solo in un mondo senza disuguaglianze ciascuno di noi è davvero libero di esprimere la propria personalità e far emergere la propria personalissima ricchezza.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.