Cogitiamo con la Costituzione: art. 4

0

Il diritto al lavoro è libertà, è impegno, è aspirazione, è realizzazione. E se ci crediamo, non sarà un’utopia.

Parlare di diritto al lavoro non è semplice, oggi. I tg ci informano che la disoccupazione raggiunge soglie preoccupanti, i giovani sono sfiduciati, i cervelli sono in fuga e solo chi ha intraprendenza prova a inventare nuovi lavori, talvolta con ottimi esiti.

Eppure il lavoro costituisce un pilastro fondante della nostra società, tanto importante da meritare  di essere menzionato nell’articolo 1 della Costituzione come fondamento della Repubblica, e tanto rilevante da essere elevato a diritto di ogni cittadino dall’articolo 4.

Il diritto al lavoro, a prima vista, sembra quasi un’utopia. Siamo convinti che lo Stato, da buon padre, debba offrire ai suoi cittadini una busta paga, ma basta guardarsi intorno per capire che le cose non stanno così. Lavorare richiede un’attitudine, condita con una buona dose di preparazione o esperienza sul campo, e avvantaggiata da un pizzico di fortuna, che consenta a ciascuno di realizzare le proprie aspirazioni. Lo Stato, in questo processo, non deve dare lavoro, ma deve evitare di limitare l’esercizio del lavoro, e promuovere le condizioni che sono in grado di aumentare l’occupazione , restringendo il rischio di disoccupazione. Certo è che da questo punto di vista lo Stato debba agire diligentemente, come un padre, perché laddove non lo facesse impedirebbe due effetti del riconoscimento del diritto al lavoro: il primo è la realizzazione personale che un uomo, essere relazionale per eccellenza, può raggiungere solo inserito in un contesto lavorativo che lo stimoli, che gli suggerisca idee, produttività, novità. Il secondo è l’adempimento di un dovere (quasi morale) che aspiri al fine di contribuire al progresso spirituale e materiale della società.

Quando parliamo di Stato, dobbiamo entrare nell’ottica che lo Stato non si fa da sé. Lo Stato è fatto di uomini che faticosamente lo hanno costruito e con duro lavoro si impegnano a far funzionare i suoi ingranaggi. Ecco perché la Repubblica è fondata sul lavoro: perché nella libertà di ciascuno di determinare come voglia vivere, con chi e in quale luogo, deve rientrare la libertà di decidere cosa fare con le proprie mani, con la propria mente, per costruire qualcosa che gioverà non solo a lui, ma anche al suo prossimo. Ed ecco perché lo Stato riconosce il diritto al lavoro: perché è nel suo interesse che i suoi cittadini continuino a far funzionare gli ingranaggi, e allora deve aiutarli, indicare loro la strada, e  rendere effettivo il loro diritto.

Non c’è dubbio che tale effettività, ad oggi, sia minacciata da politiche legislative poco felici, o che stiamo pagando gli errori del passato. Ma questo non è un buon motivo per alimentare un diffuso senso di sfiducia nel futuro. Non c’è cosa più triste di sentire dire ad un ragazzo che dovrebbe affacciarsi, pieno di energie, al mondo del lavoro, che “non c’è niente da fare”. E’ più bello reagire, imponendosi di credere che le cose possano ancora migliorare, e che l’Italia riuscirà, ancora una volta, a rialzarsi!

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.