Cogitiamo con la Costituzione: art. 6

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La costituzione ci parla di accoglienza, integrazione, di tutela e protezione di chi parla una lingua diversa dalla nostra.

“La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.”

In uno dei tanti video che intasano la rete, diventato subito virale, una ragazza finlandese si riprende mentre parla tutte le lingue del mondo… senza conoscerne nemmeno una.
L’esperimento è molto interessante, oltre che divertente, perché la ragazza tenta, riuscendoci quasi alla perfezione, di riprodurre il suono di lingue diversissime, passando con naturalezza dalla dolcezza del francese ai suoni gutturali del tedesco, dalla cantilena aspirata dell’arabo ai suoni spezzati del cinese.
A pensarci bene, in un mondo che ci vuole sempre più simili gli uni agli altri, che prova ad azzerare le barriere ma annulla le differenze, nulla definisce la nostra identità più della lingua che parliamo.

Non a caso, i padri costituenti vollero inserire tra i principi fondamentali una norma specifica e precisa in cui si sancisce la tutela proprio delle minoranze linguistiche.
L’articolo 6 è l’espressione concreta di quel delicato sistema creato dall’articolo 3. Per la Costituzione, tutti i cittadini sono infatti uguali quantomeno di fronte alla legge, ma questa uguaglianza non si traduce nell’appiattimento generale, non significa annullare le peculiarità di cui ciascun essere umano è inevitabilmente portatore.
La Costituzione dice quindi a tutti noi di stare attenti e di aver cura di chi parla una lingua diversa, ci invita a non discriminarli, a tener conto della inestimabile ricchezza di cui sono portatori.
E l’art. 6 sembra riferirsi non soltanto alle storiche minoranze linguistiche, presenti soprattutto ai più estremi confini del nostro territorio, piccole enclavi di persone che continuano a coltivare tradizioni spesso molto antiche.
Nell’alveo di questa speciale “protezione” costituzionale rientrano anche i dialetti regionali, vere e proprie seconde lingue che non si limitano a dare l’inflessione al nostro italiano ma, in certi contesti, sostituiscono in toto la nostra lingua nazionale.
I dialetti sono infatti espressione di un passato travagliato, sono come dei grandi contenitori storici, perché ogni dominazione straniera ha lasciato il suo marchio identificativo.
Parole latine, greche, arabe, francesi e a volte anche inglesi risuonano tutt’oggi su migliaia di bocche: poteva la Costituzione non tener conto di questa inestimabile ricchezza e non tutelarla?

Ma, forse, oggi la Costituzione vuole e può dirci di più. Le minoranze linguistiche di cui all’art. 6 non solo più solamente quelle del Trentino e della Valle d’Aosta, dal momento che sono centinaia di migliaia gli stranieri che vivono in Italia.
La Costituzione, allora, ci invita a guardare oltre il cortile di casa nostra, ci parla di accoglienza, di integrazione, di tutela e protezione nei confronti di chi è diverso da noi anche, e soprattutto, perché parla una lingua diversa.
È una lezione che non può – e non deve – rimanere inascoltata.

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.