Cogitiamo con la Costituzione: art. 7

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L’articolo 7 riesce a riconoscere l’importanza, a livello etico e culturale, della religione cattolica ma al contempo ad affermare la laicità dello Stato.

“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.”

L’articolo 7 della Costituzione è uno di quelli che hanno sempre dato adito ad accesi dibattiti: non dovette essere facile, per i padri costituenti, mediare le spinte che provenivano da cattolici e non, e al contempo cercare una soluzione che, da un lato riconoscesse il profondo valore etico e culturale della religione cattolica, così fortemente praticata e sentita da gran parte degli italiani, e, dall’altro, accontentasse i fautori dello Stato laico per eccellenza, timorosi di un’ingerenza della Chiesa sullo Stato stesso.

Le questioni che esso ha sollevato, a livello giuridico, sono molto complesse ed estremamente tecniche, e forse poco interessanti per una rubrica come questa. È importante, invece, capire quali siano i principi che scaturiscono dalla norma.

In primo luogo, si afferma il principio di laicità dello Stato. Se proviamo a contestualizzare l’articolo, è evidente che esso sia collocabile nel 1948, quando la stragrande maggioranza degli italiani era cattolica. Tuttavia, i padri costituenti decisero (non senza forti contrasti) di sganciare lo Stato dalla religione e affermare l’indipendenza e la sovranità di entrambi gli ordini, quello temporale e quello spirituale. Questo si concilia pienamente con la libertà religiosa, affermata in Costituzione, declinazione della libertà riconosciuta all’uomo sotto molteplici aspetti della sua vita. Al contempo, si rimette alla Chiesa la sovranità sulle “cose” spirituali, in modo che essa non sia influenzata dallo Stato nella sfera che non competerebbe ad esso.

In secondo luogo, si afferma il principio pattizio, ridando vigore ai patti lateranensi del 1929, ma soprattutto costituzionalizzando il metodo pattizio (almeno secondo la dottrina maggioritaria), e consacrando, quindi, l’importanza dell’accordo, sempre auspicabile tra due ordinamenti parimenti sovrani. È per questo che la norma continua dicendo che le modificazioni ai patti “concordate” non richiedono l’attivazione della procedura di cui all’art 138, lunga e complessa.

L’articolo 7, dunque, quale principio fondamentale della Costituzione e, dunque, pilastro del nostro ordinamento, riesce a riconoscere l’importanza, a livello etico e culturale di una religione come quella cattolica, massicciamente presente all’interno della società, ma al contempo ad affermare la laicità dello Stato, seppur in maniera meno decisa di quanto avvenga in alti ordinamenti.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.