Cogitiamo con la Costituzione: articolo 9

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La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

“Nazione” è cosa diversa da “Stato”. Lo Stato è un soggetto istituzionale, che esercita la propria sovranità su un determinato territorio, regolamentando la vita del popolo che lo costituisce; “Nazione”, invece, è un insieme di persone accomunate da etnia, lingua, cultura, tradizioni, usanze e costumi. È un’entità culturale ed etnica, mentre lo Stato è un’entità politica.

Tenendo a mente questa distinzione, è facile comprendere perché l’articolo 9 della nostra Costituzione si riferisca alla Nazione, e non allo Stato. Cultura, patrimonio storico, artistico, sono segni distintivi della carta d’identità dell’Italiano, inteso come persona che fa parte della Nazione Italia, e che con i suoi connazionali condivide un’identità comune. Su quell’identità hanno lavorato, e continuiamo a lavorare tutti gli Italiani, da secoli e secoli. Gli artisti del passato e del presente, i politici del passato e del presente, i cittadini del passato e del presente, che continuano a tramandarsi tradizioni, usi e costumi. E così facendo si è creato il nostro “patrimonio storico e artistico”, che l’articolo 9 tutela.

La norma costituzionale ha una doppia accezione: statica e dinamica. Il primo comma impegna la Repubblica (da intendersi come comprensiva di tutti gli enti territoriali decentrati, Comuni, Province, Regioni) ad adoperarsi per promuovere lo sviluppo della cultura, della ricerca scientifica e tecnica. Ciò significa che occorre un impegno attivo per sostenere le attività culturali che sono alla base del patrimonio di cui al secondo comma. Questo, nell’accezione statica, impegna invece la repubblica a prendersi cura della cultura già elaborata e cristallizzata in un’opera d’arte o in un’immobile, e a preservarla. Ma il collegamento tra il primo e secondo comma fa sì che il procedimento di sviluppo non si interrompa, e, anzi, si alimenti, così da mantenere vivo il nostro patrimonio, e, soprattutto, cosicchè l’arte e la cultura non siano elementi da “guardare” passivamente, ma vengano sfruttati come strumenti di crescita culturale.

L’articolo 9, poi, fa menzione di un altro fondamentale patrimonio che condividiamo: quello paesaggistico. L’Italia è anche arte allo stato naturale: coste, riserve naturali, paesaggi naturali sono la ricchezza più profonda che sia stata regalata alla nostra nazione. Eppure, è quella maggiormente minacciata. Lo stesso uomo che ha creato il patrimonio artistico, ha, allo stesso tempo, trascurato il patrimonio naturale che abbiamo. Nei tempi più recenti il pensiero ambientale ha provato ad invertire rotta, eppure esistono, ad oggi, ancora forti minacce per il territorio, troppo spesso asservito a logiche economiche.

Ed infine, la ricerca. L’articolo 9 la pone allo stesso piano dell’arte, della cultura, del paesaggio. Perché una nazione ha bisogno di evolversi, di progredire, di arricchirsi per migliorarsi. L’identità nazionale è anche questa: è crescere insieme, preservando ed incrementando la propria ricchezza.

È interessante, a proposito dell’articolo 9, riportare uno stralcio dell’intervento del Presidente della Repubblica Ciampi del 5 maggio 2003, in occasione della consegna delle medaglie d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte. Le sue parole esprimono al meglio il valore dell’articolo 9 e dell’identità nazionale: “È nel nostro patrimonio artistico, nella nostra lingua, nella capacità creativa degli italiani che risiede il cuore della nostra identità, di quella Nazione che è nata ben prima dello Stato e ne rappresenta la più alta legittimazione. L’Italia che è dentro ciascuno di noi è espressa nella cultura umanistica, dall’arte figurativa, dalla musica, dall’architettura, dalla poesia e dalla letteratura di un unico popolo. L’identità nazionale degli italiani si basa sulla consapevolezza di essere custodi di un patrimonio culturale unitario che non ha eguali nel mondo. Forse l’articolo più originale della nostra Costituzione repubblicana è proprio quell’articolo 9 che, infatti, trova poche analogie nelle costituzioni di tutto il mondo. La Costituzione ha espresso come principio giuridico quello che è scolpito nella coscienza di ogni italiano. La stessa connessione tra i due commi dell’articolo 9 è un tratto peculiare: sviluppo, ricerca, cultura, patrimonio formano un tutto inscindibile.  Se ci riflettiamo più a fondo, la presenza dell’articolo 9 tra i ‘principi fondamentali’ della nostra comunità offre un’indicazione importante sulla ‘missione’ della nostra Patria, su un modo di pensare e di vivere al quale vogliamo, dobbiamo essere fedeli. La cultura e il patrimonio artistico devono essere gestiti bene perché siano effettivamente a disposizione di tutti, oggi e domani per tutte le generazioni. La doverosa economicità della gestione dei beni culturali, la sua efficienza, non sono l’obiettivo della promozione della cultura, ma un mezzo utile per la loro conservazione e diffusione. Lo ha detto chiaramente la Corte Costituzionale in una sentenza del 1986, quando ha indicato la ‘primarietà del valore estetico-culturale che non può essere subordinato ad altri valori, ivi compresi quelli economici’ e anzi indica che la stessa economia si deve ispirare alla cultura, come sigillo della sua italianità. La promozione della sua conoscenza, la tutela del patrimonio artistico non sono dunque un’attività ‘fra altre’ per la Repubblica, ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile per dettato costituzionale e per volontà di una identità millenaria”.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.