Cogito ergo creo!

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Per ricordarci che il futuro esiste, la cultura esiste, ed esistono la collaborazione, la sfida intellettuale, l’investimento nel capitale umano, esiste il credere in chi ci crede.

Il silenzio delle sedie e dei microfoni prima dell’inizio. Si respira un’aria istituzionale nell’Aula Magna del Palazzo Centrale di Catania, in Piazza Università. Sono le 16:30 del 29 giugno, e la cerimonia di chiusura della prima edizione del progetto “Contamination Lab” si tiene con puntualità svizzera.

I saluti del rettore Pignataro, l’intervento del referente d’Ateneo Vincenzo Catania, di Mattia Corbetta del Ministero dello Sviluppo Economico, dei coordinatori Giordano e Galvagno, di direttori generali e responsabili, certo, ma a chiarire cosa davvero sia il C-Lab ci pensano i trenta ragazzi coinvolti (i “C-Labers”) quando, alle 17:30, presentano le loro idee progettuali.

Perché il Contamination Lab è un laboratorio sperimentale concesso gratuitamente dal Ministero dell’Università Italiana (e presente attualmente anche a Cagliari, Cosenza, Reggio Calabria e Napoli) allo scopo di integrare le diverse conoscenze accademiche ma anche e soprattutto umane: da qui la contaminazione, la mescolanza, terreno fertile per idee innovative nate sotto il sole di una didattica innovativa, vista nell’ottica della ricerca, del business e della proiezione internazionale.

Ingegneri che stringono la mano a psicologi che cooperano con architetti ed economisti: a Catania fioriscono in tal modo Athom, un servizio di didattica online; Ri-new, che rielabora ecologicamente sottoprodotti agricoli; Gluscale, la bilancia elettronica per il controllo glicemico; Idea, l’occhiale che visualizza una realtà aumentata utile in campo edile; Choosers, il camerino virtuale che facilita l’acquisto di abbigliamento; Lio smartourism, che sfruttando la tecnologia bluetooth svela la città al visitatore.

Così i sei progetti presentati sono stati sviluppati attraverso un percorso di formazione che ha portato studenti di facoltà diverse a riunirsi, a confrontarsi tra loro e con aziende, tutor, coach e partner nazionali. Quanti di essi diventeranno start-up? Quanti esploderanno nel mercato mondiale? Chissà. Ma la meta, come sempre, è il viaggio.

“Immaginatevi un Paese capace di innovare, con una coscienza di sé nel panorama internazionale, dove le persone non confliggono ma sono capaci di trovare degli accordi per perseguire un obiettivo comune” sogna Corbetta, ed è questa nicchia del domani che si vuole raccontare con grande emozione negli occhi. Per ricordarci che il futuro esiste, la cultura esiste, ed esistono la collaborazione, la sfida intellettuale, l’investimento nel capitale umano, esiste il credere in chi ci crede, pure nella nostra Italia piagnona la quale aspetta in piedi che si liberi la poltrona occupata dal politico e dimentica che ha le forze per costruirsi un trono.

L’Italia che ho visto al C-Lab è l’Italia che fabbrica scranni, e lo fa nello sforzo quotidiano, con passione ed energia creativa, senza più fissare impotente i documentari che mostrano allievi tedeschi impresari all’età di sedici anni: una fetta del Paese competitivo che vorremmo.

L’Italia che ama l’Italia e non scappa via, ne coglie come fiori le opportunità, si mette in gioco.

E il vedere questi giovani indicare grafici positivi, sorridenti davanti allo schermo, vedere fiorire le parole sulle loro labbra, quelle giuste, per spiegare a me e agli altri quale fosse il pensiero, il sogno che li torturava da mesi tenendoli svegli con i suoi più minuti ingranaggi; vederli “contaminati” dal dibattito interdisciplinare, rinnovati dall’apprendimento e dalla riscoperta di se stessi, vederli vivere, è stata una boccata d’aria fresca.

Cogito ergo creo!” riassume infine una dei C-Labers: e l’aria fresca fa voltare un’altra pagina della storia italiana.
Una storia vera, bella da ascoltare.

 

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.