Cogitoetvolo intervista Riccardo Scamarcio

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Palermo, domenica 29 Gennaio. Ore 9.40, scalinata esterna del teatro Biondo. Le ragazze sono già in fila. Guardano chi arriva con sospetto nel timore che diventeranno troppe le fan, che decideranno di aggiungersi ad una coda ancora piuttosto contenuta.

In scena” dice “durante lo spettacolo, a volte, mi capita di chiedermi: e se adesso mi blocco?”. Giacca e pantaloni neri, maglietta grigia dove spicca l’immagine di Marlon Brando, che mostra orgoglioso. Riccardo Scamarcio incontra il suo pubblico presso il Teatro Biondo di Palermo. Sbircia il viso delle sue fan e sorride. Questo novello Romeo dai grandi occhi incredibilmente azzurro-verdi ha l’aria stanca e un po’ assonnata. Ogni sera Riccardo Scamarcio (Romeo) e l’attrice turca Deniz Ozdogan (Giulietta), incantano il pubblico con la loro interpretazione molto sentita e convincente. Ogni sera intraprendono il loro viaggio shakespeariano con uno spirito sempre nuovo. Lo spettacolo dura tre ore e mezza: dalle nove di sera fino alla mezzanotte passata da un po’. E’ una storia intensa e passionale, quella firmata dal regista Valerio Binasco e prodotto dal Teatro Eliseo di Roma, con momenti di forte e suggestiva bellezza, altri più lenti e sofferti. Uno spettacolo nel complesso molto bello senza troppa poesia o troppa retorica. Una storia, scrive Valerio Binasco nelle sue note di regia, di “imbecilli violenti” con un finale che rincuora. La bella immagine della statua posta quando tutto è compiuto e impersonata dai due protagonisti, intende ricordare a tutti che è l’amore la salvezza e lo sarà sempre. Una immagine questa, forse un po’ Kitsh, ma che intenerisce il cuore.

Fare questo spettacolo” dice il giovane attore di Andria “è una tensione continua. Ogni sera sudo, sto male. A volte piango, ma il teatro è così”. Da un anno Riccardo Scamarcio, attore sempre più impegnato e che ha deciso di mettersi in gioco fino in fondo, gira per i teatri italiani con una compagnia di attori fantastici, riempiendo di giovanissimi i teatri di alcune città italiane. “Non crediate però” continua “che fare cinema sia più facile. E’ questo un mestiere che richiede molto sacrificio e impegno. E’ questa la partenza: bisogna studiare moltissimo e avere tanta passione e determinazione. Può sembrare un paradosso, ma questo è un mestiere che si può fare senza avere talento. E’ un mestiere che si deve imparare”. E’ un mestiere, quello dell’attore, che avviene per sottrazione da sé stessi, ma che al tempo stesso ti mette in contatto con il proprio io e le sue tante sfaccettature. Questo è la recitazione secondo Scamarcio. “Proprio per questo” riprende a dire “il teatro dovrebbe essere una materia fondamentale nelle scuole perché è fondamentale conoscere sé stessi anche attraverso questa forma di gioco che è la recitazione”.

Dopo avere ascoltato intervengo con una domanda per Scamarcio.

 

C&V: Nel cinema e nel teatro c’è, spesso, la tendenza a spogliare, a mettere a nudo i protagonisti. Scrive Alain Corbin che il corpo umano è un oggetto diverso da tutti gli altri. L’unico che contiene il soggetto. Si ha però, a volte, la sensazione che questo corpo venga fin troppo cannibalizzato. Si ha la sensazione che questo mettersi a nudo, a tutti i costi, nasconda la volontà di dover riempire qualche vuoto narrativo. Alla luce di questa rilettura di Shakespeare, vorrei sapere il motivo di questo mettere sulla scena letteralmente in mutande Romeo e Giulietta. Vorrei sapere se condivide questa tendenza a spogliare gli attori, cosa che ha fatto spesso anche lei in alcuni dei suoi film.

Riccardo Scamarcio: “Ah, Ah, Ah scusate se rido, ma la verità è che noi non siamo più abituati a vedere il corpo così come è nella sua imperfezione e ci scandalizziamo”.

 

C&V: “Forse è vero il contrario. Siamo fin troppo abituati a esibire il corpo e a nascondere quello c’è dentro”. 
Riccardo Scamarcio: “Vi ricordate gli anni settanta? C’erano in giro dei giornali con delle copertine bellissime che facevano intravedere quei bei corpi… meglio che mi fermi qui…

 

C&V: “Scusi se la interrompo ancora, ma non ha risposto alla mia domanda. Vorrei sapere che cosa c’entra il nudo corpo con Romeo e Giulietta?”

Riccardo Scamarcio: “Le ha dato fastidio vederci in mutande?

 

C&V: “Sì, ma non è questo il punto. Vorrei che lei mi spiegasse il significato di questa scena”.

Riccardo Scamarcio: “L’amore nella vita vera si fa in due e nudi”.

 

C&V: “Ma il teatro non è la vita vera, il teatro è finzione. E’ un posto dove dovrebbero accadere delle cose che non accadono da nessuna altra parte. In questa scena, invece, accade tutto quello che è ormai codificato dalla consuetudine”.

Riccardo Scamarcio: “Certo che il teatro è finzione. Infatti nella scena d’amore tra me e Giulietta ci sono le lenzuola, è un gioco. Ma quei due, finalmente, su quel balcone consumano il piacere dello stare insieme. Quella scena è fondamentale perché Romeo e Giulietta sono sposati ed è necessario vedere consumato il loro matrimonio. Se non lo consumassero, questa unione non sarebbe valida”.

 

A questo punto tutti gli attori della compagnia si sentono chiamati in causa. Silvia Marigliano, attrice di grande esperienza e balia di Giulietta, mi spiega che il corpo – nudo o vestito – per gli attori di teatro è un costume, diverso è il discorso per la tv. Altri mi chiedono come dovrebbe essere la scena.

Riccardo Scamarcio riprende: “Il problema è come vediamo il corpo. In tv deve essere sempre perfetto, deve avere sempre la giusta luce. Ma non è vero, non esistono corpi perfetti. Secondo me i film di Pierino erano meno volgari della volgarità che oggi ci circonda. Grazie per la domanda davvero interessante”.

La domanda, però, è destinata a non esaurirsi. Andrea Di Casa, il bravo Mercuzio, mi dice che è un bene il fatto che a teatro ci siano persone, che vedano lo spettacolo con una sano spirito critico, ma continua: ”le sue domande non sono, come lei stessa le ha definito, note di una spettatrice. Lei non è certamente una spettatrice qualunque: o scrittrice o giornalista. E allora sono io che le faccio una domanda: mi dica cos’altro non le è piaciuto dello spettacolo”.

 

C&V: “In effetti io scrivo recensioni e sì lo spettacolo mi è piaciuto e tutti voi siete molto bravi, però dovete anche accettare le critiche. Del resto mi sembra che abbiate avuto ottime recensioni, ma non aggiungo altro. Siete molto stanchi e così questo incontro rischierebbe di finire troppo tardi”.

Riccardo Scamarcio “Se non lo fa, ci lascia la curiosità e non possiamo andare a riposare. A proposito si può avere un caffè?”.

 

C&V: “Durante lo spettacolo si assiste ad un trenino inquietante e a un telone trasparente, che separa per parecchi minuti spettatori e attori. Per non parlare della messa in scena: attori troppo lontani dal loro pubblico. Lei prima parlava di empatia tra attori e pubblico. Ecco in quel momento lì, quando ballate lontani dal pubblico, lo spettacolo non funziona perché questa empatia proprio non c’è. E’ questa una sensazione che tutti gli spettatori – sono sicura – hanno provato”.

Riccardo Scamarcio: “ E secondo lei perché io poi esco dal telone e parlo al pubblico?

C&V:“Perché poi riannoda i fili di un dialogo, che aveva perso”.

Riccardo Scamarcio: “Brava!”.

 

Risate generali e applausi per Scamarcio. Rispondo con un laconico “grazie”. Spero di avere passato il mio esame. E’ davvero arrivato il momento della chiusura dell’incontro. Pietro Carriglio, direttore artistico del teatro Biondo, uomo di grande cultura e moderatore un po’ sui generis (poneva domande su Shakespeare e Cekov ad un pubblico molto giovane e con in mano il libro di Federico Moccia) ha chiuso il dibattito contento delle “felicissime battute”.

Concluso l’incontro molte ragazze mi hanno chiesto per quale giornale o sito scrivessi. Ho parlato del sito e della sua mission. “Meno male” mi ha detto Gaia “che esistono siti come Cogitoetvolo, che pensano a noi perché in giro, su internet, c’è davvero di tutto. Mi collegherò per leggere quello che scrivete”.

E Scamarcio?, vi starete chiedendo. “L’ho incontrato sul marciapiede” ha detto Serena emozionata “e gli ho chiesto se potevo fargli una foto, ma mi ha detto di no. Però me lo ha detto sorridendo”. Riccardo Scamarcio è poi tornato a piedi nel suo albergo – a due passi dal teatro Biondo – a riposare prima dell’ultimo spettacolo domenicale, che pone fine – dopo una permanenza di dieci giorni – al suo soggiorno a Palermo. Era molto stanco, però, almeno sorrideva.

 

Il trailer dello spettacolo

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Giornalista. Membro della Direzione e Responsabile della sezione Cinema e TV.Scrive anche per Cronachedigusto.it, FoodieDrivers.it, Geapress - Agenzia di Stampa. Vincitrice della Borsa di Studio Norman Zarcone, assegnata dall'Ordine Giornalisti Sicilia