Coldplay – Charlie Brown

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Silenzio. Non parlare oltre. Lascia spazio ai colori. Lascia che le note si trasformino in luci e le sfumature in suoni, ed ascolta l’esplosione cangiante che adesso arriverà.

“Mylo Xyloto”, l’ultimo album dei Coldplay, è un risveglio della sinestesia che giace dentro di me. La sinestesia è quella particolarissima sensazione di percepire con un senso qualcosa che dovrebbe essere percepito da altri. “L’urlo nero” di Quasimodo è un esempio lampante: il nero, un colore, che di solito si ‘vede’, è associato all’urlo, ad un suono, ad una cosa che si ‘sente’. Charlie Brown (uno dei pezzi dell’album) è un altro, intenso esempio lampante di sinestesia. Riesco a vedere colori e luci che mi danzano nell’anima, stimolati da quella cascata di note e suoni che si mescolano in un intreccio perfetto e frastagliato, come un’onda che si erge spumeggiante e ribollente quando incontra uno scoglio.

All’inizio, è quasi un’eco lontana, un indistinto bagliore nella foschia scura. Ma a poco a poco quest’eco sembra avvicinarsi, e come un canto di tempi remoti risveglia corde del cuore che nemmeno pensavo sopite. Poi, tutt’a un tratto, l’esplosione. Chitarra, pianoforte, batteria, tutto sembra fondersi in un tripudio di fiamme variopinte, esplosioni di arancio, vermiglio, oro, azzurro, violetto, che si intersecano in scintillanti arzigogoli: una magia che scuote nelle viscere. Ma all’inizio della canzone è ancora tutto confuso, indistinto, una caotica tempesta di emozione. Eccola, che arriva la voce di Chris Martin, limpida, alta, ad ordinare quel caos primordiale, a imbrigliare nelle sue parole affascinanti e misteriose la potenza dei suoi schizzi, la vivacità dei colori; scandisce il tempo, separa l’infinito in frammenti di eterno, e frammentando unifica in una canzone. Armonia, questa parola affiora nella mente come naturalmente sollecitata da questo prodigio; le note si susseguono, piccole esplosioni di luce sono coordinate dalle note di Chris, dalla sua voce, dagli strumenti di questa fantastica band britannica; e la mia anima si lascia trascinare in un viaggio, come se muovesse passi leggeri fuori da me, nell’etere della musica, trasportata dai colori che frizzano e sfrigolano.

Mi lambicco fra un acuto e una chitarra, mi distendo nell’eco lontano di un canto e mi eccito in  un turbinio di note; ma tutt’a un tratto ecco che il caos ordinato cessa. Si placa. In realtà non è affatto casuale la sua fine: ripercorrendo i vividissimi e recentissimi ricordi, mi accorgo che non c’era altro passo che avrei potuto fare senza che fosse l’ultimo; mentre la mia mente era trascinata dalle luci colorate, queste tracciavano un percorso ben preciso di cascate e tripudi, di emozioni e di voci.

Ed allora mi rilasso, il mio corpo si distende, sento che tutto me stesso si acquieta; la stessa canzone un attimo prima incendiata di vivacità ora mi accarezza con note placide, lente, suadenti; l’eco iniziale ritorna a farsi sentire, come se tutto si allontanasse da me e rimanessero solo quei materni suoni del pianoforte, a cullarmi e assicurarmi che vivo nel migliore dei mondi possibili.

“E il naufragar m’è dolce in questo mare”.

Articolo di Marco Maldonato

Cogitoetvolo
  • Elisa Bonaventura

    Chris Martin ha una voce fantastica.
    Ma questo è per me l’album della decadenza. I Coldplay sono finiti con Viva la Vida!

    • Ande77

      quoto in pieno…
      A rush of blod to the head per me è l’album migliore, l’ultimo non sembra nemmeno dello stesso gruppo!

  • Saveriosgroi

    Sto riscoprendo i Coldplay a partire da Mylo Xyloto. A me piace molto. Conoscevo già Viva la vida, Talk, Yellow, ma mai mi ero appassionato più di tanto. Adesso con l’ultimo album mi sta succedendo la stessa cosa che mi successe quando un amico mi presto The Wall, dei Pink Folyd. Lo misi da parte dopo l’ascolto dei primi brani. Poi lo riascoltai e fu amore a prima (anzi, a seconda) vista per tutta la discografia dei PF

  • Elisa Bonaventura

    Solo una canzone di questo CD mi sembra orecchiabile… Per il resto hanno adottato uno stile così commerciale da risultare insopportabile! Dove sono finiti i testi carichi di simboli e significati? Dov’è la struggente poesia amorosa di Yellow? Dove l’armonia musicare di The hardest part o A rush of blood to the head?
    Hai citato The Wall e secondo me ci calza a pennello… E’ loro album della decadenza!

    • Saveriosgroi

      quale?

  • Elisa Bonaventura

    “Hurts like heaven”. Mi piace soprattutto una frase, che trovo rispondente ai miei pensieri: “I struggled on the feeling that my life isn’t mine”.

    • Saveriosgroi

      Bel testo e anche bella musica. A me piace di più “Every teardrop is a waterfall”. Ma io parlo soprattutto per la musicalità. E’ coinvolgente! Bello il testo di “Hurts like heaven”