Combattiamo l’Aids, non osanniamo il condom

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Ieri, 1° dicembre, era la Giornata Mondiale contro l’Aids. E temo che, anziché contribuire ad accrescere la coscienza dell’epidemia mondiale di Aids dovuta alla diffusione del virus HIV, molti si ridurranno alla solita, tristissima apologia del condom; senza tuttavia precisare che se è vero che questo ha un’efficacia protettiva dell’80%, detta efficacia risulta limitata all’uso perfetto, continuo e senza deroga alcuna. Il punto è che l’uso del preservativo si presta a numerosi e frequenti errori, che vanno dal fatto che non sempre viene indossato per tutta la durata del rapporto, al fatto che spesso viene inserito al contrario perché srotolato dal lato sbagliato, dal mancato spazio lasciato sulla punta alla rimozione sbagliata; tanto che uno studio condotto su 509 adolescenti ha messo in luce come l’uso corretto e costante del preservativo riguardasse appena 80 soggetti, il 16%.

No, tranquilli. Nessuno, oggi, vuole indire alcuna crociata contro il condom. Si vuole solo far presente, sulla scorta delle dichiarazioni, a suo tempo contestatissime, di Benedetto XVI, che non è riempiendo strade e scuole di distributori di preservativi – e quindi offrendo una risposta meramente materialista al problema – che batteremo l’Aids, bensì guardando oltre. Parola di Edward Green, direttore della Harvard HIV Prevention Research Project, il quale, sconfessando certa propaganda, ha dichiarato testualmente:«Quando il Papa ha detto che la risposta sta proprio nella fedeltà e nella monogamia, questo è esattamente quello che abbiamo trovato empiricamente». Che il dottor Green, al pari di quanti non si allineano al festival del preservativo, sia solo un ostinato oscurantista? Difficile. La realtà – ricerche alla mano – è che la migliore risposta all’HIV è il cambiamento del comportamento sessuale. La realtà, cioè, è che ci vuole vera educazione. E possibilmente meno spot di cosiddetti vip che parlano, al solito, senza sapere ciò che dicono.

Pubblicato sul blog di Giuliano Guzzo

Classe '84, sociologo. Sono veneto, ma lavoro a Trento. Appassionato di bioetica, scrivo per alcuni siti e riviste e per tutti quelli che amano e odiano le mie opinioni. Soffro di grafomania ma non ho alcuna intenzione di farmi curare.