Come nasce uno scrittore: intervista a Gianna Venier

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L’autrice de “Il Raggio di Sole”: “Scrivere rappresenta un nutrimento per la mente”

Scrivere: un semplice verbo, un firmamento di possibili risultati. Si va dalla semplice lista della spesa all’enciclopedia in più volumi, dagli scartafacci che ci accompagnano nella vita di tutti i giorni ai testi destinati al mondo editoriale di piccola, media o chiara fama; si spazia dalla lettera al diario, dal romanzo rosa al saggio storico, dall’autobiografia al fantascientifico, dal giallo all’horror, saltando di genere in genere per arrivare, se vogliamo, a questa stessa pagina, ad un articolo di giornale.

Ma come nasce uno scrittore? Che cosa spinge alcuni di noi a passare da brevi messaggi e foglietti persi a racconti e opere vere di ampio respiro?

Per scoprirlo, lasciamo la parola alla nostra ospite – Gianna Venier.

Che cosa significa l’atto dello scrivere per lei?
Scrivere è per me una necessità, tanto quanto lo è leggere o vedere una mostra d’arte. È far affiorare memorie di letture sedimentate, perché non si può essere scrittori se non si è voraci lettori. Scrivere rappresenta un nutrimento per la mente, un arricchimento e un’opportunità di crescita personale: non è un atto meccanico ma qualcosa che coinvolge nel profondo. Quando scrivo sono dimentica del resto: è un’attività che mi assorbe completamente.

“Non si può essere scrittori se non si è voraci lettori”, certamente una massima da tenere a mente! L’esortazione alla lettura ricorre molto spesso anche nelle presentazioni del suo primo romanzo, come una sorta di costante. Ma, facendo un passo indietro: da dove deriva la sua passione per la lettura?
Sono stata una bambina un po’ solitaria, “avvolta” dalla mia famiglia: avevo pochi amici, ma in compenso ero circondata da un mare di libri. Come tutti ho iniziato con le fiabe (e ho ancora nel cuore Pinocchio e Alice nel Paese delle Meraviglie), ma via via sono stata attratta da testi più impegnativi: adoro la letteratura russa, quella francese, Dickens, Goethe, Musil, Mann, Kafka… L’elenco è davvero molto lungo!

Venendo al dunque: qual è stata la genesi della sua prima prova letteraria? Chi e che cosa l’hanno spinta a dedicarsi a “Il Raggio di Sole”?

“Il Raggio di Sole” è nato da qualcosa che avevo dentro: non ho faticato a mettere su carta i miei pensieri, si trattava di cose in gran parte vissute realmente e ideare una trama che seguisse quelle vicende non è stato complicato. Scrivere non è difficile, semmai lo è il dopo: la ricerca di un editore, le recensioni, le presentazioni… L’autore deve seguire l’opera cui ha dato vita, è questa la parte del lavoro che richiede più attenzione e impegno.
“Il Raggio di Sole” mi ha dato parecchie soddisfazioni e ha fatto emergere lati di me che non conoscevo: per tornare alla sua prima domanda, scrivere significa anche confrontarsi con se stessi e riflettersi come in uno specchio in ciò che si produce… A volte rimanendone sorpresi.

Ne parla con molto entusiasmo: pensa di voler continuare su questa strada?
Sì. La letteratura mi ha sempre accompagnata nel corso della vita, essere un piccolo tassello che entra a farne parte è un’esperienza stimolante e molto positiva per me: apprezzo il contatto diretto con i lettori, lo scambio di opinioni, le possibilità che offre una presentazione; finora ho conosciuto moltissime persone grazie ai “tour” di autopromozione tra una libreria e l’altra. Sono occasioni in cui si stabiliscono nuove sintonie, e i confronti non sono mai sterili: di recente ho avuto il piacere di presentare un salotto letterario dedicata al libro “La Parola Figlio”, di Patrizia Rigoni – e ripeterei più che volentieri l’esperienza.

Ha un secondo romanzo nel cassetto?
In realtà, sì… Sarà qualcosa di molto diverso da quanto ho già pubblicato, e spero che i miei lettori ne rimarranno piacevolmente sorpresi.

Qualche anticipazione?
In cantiere c’è un dittico di racconti che hanno come filo conduttore il tempo passato e ritrovato, un omaggio “inconscio” ai due autori che apprezzo di più: Omero e Proust.

Grazie!

Chiara Tomasella

Nata a Conegliano Veneto, da quando ha imparato a tenere una penna in mano adora riempire ogni pagina bianca con l'inchiostro dei pensieri; attualmente studia Lettere Moderne all'Università di Udine, dedicando il tempo libero alla scrittura e alla fotografia.