Con la forza del vento

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Una strana sfera metallica rotola sul terreno duro e sassoso di un angolo remoto nel deserto del Marocco.
Con i suoi 70 chilogrammi di peso e 190 centimetri di diametro sembra un grande cespuglio dalle grigie infiorescenze protese a catturare il sole. Si muove sospinto dal vento, appoggiando al suolo i tecnologici racemi.

E’ il Mine Kafon, un innovativo detonatore di mine interamente realizzato con materiali ecologici: in un corpo centrale si innestano decine di aste di bambù, alle cui sommità sono fissate ventose di plastica biodegradabile. Sfruttando la forza eolica, scandaglia la superficie e fa detonare le mine antiuomo che incontra sul suo percorso.
Il costo è di appena 40 dollari, ma il suo valore è incalcolabile. Secondo recenti stime, le mine antiuomo sarebbero circa 110 milioni, concentrate soprattutto in Afghanistan; 26 mila persone all’anno, quasi 70 ogni giorno, subirebbero mutilazioni in seguito al loro scoppio.

Il suo inventore é Massoud Hassani, un giovane afghano emigrato in Olanda. Massoud fugge dal paese natale a 14 anni, lasciandosi alle spalle la devastazione e gli orrori della guerra civile. Attraversa il Pakistan e ripara in Russia per poi stabilirsi definitivamente nei Paesi Bassi, dove si iscrive a un’accademia di design. Lì il progetto del Mine Kafon prende forma, grazie anche alle passate esperienze del suo giovane inventore. Rimangono vivi nei suoi ricordi i giochi che faceva da bambino per le strade di Kabul dove, con i suoi amici, si divertiva a costruire oggetti con materiali di fortuna, realizzava piccole sculture di carta che volteggiavano lievi sulle loro teste. Spinte da un’ improvvisa folata, rotolavano lontano; i ragazzi si sfidavano a rincorrerle lungo le vie polverose, ingaggiando rocambolesche lotte con il vento.
Nell’Afghanistan di allora era quello un vento amico, un compagno di giochi, che cancellava le impronte lasciate dalle corse forsennate a caccia di aquiloni, che nascondeva, pietoso, le tracce di sangue di giovani corpi dilaniati dalle mine. È la forza di quello stesso vento che ora può spingere il Mine Kafon e salvare centinaia di vite.

Dopo aver testato il dispositivo nel deserto del Marocco, l’esercito olandese sospende le sperimentazioni del detonatore. Hassani non demorde: non ha intenzione di abbandonare il progetto e, tantomeno, di rinunciare al suo sogno. Il Mine Kafon non è solo un apparecchio tecnologico, ma una scommessa contro la crudeltà umana, il riscatto di un’infanzia negata, a lui e a migliaia di bambini. Per finanziarne lo sviluppo, Hassani attiva una raccolta fondi online, ottenendo risultati insperati. Con il ricavato apporta ulteriori modifiche al dispositivo per renderlo più efficace: presto potrà sperimentarlo sui campi minati della sua infanzia, in Afghanistan.

Come Massoud Hassani, centinaia di giovani in tutto il mondo impegnano il loro potenziale creativo per realizzare opere destinate al bene comune. Ne sono ammirevoli esempi i sudafricani Petzer e Jonker che, con l’invenzione dell’Happy Water Roller, una cisterna mobile della capacità di 90 litri, hanno alleviato la fatica a cui donne e bambine sono quotidianamente sottoposte per rifornire d’acqua i villaggi. E ancora Brewin e Crowford, la cui invenzione, un materiale tessile che a contatto con l’acqua diventa cemento, potrebbe trovare efficace utilizzo nella costruzione di campi d’accoglienza in situazioni d’emergenza.
L’elenco potrebbe arricchirsi di numerosi altri nomi, uniti da un comune denominatore: coniugare l’intelligenza umana e la ricchezza della natura per migliorare la vita, non per distruggerla. La tenacia di chi mette il proprio ingegno a servizio dell’umanità apre una finestra d’ottimismo e di speranza sul mondo.

E forse, un giorno, il vento dell’Afghanistan farà volare solo gli aquiloni.

Articolo scritto da Chiara Gramaglia, Elena Letizia Lamberti ed Elisa Scovazzi

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