Con quale mamma ti va di giocare oggi?

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“Storico ok dal Tribunale di Roma…è il primo caso in Italia…”- quando una studentessa come me, appassionata di diritto, sente queste parole al tg, inevitabilmente molla tutto per ascoltare la notizia; si rende conto, poi, che il tema in questione è tra i più delicati a livello sociale, e allora comincia a porsi domande su domande e si rende conto che, ancora una volta, ciò che è scritto nei libri non è in grado di contenere la realtà.

Lo storico ok di cui tanto si sta parlando è quello del Tribunale dei minorenni di Roma all’adozione, da parte della compagna di una donna, del figlio di quest’ultima. Le due donne si sposano nel 2003 all’estero: dopo qualche anno, una delle due donne ha una bambina mediante fecondazione assistita eterologa. La compagna, desiderando “condividere la genitorialità” chiede l’adozione della bimba e oggi, sorprendentemente, la ottiene. La sorpresa deriva dal fatto che nel nostro ordinamento l’adozione a favore delle coppie gay non è prevista, e il Tribunale in questione sembra aver applicato, seppur non direttamente, la norma che contempla casi di adozione particolari: a detta dell’avvocato del neo – “genitore sociale”, il Tribunale sembra aver voluto “garantire la prosecuzione di un rapporto affettivo e di convivenza già consolidatosi positivamente nel tempo, nel superiore e preminente interesse del minore; non si è riconosciuto un diritto ex novo ma si è solo riconosciuta a livello giuridico una situazione già consolidata nel tempo”.

Ancora una volta mi rendo conto che è la giurisprudenza a scrivere la storia, che le sentenze non vanno di pari passo con la legge, spesso etichettata di anacronismo, che quando il sostrato sociale freme sotto la spinta di nuove esigenze, esse diventano irrefrenabili, e trovano la loro via di fuga. In molti esultano perché questa pronuncia sembra aprire le porte ad una nuova immagine dell’Italia, finalmente “civile” e allineata agli standard europei (molti Stati europei applicano lo “stepchild”, questo tipo di adozione). Altrettanti, però, nutrono forti dubbi sull’opportunità di un’ammissione di tal tipo.

Del resto, è facile capire come un tema del genere viva di schieramenti ideologici, politici, bioetici; ma è altrettanto semplice guardare alla situazione in concreto.

Immaginiamo questa nuova famiglia: Mamma1, Mamma2 e Bimba. Mamma1 sarà bravissima a preparare il pranzo a Bimba, le preparerà la colazione, la merenda da portare a scuola, la aiuterà a fare i compiti, le regalerà il suo primo rossetto, le spiegherà come nasce un bambino, l’accompagnerà alla prima ecografia, accudirà, forse, il suo nipotino. Mamma2 l’accompagnerà a scuola, probabilmente sarà più brava di Mamma1 a giocare a basket e allora giocherà con Bimba, la porterà a fare delle escursioni in montagna. Se meno timorosa di Mamma1, sarà lei ad andare a prenderla nel cuore della notte dopo la sua prima serata in discoteca, e forse sarà lei ad interessarsi di pagare la sua prima rata universitaria.

Tuttavia, Mamma1 e Mamma2 potrebbero anche essere brave in tutto e allora diventeranno interscambiabili. Bimba avrà due genitori interscambiabili, mentre chi è nato all’interno della società naturale che è la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, non li ha avuti. È stato uno svantaggio? È stata una mancanza ascrivibile ad una mamma poco sportiva o ad un papà poco bravo in cucina? Piuttosto direi che è stato un fatto di natura, che va ben al di là di queste mere attitudini maschili o femminili. La natura ha voluto che all’istinto materno di una madre, protettiva e premurosa, si affiancasse la forza di un padre, avventuroso e divertente. Possono sembrare stereotipi, ma bisogna riconoscere che chi è cresciuto insieme a mamma e papà ha costruito la propria identità confrontandosi con una realtà “differenziata”, e, forse, ha sviluppato la sua personalità anche per differenza. Ha visto dentro le mura di casa un uomo rapportarsi con una donna, due mondi  diversi entrare in contatto,  e, soprattutto,  ha recepito quanto entrambi questi mondi hanno il diritto e il dovere di trasmettergli. Nulla toglie che all’interno di una coppia gay ci possa essere tanto amore quanto in una coppia etero, ma nel momento in cui entra in gioco un figlio, questo è una terza persona per la quale risulta molto problematico arrogarsi il diritto di privarla del papà o della mamma; cosa risponde davvero all’ “interesse del minore”?

Forse dovremo aspettare che anche i figli dei “genitori sociali” diventino adulti, per farci raccontare da essi come è stata la loro infanzia, per farci spiegare se mai essi abbiano avvertito l’esigenza di parlare con il padre che non c’era o di confidarsi con una madre inesistente.

Oggi questa storica pronuncia ha segnato la società, tanto quanto lo hanno fatto e lo faranno le leggi e le pronunce sugli altri temi di bioetica: ogni novità in questo campo sarà l’occasione per vedere quanto ancora l’uomo, all’insegna dell’evoluzione, accantonerà gli standard, le leggi di natura e supererà i limiti strutturalmente intrinseci nella natura umana.

Domani conosceremo i “nuovi figli” di questi “nuovi genitori”, e, se questo si rivelerà davvero un percorso irreversibile, dobbiamo solo augurarci che nessuno, né essi né tanto meno la nostra stessa coscienza, possa mai rimproverarci qualcosa.

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.