Conoscersi per comprendersi

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Cinquecento copie della Costituzione italiana tradotte in arabo e distribuite in moschea: iniziativa simbolo di integrazione consapevole.

Nel giorno della Festa della Liberazione, nella moschea del quartiere San Salvario di Torino, sono state consegnate ai rappresentanti della comunità islamica della zona cinquecento copie della Costituzione italiana tradotta in lingua araba.

I primi volumi, sfondo arancio e due mani, una bianca e una nera, che s’incrociano su un mappamondo in copertina, sono stati distribuiti ai circa 100 musulmani presenti; le restanti copie verranno distribuite in tutta la città.

L’iniziativa segue la prima lezione sulla Costituzione italiana tenutasi all’inizio di Marzo nella stessa moschea, alla quale avevano partecipato numerosi cittadini italiani di religione musulmana e che era stata condotta da un docente di diritto costituzionale, il quale aveva osservato quanto fosse “importante adoperarsi per far conoscere la Costituzione e per difendere la legge fondamentale dello Stato Italiano”.

Comunicare i più profondi valori costituzionali ai musulmani viventi in Italia, molti dei quali non sono nati qui, e hanno vissuto la maggior parte della loro vita osservando norme, valori e ideali diversi dai nostri, significa rendere i nostri principi costituzionali condivisi e, di conseguenza, effettivi. Come ha dichiarato lo stesso docente “solo se sono conosciuti e condivisi i principi si applicano”.

Del resto, per comprendere un Paese e il suo stile di vita non basta sperimentarlo di fatto, viverci e imparare le prassi che vi si applicano. È fondamentale conoscere i principi su cui esso si fonda, e familiarizzare con concetti che gran parte degli italiani hanno imparato a scuola, e hanno riscontrato poi nella vita pratica.

Ci sono determinati valori, come l’uguaglianza, la democrazia, l’importanza del lavoro, il valore della cultura, la partecipazione dei cittadini alla vita politica, la primazia della legge, l’inviolabilità della libertà personale, il pieno e libero sviluppo della persona umana, che, seppure a noi sembrano talmente pacifici in quanto assimilati, in realtà hanno bisogno di essere spiegati, ribaditi, inculcati a chi è nato, o ha vissuto in un altro contesto.

È questo il primo passo per una vera integrazione. Quale integrazione può esserci tra chi non si conosce? Quale, tra chi ignora i principi dell’altro? Ma soprattutto, come sarebbe possibile vivere, studiare, realizzarsi, tutelarsi nel Paese in cui si vive se quel Paese viene percepito come estraneo?

Il simbolo di questa integrazione, a mio avviso, sta proprio nell’aver tradotto in arabo la nostra Costituzione. Leggere, nella propria lingua d’origine, le parole “repubblica, lavoro, bandiera, patrimonio, legge” e contestualizzarle in un Paese in cui non si parla quella lingua serve ad avvicinare, a creare un canale di collegamento tra due culture.

È questo, poi, il significato profondo del nostro art. 3: la Repubblica, che deve impegnarsi per “rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione all’organizzazione politica economica e sociale” è la responsabile della sana e consapevole convivenza di culture diverse nel nostro Paese, è l’artefice dell’uguaglianza, che è un principio che necessita di essere alimentato, nutrito e garantito, oggi molto più che in passato.

 

Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.