Conviene ancora essere gentili?

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Benedetta, bistratta, declamata gentilezza, dispensatrice di gioie e dolori. Ma, dopotutto, conviene ancora essere gentili? E perché?

Esiste una festa a lei dedicata, una vera e propria giornata mondiale. Non è scontata né semplice ma qualcosa che si impara giorno per giorno. Benedetta, bistratta, declamata gentilezza, dispensatrice di gioie e dolori. Ma, dopotutto, conviene ancora essere gentili? E perché?
“Essere gentili conviene ancora: fa bene alla salute, guadagna simpatie, crea intorno un clima positivo e sereno” scrive Piero Ferrucci, autore di un libro sulla gentilezza. La gentilezza dà senso e valore alla nostra esistenza, ci fa dimenticare i guai quotidiani e sentire bene con noi stessi. Sarebbe bello, però, sottolineare non solo i benefici che la gentilezza alimenta in chi la pratica ma anche la gioia che dà in chi la riceve.

Non è una questione genetica, non si nasce gentili, gentili, semmai, si diventa. Ma richiede un lavoro costante, bisogna allenarsi duramente con la vita per arginare quelle componenti egoistiche che in alcune fasi risultano predominanti. È un atteggiamento che si nota ancora in alcuni adulti, per i quali, a volte, sono sporadici gli slanci di gentilezza o il rispetto verso il prossimo. Per qualcuno la meritocrazia coincide con la superbia, la prevaricazione, la legge del più forte sul più debole. Ma è anche, e soprattutto, adesso che la gentilezza conviene. Ebbene sì, conviene ancora, e non per un tornaconto personale ma perché entrare in relazione con gli altri, creare un buon clima di convivenza significa saper gestire una situazione, significa considerare l’altro degno di rispetto e di ascolto.

Se, ad esempio, viene regalato un mazzo di rose a una ragazza si incoraggiano le sue emozioni, i suoi sentimenti. Si dà amore, fiducia. E, a proposito di sentimenti forti, in una poesia, emblema dello stilnovismo, Guido Guinizzelli sintetizza così questa nobiltà d’animo: “al cor gentil rempaira sempre amore”. La gentilezza, tanto per ribadirlo, è una nobiltà non legata alla nascita ma al valore della persona: a un cuore che sa essere gentile ritorna sempre amore.
In un articolo comparso su “Repubblica” qualche tempo fa ho letto che negli anni Cinquanta alla Olivetti regalavano una bicicletta ai neoassunti. Un gesto che dimostra non solo interesse verso un collega al primo giorno di lavoro ma che rafforza il senso di appartenenza, nutre l’autostima. La gentilezza è, dunque, il germe della fiducia dell’altro verso se stesso, dell’altro verso di noi.

Oggi, e con la crisi ancora di più, la gentilezza conviene. Non ci si potrebbe permettere di perdere tempo, perdere tempo è un lusso, ma proprio per questo è il momento in cui bisogna dare valore alle piccole cose, a quelle che ci fanno e fanno stare bene. Un sorriso, ad esempio, è un gesto semplice e, proprio come la gentilezza, estremamente contagioso.
La gentilezza, quella genuina, quella originale conviene ancora. Stiamo attenti, però, a non strumentalizzarla! Essere gentili non significa ripetere in maniera sterile e meccanica regole imparate da piccoli ed applicarle controvoglia perché così si fa e così si deve fare. Si cede il posto alla persona anziana o alla donna incinta non perché ce l’hanno insegnato ma perché così è giusto. Gentilezza è entrare nell’altro, empatizzare, mettersi nei panni del prossimo ogni giorno, anche quando si è in coda al supermercato o seduti in treno.
La gentilezza, in fondo, è un arte che non ha prezzo.

Sono Domenico, ho 29 anni e una passione smodata per la scrittura. Il mio sogno nel cassetto è scrivere un libro, l’altro è un viaggio per il mondo in sella alla mia bici. “Strappare la bellezza ovunque sia e regalarla a chi mi sta accanto” è quel che tento di fare attraverso i miei articoli. Spero che un pizzico di quella bellezza arrivi dritta dritta ai vostri cuori! Buona lettura!!!