Cosa è rimasto del Natale?

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Ormai manca poco, ci siamo quasi. Il giorno di Natale si avvicina e con esso si avvicinano le vacanze e, per i più fortunati, il pranzo coi parenti, lo scambi dei regali, la tombolata e i festeggiamenti. Ognuno di noi ha un modo diverso di vivere quest’attesa che si chiama Avvento. C’è chi la vive con gioia e trepidazione e chi invece con ansia. Ho fatto i regali a tutti? Ma i regali piaceranno? Oddio, dovrò rivedere quell’odiosa zia Peppina! Povera me, passerò il giorno prima a cucinare e quello dopo a riordinare!

Io vivo l’attesa con un dubbio esistenziale: trovandomi circondata di luci e lucine, alberi addobbati, Babbi Natale di varie forme e dimensioni e negozi più luccicanti di un Luna Park, mi sono chiesta, cosa significa il Natale oggi? Se togliamo l’Avvento, la nascita di Gesù, il Presepe e la Messa, che cosa resta? Solo una festa commerciale che esorta le persone a spendere e spandere e una pubblicità di dolci che invita a essere tutti più buoni?

La società sta eliminando sempre di più la religione dalla sfera pubblica – nei luoghi pubblici si contestano icone e Crocifissi, nelle scuole non si possono più fare recite che abbiano a che fare col Presepe – tuttavia ne mantiene i ritmi e le ricorrenze. Natale, ad esempio, non sarebbe un giorno di festa se la Chiesa Cattolica non avesse stabilito che è il giorno della nascita di Gesù; milioni di negozi e marche dovrebbero essere grati a chi crede nell’al-di-là già solo per questo! Lo festeggiano tutti, credenti e non credenti, ma non è una festa profana, come il 25 Aprile o il 2 Giugno. Per chi crede, il Natale rappresenta molto più che un semplice giorno di vacanza: è la voglia di lottare per gli altri, sapersi sacrificare per il prossimo, donare senza ricevere, credere senza sapere, avere speranza, sorridere per far sorridere gli altri, sentirsi vicini anche se si è lontani. Che cosa resta di tutto questo se si elimina la religione?

Ogni persona, ogni famiglia, ha un modo diverso di vivere il Natale, tuttavia sono sicura che tutti comprendano ugualmente un albero addobbato, un pranzone coi parenti vicini e lontani e uno scambio di regali. Perciò, ho pensato, forse anche nei gesti per così dire “profani” sono rimaste delle tracce del sentimento religioso. Nel fare l’albero insieme è rimasta traccia della voglia di collaborare per raggiungere un obiettivo comune, nello scambiarsi i doni c’è la voglia di donare e non soltanto di ricevere, nel consumare un pasto attorno allo stesso tavolo è racchiusa la voglia di condividere momenti, emozioni, esperienze. Allora, forse, non tutta l’essenza del Natale è stata stravolta.

Io adoro il Natale e le settimane che lo precedono perché nelle luci che illuminano la città vedo il riflesso di un luccichio del cuore, che ci esorta ad essere più generosi e altruisti, a donare non solo un oggetto materiale, ma un minuto del nostro tempo, delle nostre energie, del nostro sorriso a chi ci sta accanto.

Per me, il Natale è proprio questo, un luccichio del cuore, che non dovrebbe spegnersi con le luci dell’albero quando lo disfiamo, ma restare acceso, sempre, a illuminare ogni singolo giorno dell’anno.

E per voi? Cos’è il Natale?

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".