Cosa ha fatto Maometto per voi?

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Giugno 2009. Ad Asia Bibi, pakistana, trentasette anni, tre figli, viene chiesto di portare dell’acqua ad alcune colleghe, impiegate come lei in un’azienda agricola. Asia è impura, non prega Allah, non recita il Corano, ma crede in Gesù Cristo, data la sua appartenenza al cristianesimo protestante. Le battute delle colleghe non tardano ad arrivare: lascia perdere, vuoi portare l’acqua proprio tu? Proprio una cristiana deve portare l’acqua, rischiando di contaminarla? Nasce una discussione, in cui le lavoratrici cercano di convincere Asia a rinnegare il suo credo, ad abbandonare i suoi ideali religiosi in nome della verità che loro vogliono imporle.

E’ una lotta senza esclusione di colpi, arte oratoria e fine dialettica, perché lo spirito vivifica e dona sapienza, rende forti e non fa mai mancare la tenacia. Presa com’è da questa diatriba verbale, Asia pronuncia la frase scellerata: “Gesù è morto sulla croce per salvare l’umanità dai suoi peccati, cosa ha fatto Maometto per voi?”. Asia Bibi viene picchiata, rinchiusa in uno stanzino, oltraggiata da fiumi di parole irripetibili della piccola folla che si è radunata fuori. I suoi figli Sidra (18 anni), Esha (12 anni, disabile) ed Eshum (10 anni) non sanno ancora ciò che accadrà alla madre. Ashiq, suo marito, non sa ancora ciò di cui l’uomo e la legge sono capaci. Su pressione degli imam locali, Asia Babi viene denunciata per offese al profeta. Reato di blasfemia, sanzionabile con la morte. Il villaggio di Ittanwalai diviene per un attimo il centro del mondo. La mobilitazione è grande, da Roma a Londra, da New York ad Islamabad, dove il ministro per le minoranze, cattolico, propone appello all’Alta Corte. Negli ultimi giorni la speranza cresce, Asia può essere salvata. Deve essere salvata.

Quella di Asia è una storia di cui, in questo momento, non conosciamo la fine, anche se gli appelli si moltiplicano e anche il Papa ha mostrato tutto il suo dolore durante una delle ultime omelie. La speranza germoglia nei cuori di mezzo mondo. O forse no? Si è parlato troppo poco di Asia Babi? Forse la lotta (giusta) per salvare Sakineh ha messo in ombra una storia diversa nelle premesse ma sostanzialmente identica nelle conclusioni? Ai mass media interessa lo scempio nei confronti dei cristiani in Medio Oriente? Qualcuno ha a cuore la sorte dei cristiani? Le recenti persecuzioni di Baghdad hanno scosso qualcuno? I cristiani sono forse l’immondizia del mondo? Sono quelli di cui nessuno si preoccupa, perché sono notoriamente pazzi e da secoli non fanno altro che cercare il martirio?

Non sappiamo nulla del destino di Asia Babi, ma sappiamo senz’altro una cosa: se nel 2010 continuano ancora le persecuzioni di stampo religioso, non c’è da stare tranquilli. Si identifica il cristiano con l’occidentale, l’occidentale con l’americano, l’americano con l’invasore, in un circolo vizioso che si chiude sempre sul cristiano per poi ricominciare il suo corso di morte e distruzione. Non so bene quali siano le cause di tanto odio, anche se continuo a pensare inevitabilmente che in Medio Oriente qualcuno abbia sollevato un polverone inutile per brame di potere, incurante di ciò che poteva accadere ai non musulmani e ai musulmani stessi in lotta tra loro. Abbiamo (meglio, hanno) portato la guerra, andando a sconvolgere difficili equilibri. Abbiamo ignorato per anni il dialogo con i Paesi orientali, li abbiamo declassati a semplice oggetto di conquista.

Io continuo anche a pensare però, non senza una certa testardaggine, che il dialogo con l’Islam sia ancora possibile. Sono tante le cose che ci accomunano, che ci possono rendere fratelli nella fede. Finchè tuttavia continueranno a verificarsi simili episodi, l’integrazione fuori dall’Europa resterà difficile e complessa. In Italia possiamo fare tanto per una convivenza proficua, ma dobbiamo convincerci che l’integrazione nei nostri Paesi è sempre la prima causa di reciprocità.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.