Così ho messo le ali ai piedi

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Ci vuole passione, la forza di ricominciare da capo ogni volta che sbatti davanti a un “no”, il senso del sacrificio per le rinunce che devi fare, un pizzico di fortuna. Sono le condizioni di base per sperare, solo sperare, che un giorno il sogno di diventare un “artista da copertina” si avveri. Che la tua carriera, come “dice” Cesare Cremonini nel titolo del suo libro, metta Le ali sotto ai piedi.

Il cantautore bolognese è uno di quelli che ci è riuscito a decollare, dopo una serie di false partenze e di tonfi. Lo racconta nelle pagine di questa autobiografia che descrive la vita di un ragazzo come tanti che s’imbatte nelle sette note fin da piccolo. Suor Ignazia, una “suora dal dolce sorriso baffuto” lo metterà davanti a un pianoforte, e dai quei tasti bianchi e neri Cesare non si staccherà più.

Il libro parte proprio da qui e narra i suoi anni da ragazzino attorcigliati alla musica: gli studi classici, le discussioni con i genitori, la prima band, le cotte per le ragazze, le prime canzoni e la nascita dei Lùnapop. La storia si ferma a questo capitolo, quello della svolta: con il gruppo che nel 1999 venderà 350 mila copie del singolo 50 Special e un milione e mezzo di pezzi dell’album Squerez?, diventando un fulmineo “fenomeno generazionale”.

I Lùnapop finiranno la loro avventura un anno dopo. Per Cesare, invece, continuerà sulla strada da solista, con quattro album di successo, l’ultimo dei quali, Il primo bacio sulla Luna, ancora in classifica dalla sua uscita nello scorso settembre. E adesso questo libro (…), per fermare un periodo fatto di bei ricordi: una fotografia forse già un po’ sbiadita, ma proprio per questo più affascinante.

Per quali ragioni hai scritto questo libro?
È un doppio omaggio: a 50 Special, che uscì proprio dieci anni fa, e a un periodo, quello degli anni ’80 vissuti da me, che adesso mi sembra lontano. Una sensazione giustificata dalla velocità dei cambiamenti visti negli ultimi decenni: all’epoca, ero un ragazzino che trascorreva il tempo in campagna sognando di fare il cantante e non esistevano internet né cellulare.

Che cosa ha cambiato questa accelerazione? tecnologica?
Buona parte della comunicazione e della vita. Oggi, per fortuna o purtroppo, penso quanto questi strumenti abbiano cambiato i nostri comportamenti nell’aver a che fare con i sogni, le speranze, le incertezze. In passato, c’era un’ingenuità che aveva un peso importante nell’esistenza, mentre ora è abbastanza mortificata. Rare volte ci si meraviglia di qualcosa.

Tanti ragazzi chiedono come avere successo. Il libro offre una risposta?
No, semplicemente perché ogni storia è unica e irripetibile. Certo, come mi dice Gaetano Curreri degli Stadio in un episodio del libro, bisogna “studiare, studiare e studiare”. Oggi un ragazzo a cui viene rifiutata una sua canzone non sa accettarlo, e non sa accettare i propri limiti, non capisce che deve ancora crescere.

Hai frequentato il catechismo e un istituto religioso, suor Ignazia ti ha dato le prime lezioni di piano. È ancora importante la religione per te?
Tantissimo. Scrivere queste pagine mi è servito anche a scavare dentro di me, a capire cose che non conoscevo bene, e una di queste è la religione. La mia famiglia era religiosissima e mi ha dato questo tipo di educazione. Sono giovane, e devo confessare che non ho ancora trovato la mia completa dimensione spirituale, sono alla ricerca di qualcosa. Ma ogni volta che mi sono allontanato da quella strada, ho perso luce: so che la via è questa. Un concetto rafforzato dall’incontro con persone piene di fede: il loro equilibrio e la loro serenità mi hanno sempre affascinato.

Racconti che a scuola l’insegnante faceva tenere una specie di diario dei valori: amore per la natura, rispetto della diversità, della famiglia, dell’educazione civica?
È stato bello ricordare questo periodo e la maestra Mantinovi che mi ha accompagnato nelle elementari. È in quegli anni che ricevi i primi insegnamenti importanti e formi le tue convinzioni, che mi sono serviti nella vita. Per fortuna, non ci liberiamo più delle cose belle che ci vengono messe da piccoli nel cuore e nella testa, così come purtroppo anche delle cose negative.

Un capitolo è dedicato a Freddie Mercury. Cosa ha significato questo leggendario artista per te?
È stato fondamentale e mi dispiace di non averlo potuto vedere dal vivo. Non sono riuscito nemmeno a raccontare come volevo la gioia con il suo incontro e il dolore per la sua scomparsa: è stato come perdere un amico o un amore, e non si trovano mai bene le parole in certi momenti.

Il “cuore” del libro mi sembra si trovi in una frase: “Prenditi cura della musica, e la musica si prenderà cura di te”. È così?
È il senso di questa “storia” e della mia vita. Ho ricevuto tanto dalla musica, ma penso di aver dato tanto anch’io alla musica. Ancora adesso le dedico buona parte del mio tempo, dei miei pensieri, delle mie preoccupazioni. La proteggo come se fosse una figlia. Quella frase, dunque, non si riferisce solo a quel periodo: è un ponte che unisce il mio passato fino a oggi.

Articolo tratto da Mondo Erre, a firma di Claudio Facchetti.

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