Crescere…?

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C’è una sottile linea d’ombra che separa l’età infantile da quella adulta, l’età dei sognatori illusi da quella dei sognatori felicemente realisti. Quella sottile linea d’ombra che si chiama, tra le altre cose, responsabilità. Mi colpisce, perché è un tema che ritorna.

La linea d’ombra di Conrad parla proprio di questo: un marinaio che viene posto di fronte alla possibilità di prendere possesso di una nave e guidarla, lui, alla mèta, lui solo. Non più aiutante, non più secondo ad altri, ora deve essere lui il protagonista: “Una nave! La mia nave! Era mia, assolutamente mia per possesso e cura più di qualsiasi altra cosa al mondo. Era là che aspettava me, ammaliata, incapace di muoversi, di vivere, di uscire nel mondo, come una principessa stregata”.

Quella nave è metafora della nostra vita. Ma torniamo al marinaio e alla sua storia, poiché deve essere lui  ad affrontare bonaccia o tempesta, buona o cattiva sorte – ed è proprio la cattiva sorte che accompagna la sua nave con una maledizione: tutta la truppa morirà eccezion fatta per lui e il cuoco di bordo, ma riuscirà a conquistare la crescita, l’età adulta attraversando in una sorta di sospensione, una vita in mare aperto, una condanna alla febbre gialla, mille prove. Nulla gli verrà risparmiato, ed è così: la vita non ti risparmia niente, non edulcora la pillola, te la presenta in tutta la sua crudezza. Sono i tuoi occhi a leggerla con cinismo o con dolcezza, con maturità o coi capricci. Sei tu a decidere.

E Jovanotti ha voluto dir la sua a riguardo con un testo poco conosciuto del suo album “Lorenzo l’albero”. Ironia della sorte, si intitola proprio “La linea d’ombra”, tanto quanto quella di Conrad, e parla di un capitano. Il testo integrale lo riporto sotto sperando susciti interesse e riflessione. Anche qui si tratta di un marinaio che vive la pesantezza dei viaggi, dei panni sporchi, della nostalgia di casa. Un sognatore che si fa cullare dall’onda notturna pur nella consapevolezza della sua precarietà. Perché siamo così, precari, instabili in bilico su un sottilissimo filo che attraversiamo in punta di piedi. Basta un soffio di brezza leggera per farci cadere clamorosamente, nel nulla. Noi, così sensibili, così mutevoli e metereopatici che giochiamo a far gli equilibristi della nostra vita. Se solo sapessimo, con certezza, che una rete sotto c’è, saremmo sereni. Saremmo sereni di affrontare il passaggio della linea d’ombra. Di guardare l’orizzonte scosso dalla tempesta o bloccato in una bonaccia ovattata e umida sulla nostra pelle, e capire che qualsiasi sia la difficoltà da affrontare, non l’affrontiamo soli.

La vita è fortunatamente piena di sorprese. Piacevoli o spiacevoli, ci portano di fronte a tante linee d’ombra ogni giorno. L’interrogazione andata male, i genitori che ci beccano a rientrare dopo l’ora di coprifuoco stabilita, il fratello da accudire mentre la partita di calcetto salta, l’amico intrattabile… anche solo i propri umori basterebbero, ma no, ci si mettono pure gli altri a ‘rovinarti la vita’. Pessima espressione! Se tutto questo fosse per noi occasione d’imparare ad amare la nostra libertà di scegliere e di non poter scegliere, di essere e di non poter essere, di fare o di essere bloccati… di amare o rifiutare – perché amare è accogliere.

Non importa quando faremo il grande passo dall’adolescenza al mondo degli adulti – non è poi bella la sindrome di Peter Pan?? -, non importa quando passeremo “LA” linea d’ombra. Ciò che conta sono i tanti piccoli passi che ci costruiscono, ci edificano, ci rendono saldi, aiutano a creare la nostra personalità, il nostro carattere, la nostra umanità, il nostro cuore. In fin dei conti, vincere la paura della linea d’ombra.

 

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LA LINEA D’OMBRA – LORENZO JOVANOTTI
La linea d’ombra
la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo
a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
mi offrono un incarico di responsabilità
portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
è la mia età a mezz’aria
in questa condizione di stabilità precaria
ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto
mi giro e mi rigiro sul mio letto
mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome
il fondo del caffé confonde il dove e il come
e per la prima volta so cos’è la nostalgia la commozione
nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione
per ogni strappo un porto
per ogni porto in testa una canzone
è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione
senza preoccupazione
soltanto fare ciò che c’è da fare
e cullati dall’onda notturna sognare la mamma… il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante
mi hanno detto che la paga è interessante e il carico è segreto ed importante
il pensiero della responsabilità si è fatto grosso
è come dover saltare al di là di un fosso
che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato
saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto
di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura
cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?
La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio
le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio
"la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione"
arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione
e adesso è questo giorno di monsone
col vento che non ha una direzione
guardando il cielo un senso di oppressione
ma è la mia età dove si guarda come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà
che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera
dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera
ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare
mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo
l’astrologia che mi racconta il cielo
galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare
ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare.
Mi offrono un incarico di responsabilità
non so cos’è il coraggio se prendere e mollare tutto
se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare
ma bella da esplorare
provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare
portato questo carico importante a destinazione
dove sarò al riparo dal prossimo monsone
mi offrono un incarico di responsabilità
domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto per partire
getterò i bagagli in mare studierò le carte
e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte
e quando passerà il monsone dirò levate l’ancora dritta avanti tutta
questa è la rotta
questa è la direzione
questa è la decisione.