Cronache dal Centro Italia

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Comincia oggi un’avventura insolita: un reportage dalle zone terremotate, seguendo un coraggioso diciottenne.

La strada verso San Severino Marche è lunga e buia. Si parte che è quasi mezzanotte, la Basilica di Sant’Antonio rifulge placida, Padova riposa spensierata. Un furgone sei posti, cambio automatico, sfreccia verso l’autostrada: è il mezzo 171 CISOM, a bordo tre uomini sulla trentina e un ragazzo appena diciottenne. Riccardo è il più piccolo di questo insolito quartetto: uno studente liceale dalla media altalenante, promettente cabarettista, un adolescente come tanti. O forse no. Da qualche anno, complice un prete carismatico, è membro attivo del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta: partecipa ad una catechesi annuale, ogni settimana assiste malati e diversamente abili, ma soprattutto li accompagna durante i grandi pellegrinaggi. E’ questo desiderio a renderlo unico: donarsi agli altri. A chi gli domanda cosa ci faccia su quel mezzo 171 in una notte così buia, risponde così:

La mattina del 30 ottobre mi trovavo a Loreto, precisamente nel Palazzo Illirico, Centro d’accoglienza per i pellegrini. Assistevo un gruppo di malati giunto in visita alla Casa della Madonna. Era l’ultimo giorno di servizio e il mio turno durava da circa un’ora. D’improvviso la scossa. Il primo pensiero? Per gli occhi dell’anziano che avevo di fronte: invasi dal panico. Tentavo goffamente di rincuorarlo: ‘Non si preoccupi, sono io che con la gamba agito il suo letto’. Avrei voluto chiamare casa, la mia ragazza: ‘Sto bene, sto bene, solo qualche lampadario sbatacchiante, qui tutto ok!’. Ma dai piani inferiori salivano grida di sgomento: gli armadi erano stati scaraventati a terra. Bisognava evacuare. Qualche minuto di panico e fiatone e già eravamo in strada: automi efficientissimi, nessuno osava parlare, nessuno osava fare domande. Ci si preoccupava dei malati e questo serviva a non pensare. La gente abbandonava le case, sbigottita, ancora assonnata, rintronata. Tutti già sapevano, eppure tutto taceva: ci risiamo, altra sofferenza, altro dolore. Non potrò dimenticare quelle facce sconsolate, come se niente ci fosse da fare, come se nessuna speranza potesse essere sperata. Di fronte a quei malati ho giurato a me stesso che qualcosa avrei fatto, che avrei accettato ogni sfida. Nel frattempo ho fatto ritorno a casa: il pellegrinaggio si è concluso in anticipo. Ma già il giorno seguente è arrivata la chiamata: dal centro di soccorso chiedevano qualcuno che si intendesse di informatica per il nodo cruciale della logistica, per trovare una sistemazione a tutti gli sfollati. Era l’occasione che aspettavo. Il 31 ottobre l’ho trascorso al telefono. Il responsabile della sezione CISOM della mia città, la coordinatrice di classe al Liceo, mia madre, la mia ragazza, il mio migliore amico: tutti alla fine hanno acconsentito. Trascorrerò tre giorni nel Centro Italia, sarò volontario tuttofare: informatico, addetto al trasporto personale o al supporto alla popolazione. Cosa farò di preciso lo scoprirò solo una volta raggiunto il campo sfollati di San Severino Marche. Ma una cosa è certa: ci sarò.

Mentre scrivo, Riccardo è in viaggio. Arriverà tra qualche ora. Per tre giorni lui sarà gli occhi e io la penna, perchè la sua avventura non resti fine a se stessa, ma possa essere di ispirazione per tutti noi, perchè il suo coraggio possa suscitare altro coraggio. Le persone che incontrerà, le fatiche, le sofferenze e le gioie, le piccole conquiste quotidiane, tutto cercherò di raccontare in presa diretta, come se anche noi lettori potessimo essere lì al suo fianco. Al fianco di quanti stanno donando silenziosamente l’anima per le popolazioni colpite dal sisma.

Alvise Renier

Perdutamente affascinato dalla domanda che il pastore errante dell’Asia non riesce a trattenere di fronte al cielo stellato: “Che fai tu Luna in ciel?”. E’ lo stupore il sale della vita! Amante della realtà in tutte le sue sfaccettature: continuamente teso alla ricerca della meraviglia e dell’infinito. Acerrimo nemico dell’indifferenza e terribilmente curioso, assetato di conoscenza, inguaribile ottimista. Scrivo per andare oltre, al cuore della realtà.