CV Dreamer #1: Matteo Savazzi lancia un crowdfunding per Huarmey

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C’è chi dopo la laurea parte per Ibiza e chi prende un volo per un campo di volontari in Perù. Matteo Savazzi, il nostro primo Dreamer, ci mostra un volto inedito dei millennial, ben lontano dai bamboccioni che dipingono i media: ragazzi che hanno voglia di rimboccarsi le maniche per aiutare.

Inauguriamo la nuova sezione dedicata ai giovani talenti con il nostro primo Dreamer. Matteo Savazzi (24), laureato in ingegneria biomedica a fine aprile, sentiva da tempo il bisogno di viaggiare, di scoprire nuove culture e, soprattutto, di fare qualcosa per gli altri. «Non mi sono mai impegnato nel sociale, è qualcosa che mi è sempre mancato durante gli studi, non mi sono mai impegnato attivamente in politica, o per la mia città, mi dispiaceva. Da qualche parte volevo iniziare». Così il 2 giugno, circa un mese dopo la cerimonia, prende un volo per… Ibiza? Londra? Barcellona? No, per Huarmey, Perù.

Huarmey è una cittadina di circa 16 mila abitanti, che a partire da marzo è stata devastata da abbondanti piogge, alluvioni e colate di fango. In tutta la regione sono state 92 le vittime del maltempo, 639 mila le persone sfollate. Data l’emergenza, l’associazione All Hands ha inviato un team di volontari per affiancare gli organi locali nella ricostruzione.

E Matteo come ha conosciuto All Hands? Semplice, grazie a Facebook. «Ho chiesto a un amico se conosceva persone che avevano fatto volontariato e lui mi ha portato sul profilo di una sua amica. Dalle foto ho notato subito la sua maglietta, con la scritta All Hands. Così sono andato a guardarmi il sito e ho scritto all’associazione. Mi hanno preso subito». All’associazione non importa chi sei o perché lo fai, accolgono tutte le mani desiderose di impegnarsi.

Il campo di Huarmey è fatto da circa una cinquantina di volontari e solo cinque membri dell’associazione. «Siamo tutti giovani» racconta Matteo «Ragazzi dai venti ai trent’anni, soprattutto inglesi e americani, ma anche spagnoli, italiani» e un filippino, che ha conosciuto All Hands dopo il terremoto in patria e ha deciso di seguire l’associazione per aiutare anche altri paesi devastati dalle forze della natura. «Dell’associazione mi è piaciuto proprio questo, che facesse qualcosa di concreto: ricostruire dove la natura ha distrutto». O in altre parole, come recita il claim, «ricostruire la speranza». E la vedono, questa speranza, ricostruita sui volti degli sfollati che possono tornare nelle loro case, sui bambini che possono tornare a scuola.

I giovani volontari di All Hands lavorano «come macchine», senza fermarsi, dal mattino alla sera. È un lavoro fisico, molto faticoso, perché i mezzi tecnici sono pochi e gli unici attrezzi utili e a basso costo sono le mani. Ma sono motivati dai sorrisi delle persone, che per strada li fermano, li ringraziano, chiedono “quando verranno a pulire la loro casa”.

Adesso immagino che, come me, sarete curiosi di sapere quale fosse la giornata tipo di Matteo a Huarmey. Si parte presto, dalla sveglia alle 6.30, e si inizia a lavorare alle 7.30, all’una si fa un’ora di pausa pranzo, dopodiché ci si rimette all’opera fino alle 4.30. Alle 6 di sera c’è il meeting, poi la cena e alle 9.30 il coprifuoco «per ragioni di sicurezza». Insomma una routine serrata, tanto lavoro e poche pause.

Le attività svolte dai volontari sono principalmente tre: 1) pulire le case dal fango, 2) demolire i ruderi, 3) portare via le macerie. Con una sola ruspa a disposizione, il resto si fa a braccia o con carriole e piccoli attrezzi. «Sono arrivato alla fine del progetto» racconta Matteo «l’associazione era già lì da già due mesi, non c’era più fango per tutta la città, di base bisognava pulire le case e i retri della case». Demolire, pulire, portare via i ruderi. In campo c’erano quasi solo i volontari di All Hands: «c’è stato poco supporto da parte degli enti governativi».

Ma ora veniamo ai numeri. Stando alle ultime cifre, il progetto All Hands Perù ha pulito dal fango 158 case, ha disinfestato dalla muffa 18 scuole, demolito 47 case, ricostruito 1 casa temporanea e 2 classi temporanee. In totale il programma “Flood Response” durato 4 mesi ha avuto un impatto sulla vita di più di 3000 persone, 2067 bambini possono tornare a scuola. Ma «al di là dei numeri, bastano i sorrisi e le parole della gente per capire quanto il lavoro di All Hands sia realmente d’impatto».

Per questo Matteo ha lanciato una pagina personale di fundraising per sostenere un progetto in cui crede molto. «La destinazione dei soldi è chiara» spiega «vanno direttamente al progetto All Hands Perù, in particolare servono per comprare cibo, materiali e attrezzi (carriole, pale, camion) e per costruire una nuova scuola a Piura». Piura è una cittadina più a nord, anch’essa gravemente danneggiata, dove il progetto si sposta proprio in questi giorni e proseguirà fino a fine settembre. Insomma, Matteo ha bisogno del nostro supporto! Per donare cliccate qui.

Quello che colpisce del nostro primo Dreamer è che, dopo anni passati sulle sudate carte di ingegneria (e sappiamo quanto sia faticosa come facoltà), invece di andare a divertirsi in qualche meta di svago, abbia preso un aereo verso un paese povero e si sia rimboccato le maniche per aiutare. Ci vuole tanta forza, tanto coraggio e una grande generosità. Alla faccia di chi dice che la nostra sia una generazione di bamboccioni! Per questo siamo fieri di raccontare la sua storia su Cogito e gli auguriamo buona fortuna per tutti i suoi progetti futuri.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".