C&V intervista Alessandro D’Avenia

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Alessandro D’Avenia è forse il caso letterario dell’anno. Non capita a molti di pubblicare il primo romanzo con una casa editrice come Mondadori e soprattutto trovarsi in cima alle classifiche dei libri più venduti per così tanto tempo. Cogitoetvolo ha un rapporto “particolare” con l’autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue, il quale, oltre ad aver dato un appoggio fondamentale nel momento della nascita del sito, fa parte anche del suo comitato di direzione.

Non poteva quindi mancara una nostra intervista ad Alessandro. Il quale ha risposto con il solito entusiasmo e disponibilità, nonostante i suoi innumerevoli impegni.
Buona lettura!

 

Un libro nasce nel cuore e nella mente del suo autore, ma finché non si confronta col suo pubblico si può dire che esiste solo a metà. Tu stesso nella stesura del romanzo hai voluto far ricorso al consiglio dei tuoi studenti e questo ha certamente dato ricchezza e colore nuovi alle pagine della stesura definitiva. Alla luce dell’accoglienza che il romanzo ha avuto dal pubblico, delle critiche – costruttive o meno – che hai ricevuto, oggi cambieresti qualcosa?

Non ho scritto questo romanzo pensando al pubblico, ma l’ho scritto per essere fedele all’ispirazione che avevo avuto. Ciò non toglie che sia stata necessaria una fase di confronto con persone molto diverse: amici e studenti. Necessaria perchè nella scrittura a volte sei talmente dentro che non vedi più nulla, non riesci ad essere oggettivo. Se c’era qualcosa da cambiare era prima della pubblicazione ed è un percorso che ho fatto. Adesso se potessi tornare indietro non cambierei nulla:  c’è altro da scrivere, la ricerca prosegue, quel capitolo è chiuso.

 

Nella vicenda di Leo, nel mondo in cui vive, molto realistico per molti versi, sembra non ci sia nessuno capace di pensare o volere il male dell’altro. Il male morale, la traccia del peccato, il marchio di Caino, sembra assente. Sembra esista solo il male fisico, la disgrazia della malattia. Mentre nella vita quotidiana ci confrontiamo con la malizia nostra e delle persone intorno a noi, nei giudizi, nelle azioni. Anche tu l’avrai sperimentato mille volte. Perché non c’è traccia di tutto questo nel tuo libro?

Non era la ricerca che volevo fare in questa storia. Volevo affrontare il problema del male metafisico: la morte e il dolore. Il mio protagonista doveva rispondere alla sua domanda: l’amore è più forte della morte, o il bianco del dolore e della morte inghiottono tutto? Il male morale è lasciato sullo sfondo, non era la storia e non erano i personaggi per scandagliare questo mistero. Nei prossimi libri…

 

La pagina di Facebook è piena di commenti positivi ed entusiasti dei lettori, segno che il libro ha colpito nel segno. Giovani e adulti si sono sentiti interpellati e hanno risposto ai numerosi richiami lanciati dal libro. Eppure a ben vedere molti commenti sono emotivi e un po’ superficiali, riguardano le sensazioni più che le idee. È questo che volevi? Suscitare emozioni forti e basta? Regalare qualche ora di sentimenti positivi? O ti aspettavi una reazione diversa?

Siamo in un’epoca in cui il valore delle cose è pari alla quantità di emozioni che suscita. Il mio romanzo parte da lì, intercetta l’attenzione emotiva dei lettori, ma a poco a poco li aiuta a mettere la testa nel cuore. Non è vero che i lettori rimangano ad un livello superficiale. Sicuramente un commento di facebook può sembrare così (cosa volete trattati filosofici in un commento di un social network?), ma potrei pubblicare un libro con le lettere di ragazzi, genitori, insegnanti che mi scrivono e che mi raccontano cose tutt’altro che superficiali.
Riporto esempi tratti da lettere di lettori:
– “Questo libro ha tutto quello di cui abbiamo bisogno noi ragazzi: ci fa sentire compresi, ma non ci fa sconti”;
– “mi manca qualcuno che mi ricordi in cosa credere, mi manca un modello, in un mondo in cui i modelli non sanno più svolgere il proprio compito; mi manca sentire qualcuno che creda nel bene, ed è così triste non riuscire a credere nel bene a sedici anni”;
– “ed è questo di cui abbiamo bisogno noi ragazzi: non di romanzi che facciano fantasticare su relazioni perfette vissute lontano da tutto e da tutti, o da storie d’amore principesche, ma di vicende reali, sofferenze, rimpianti e incertezze che ci formino”.

Altro che facili emozioni…

 

Una domanda classica, che forse anche tu avrai posto tante volte ai tuoi alunni: quali sono i cinque libri della tua biblioteca che salveresti dall’incendio? E perché?

La Divina Commedia: non sono io che leggo Dante, ma Dante che legge me.
La Bibbia: il cuore dell’uomo in tutte le sue sfaccettature, dal male più oscuro all’altezza più luminosa.
Odissea: Itaca è il centro di ogni nostra ricerca.
Shakespeare (non so scegliere…): l’invenzione dell’uomo moderno.
Dostoevskij, Delitto e Castigo: il coraggio di guardare il demone che abbiamo dentro e il coraggio di farsi salvare.

 

Credi molto nell’insegnamento come luogo dove ascoltare i ragazzi e aiutarli a sviluppare talenti e qualità personali, e non solo per trasmettere conoscenze e nozioni. E come te molti colleghi professori lavorano con questo ideale. Tuttavia il sistema-scuola non sembra andare in questa direzione. Cosa pensi della riforma della scuola? Cosa faresti se avessi una bacchetta magica?

Si tratta di una riforma strutturale, un riordino più che una riforma. Non va a toccare i punti chiave della scuola: la qualità dell’insegnamento, la collaborazione scuola-famiglia. Se avessi la bacchetta magica farei innamorare tutti i prof di quello che insegnano e dei ragazzi a cui lo insegnano. Sai che scuola viene fuori?

 

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.