CV Talent #6. Simona Zito, quando il calcio è roba anche per le ragazze

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Simona: una ragazza che fa il difensore, che studia Ingegneria e che lavora coi bambini

Conosciamo tutto del calcio. I giornali ci tengono costantemente informati sul nuovo stipendio di Cristiano Ronaldo o sulla nuova ragazza di Mario Balotelli. Eppure a stento conosciamo le protagoniste del calcio femminile. Si tratta di un ambiente profondamente diverso, ma altrettanto interessante.
Oggi, per comprendere meglio questo mondo, abbiamo scambiato due parole con Simona Zito, giovane studentessa palermitana con la passione per il calcio.

Simona Zito

Ventuno anni di simpatia e una vita trascorsa sui campi da gioco con l’obiettivo di divertirsi e – perché no? – di dimostrare al genere maschile che questo è uno sport adatto anche alle donne.
Difensore centrale, all’occorrenza centrocampista, il mister la considera un vero e proprio jolly in campo. Umilmente Simona afferma che, in campo, nessuno è irremovibile.
Piede preferito il destro. Caratteristiche principali: tiro potentissimo, brava con i calci di punizione e ottima capacità di posizionamento nell’uno contro uno “Mi piace farmi puntare e adoro i contrasti”. La giovane numero 6 della Ludos Palermo si ispira a Sergio Ramos del Real Madrid e Milan Skriniar dell’Inter. “Dal calcio femminile apprezzo molto Wendie Renard, nazionale francese e vincitrice della Champions League”.
Tifosa – ma non in modo accanito – della Juventus, Simona sogna di giocarci un giorno in Serie A.

Ciao Simona. Ci chiedevamo come ti sei avvicinata al mondo del calcio.
Gioco dall’età di 5 anni grazie alla mia famiglia per la quale il calcio è sempre stata una passione: potrei parlarti di mio fratello o addirittura di mio padre che ha giocato in Serie C col calcio a 5. Vedere mio padre mi ha aiutato molto, ma si tratta di una passione che è partita soprattutto da me. Penso a quando giocavo per strada coi miei cugini.
A dire il vero, prima del calcio praticavo danza, ma quando mia madre mi ha infilato addosso il tutù, ho chiesto a mio padre di iscrivermi presso una scuola calcio. Ho trascorso ben 10 anni con una squadra maschile. Non tutti sanno che le scuole calcio permettono alle ragazze di giocare fino ad un’età di circa 13 anni.

Quale considerazione avevano i tuoi compagni verso di te? E gli avversari?

Wendie Renard, giocatrice dell’Olympique Lione

I miei compagni mi hanno sempre rispettata, anche se spesso c’era sana competizione tra noi. Mentre dagli avversari venivo discriminata per il fatto di essere una bambina “Ah, ma c’è una femmina in campo”. Ma i miei compagni hanno sempre preso le mie difese “Ora vedrete come gioca”. In effetti, quando toglievo il pallone agli attaccanti avversari, assistevo a scene esilaranti “Sei scarso, ti sei fatto togliere il pallone da una femmina!”. Giocando in difesa capitava spesso, e gli avversari si innervosivano facilmente.

Cos’è successo dopo l’esperienza con la scuola calcio?
A 14 anni sono andata a giocare nell’Orlandia 97, la squadra femminile di Capo d’Orlando (ME). Mi allenavo tutta la settimana a Palermo con la mia vecchia scuola calcio e andavo lì solo per la rifinitura e la partita.
A quei tempi, la squadra militava in Serie A ma non ho mai potuto esordire nella massima categoria per motivi di età. Ho potuto giocare soltanto il campionato Primavera. Pensa che l’età media era di 17-18 anni e io ne avevo 14. Ero la più piccola tra le piccole. Questa esperienza, comunque, mi ha permesso di essere convocata dalla Rappresentativa Siciliana Under 15 e dalla Nazionale Under 15.

Dopo l’annata a Capo d’Orlando cosa hai fatto?
Sono tornata a Palermo e ho preso un anno sabbatico. Dopodiché ho iniziato a giocare in quella che è la mia attuale squadra, la Ludos che, al tempo militava in Serie B, un campionato nazionale: parliamo di trasferte a Roma, Napoli…
Dal prossimo anno, torneremo ad affrontare un campionato interregionale. Avremo la possibilità di farci vedere e di farci apprezzare. La Ludos è una società seria, per cui pretende impegno e dedizione. Ci alleniamo quattro volte a settimana anche se il campionato è finito perché vogliamo presto tornare in Serie B. E io ci credo.

Logo della ASD Ludos

Quest’anno avete vinto il campionato. Siete una bella squadra.
Senza dubbio. Ci sono dei singoli che valgono davvero tanto. Ma ne avremo la conferma il prossimo anno, con avversari più forti. Noi siamo una squadra giovane ma, in questo sport, molte ragazze arrivano anche a giocare fino a 45 anni. Quando ho iniziato, una mia compagna di squadra aveva l’età dei miei genitori. Se hai la forza, ci arrivi tranquillamente.
Il calcio femminile è considerato un calcio dilettantistico, soltanto una recente riforma ha fatto in modo che Serie A e B diventassero categorie affiliate alla FIGC, le altre sono LND. Rispetto al calcio maschile, viene meno la componente del business. Pensa che in squadra abbiamo un solo portiere e attualmente non abbiamo le giovanili: periodicamente dobbiamo organizzare dei provini per trovare nuove giocatrici.

Il territorio come risponde?
Il sud è sempre screditato. Le possibilità che abbiano noi non sono le stesse rispetto a quelle che hanno le ragazze del nord. Sponsor a parte, soldi non ne girano. Speriamo in un aiuto da parte della Regione in vista delle trasferte che affronteremo. Probabilmente ci verrà affidato il Velodromo come stadio per giocare e, senz’altro, sarà un motivo di vanto nei confronti delle società che verranno da noi.
Sarebbe bellissimo se la Ludos, unica squadra femminile a Palermo da 25 anni, potesse diventare la società femminile del Palermo Calcio.
Fortunatamente abbiamo il supporto dei tifosi. Alle partite capita che ci vengono a guardare i bambini che alleniamo.

Fate anche le allenatrici?
Si. Alcune ragazze della squadra lavorano come allenatrici presso le scuole calcio, altre studiano ancora alle scuole superiori. Io faccio di tutto: studio gioco e lavoro. Mi tengo impegnata. Sto anche per prendere il patentino UEFA E, per i bambini. È importante averlo perché, al giorno d’oggi, tutti si credono allenatori. In realtà bisogna sapere cosa si sta facendo ad un bambino di 5/6 anni a livello psicologico e fisico. Ci vuole un minimo di competenza.

Simona Zito

Come fai a dire ad un bambino di giocare in un ruolo piuttosto che in un altro?
Non puoi dare dei ruoli ad un bambino. Vogliono tutti fare gol. Diciamo che il trucco sta nel capire chi ti ascolta di più. C’è per esempio un bambino che alleno: è bravissimo ed è molto tecnico per la sua età, ma lo tengo in difesa. In questo modo impara ad ascoltare l’allenatore, poi quando avrà 10/12 anni potrà fare ciò che gli viene più naturale, ciò per cui ha una propensione.

Ti dedichi a tante cose. Quanto è pesante tenere vive tutte queste passioni?
Sì, è pesante. Ma è anche appagante. Anche lo studio dell’Ingegneria, per me, è una passione. La gente resta sorpresa quando scopre che, a differenza di molte mie compagne, non studio Scienze Motorie. Io, se non dovesse andare bene la carriera da ingegnere, potrei al massimo dedicarmi alla carriera da allenatrice. Mi piace muovermi: non sono tipa da stare dietro la scrivania. Dopo il diploma, non mi sono subito iscritta all’Università, ma ho dato ripetizioni ai bambini. Purtroppo era una un lavoro che non mi piaceva perché non avevo pazienza. È la stessa cosa trasmettere ad un bambino la passione per il calcio o dovergli spiegare la storia e la geografia?

Quali sono i tuoi obiettivi per il futuro? La nazionale?
C’è sempre da imparare e da migliorarsi. Nella mia breve carriera ho già avuto tante soddisfazioni. Penso al Torneo delle Regioni di quest’anno. Si tratta di un torneo, tra selezioni regionali femminili Under 23. Io ero il vice capitano della Sicilia, una regione piccola calcisticamente e che non partecipava al torneo da tre anni. C’era curiosità di vederci in finale con la Lombardia. In realtà non me lo aspettavo neanche io: il nostro gioco non era granché eppure avevamo carattere, cosa che è venuta a mancare alle altre squadre.
Per quanto riguarda la Nazionale, così come la Serie A, è sicuramente un sogno che ho da bambina ma forse ci credevo più a 17 anni che adesso. Per arrivare a grandi obiettivi, bisogna lavorare.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.