CV talents #2: i giovani scienziati di Nemesys

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Cervelli in fuga? No thanks. Alessia Zibecchi e il suo team ci raccontano il progetto che ha partecipato a un prestigioso programma spaziale europeo e che rende orgogliosa l’Italia.

Ogni anno team di studenti da tutta Europa partecipano al programma REXUS/BEXUS, realizzato dal centro tedesco aerospaziale (DLR) e dal Comitato Nazionale Svedese per lo Spazio (SNSB), in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il programma permette a giovani studenti di realizzare e lanciare in orbita i propri progetti aerospaziali, grazie al supporto tecnico e operativo di esperti.

Siamo perciò felici di ospitare l’intervista a un gruppo di brillanti scienziati dell’Università Tor Vergata di Roma che ha partecipato a questo prestigioso programma con il suo progetto, Nemesys. Fondato da Dario Asciolla, Elena Grosso, Carla Marzullo, Alessandro Scaramella, Simone Stramaccioni, Alessia Zibecchi (studenti di Ingegneria Elettronica), Tiziano Fiorucci (studente di ICT & Internet Engineering) e Federico Semeraro (studente di Ingegneria Aeronautica), Nemesys è un progetto sperimentale che mira a studiare gli effetti delle radiazioni cosmiche e degli eventi atmosferici sui sistemi di memoria.

Attraverso il racconto di Alessia Zibecchi, conosciamo meglio questi giovani talenti che rendono orgogliosa l’Italia.

  • Come siete venuti a conoscenza del progetto REXUS/BEXUS?

Nella maggior parte dei casi è una persona, studente o professore, che viene a sapere del progetto e delle offerte educative dell’ESA e poi propone la propria idea a studenti che possono essere interessati a collaborare. Alcune università partecipano ogni anno, presentando proposals con le proprie idee da realizzare. Per questo capita che si crei una sorta di “tradizione”, per cui vecchi team promuovono e pubblicizzano l’iniziativa e spingono i loro colleghi a partecipare. Nella nostra università noi di Nemesys siamo stati i pionieri.

  • Cosa vi aspettavate di ottenere da quest’esperienza?

Alcuni di noi hanno deciso di partecipare perché, frequentando l’ultimo anno di triennale, stavano cercando qualcosa di interessante da elaborare come progetto di tesi; altri, che iniziavano la magistrale come me, vedevano nel partecipare a un’iniziativa del genere un modo di arricchire il proprio curriculum e imparare a lavorare in team, cosa che spesso non avviene nei corsi universitari e che è fondamentale invece nel mondo del lavoro; altri erano semplicemente curiosi e intraprendenti, volevano lasciarsi stupire e dimostrare agli altri e a sé stessi di cosa potessero essere capaci; solo uno del gruppo, aggiuntosi più tardi, studiava da tempo Ingegneria Aerospaziale ed era a priori appassionato del tema spazio.

Senza dubbio, però, siamo stati tutti affascinati dal mondo dello spazio e della ricerca, dal lontano e grandioso obiettivo di lanciare qualcosa nella stratosfera fatto, pensato, elaborato da noi, da raggiungere attraverso vie ed esperienze ancora ignote.

  • E cosa avete davvero ottenuto?

Siamo rimasti sorpresi, quasi sopraffatti, dalla mole di novità e informazioni che il programma implicava. Non ci aspettavamo che esperti e organizzatori ci avrebbero dedicato una settimana di lezioni intensive per aiutarci nel design, nell’organizzazione e management del team, per l’outreach e per fornirci informazioni tecniche utilissime, specialmente visto che eravamo tutti ingegneri elettronici e solo un aerospaziale. Abbiamo imparato molto anche durante la campagna di lancio in Ottobre: come è organizzato un evento simile, come comportarci e comunicare in modo efficiente, le procedure di test pre-volo. In pratica abbiamo sperimentato sul campo come si lavora in questo settore, cosa assolutamente non banale e che ci fa sentire privilegiati.

Nel corso dello sviluppo del progetto, abbiamo dovuto effettuare vari test per assicurarci che i requisiti funzionali e operativi fossero rispettati: abbiamo avuto la possibilità di svolgere il test sotto flusso di neutroni al centro di ricerca ISIS in Inghilterra, test di pressione presso i laboratori della nostra università e di temperatura presso l’università Roma Tre, nostra vicina a Roma, il che ha contribuito molto al bagaglio tecnico e operativo complessivo ottenuto durante quest’anno di programma.

Oltre i risultati e le esperienze di tipo tecnico, abbiamo avuto la possibilità di comunicare e conoscere studenti come noi di altri paesi europei, vedere come lavoravano e imparare molto: dai loro errori, come evitarli, e dai loro punti forti, come imitarli. Senza dubbio non dimenticheremo mai come tutte le persone che abbiamo conosciuto e con le quali abbiamo condiviso quest’esperienza ci abbiano arricchito e speriamo di incontrarle nuovamente in futuro, nel mondo del lavoro e non.

  • Spiegaci meglio, in cosa consiste il progetto Nemesys?

L’obiettivo principale del progetto consiste nel raccogliere dati per studiare le interazioni che certe particelle, molto presenti nell’alta atmosfera, possono avere con dispositivi digitali, in particolare memorie SRAM. La ricerca in questo campo è importante perché mira a rendere sempre più affidabili sistemi elettronici sofisticati (aerei) e autonomi (droni), ma anche grandi database.

Il nostro sistema consiste in un “cervello” principale, un Raspberry Pi 3, che comunica con tutte le parti atte a raccogliere dati: altitudine e pressione, posizione GPS, temperatura, eventi di scariche elettriche come fulmini, flusso di particelle, errori riscontrati sulle memorie. Questi ultimi erano i dati che poi avremmo dovuto correlare col resto.

Il flusso di particelle viene misurato da un CCD, una videocamera oscurata e precedentemente testata in laboratorio sotto fascio di neutroni. All’aumentare del flusso di particelle, aumenta la probabilità che una di queste impatti contro la camera, lasciando “tracce” luminose. I fulmini devono essere monitorati perché possono indurre un momentaneo aumento di particelle. Tutti i dati ambientali, specialmente l’altitudine, servono invece per studiare la variazione di flusso con la posizione.

  • Come si è conclusa l’esperienza? Avete progetti futuri?

Purtroppo dal punto di vista tecnico-scientifico si è verificato un problema non molto dopo il lancio, appena superati i 16km di altitudine, che ci ha impedito di raccogliere dati proprio sugli errori nelle memorie, mentre tutto il resto ha continuato a funzionare. Ciò implica che abbiamo fallito e ovviamente è una conclusione che abbiamo metabolizzato a fatica. Ma ora che è passato del tempo, ci rendiamo conto come per tanti altri versi quest’esperienza sia stata un successo.

Il nostro compito non è ancora terminato: dobbiamo effettuare ulteriori test per capire cosa sia successo durante il volo e pubblicare un ultimo documento con le nostre conclusioni, la failure analysis, e le lessons learned del progetto. Inoltre abbiamo intenzione di continuare a promuovere sia il programma REXUS/BEXUS che il nostro progetto Nemesys – che potrebbe avere applicazioni al di fuori del programma educativo dell’ESA.

Un eventuale sviluppo futuro di Nemesys è la sua realizzazione in forma più possibile compatta, integrata e affidabile, facilmente installabile e utilizzabile, per poter raccogliere dati non solo dal volo di un pallone stratosferico, ma idealmente da qualsiasi mezzo, aereo e non, e realizzare una mappa su scala mondiale dei flussi di particelle e dei rischi per dispositivi digitali di vari tipi.

Non ci resta che augurare in bocca al lupo e una brillante carriera a questi giovani promettenti scienziati. Se volete saperne di più sul progetto Nemesys, consultate il loro sito o la pagina Facebook.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".