Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?

0

E’ questo il titolo dell’ultimo, grandissimo dipinto di Paul Gauguin, il grande pittore francese post impressionista che fece della riflessione esistenziale l’argomento centrale delle sue opere.

Dipinto pochi mesi prima della sua morte, questo quadro vuole tentare di dare una risposta alle domande più tipiche del genere umano, che l’hanno assillato sin dagli albori della sua esistenza sulla terra. Scrisse infatti lo stesso Gauguin: “E’ un’opera filosofica su un tema paragonabile a quello del Vangelo“.

Il dipinto, però, si dimostra di non chiara e facile interpretazione. Analizziamolo insieme.

Sullo sfondo di una natura lussureggiante, prendono posto delle figure tahitiane, apparentemente slegate e indipendenti le une dalle altre. In realtà, esse sono collegate da un logica simbolica, molto suggestiva, che vuole rappresentare il ciclo della vita umana, dalla nascita alla morte. All’estrema destra, infatti, troviamo un neonato in fasce, attorniato da donne accovacciate, simbolo del parto. Non è un caso, infatti, che nella lingua madre del pittore, il francese, il termine “parto” possa essere reso in italiano con la parola “accovacciarsi”.

All’estrema sinistra, invece, trova posto un anziano, la cui iconografia è stata desunta da alcune mummie peruviane precolombiane, simbolo, quindi, della conclusione della vita. Non è un caso, però, che l’uomo sia accovacciato, esattamente come le donne di destra: forse Gauguin intendeva la vita umana come un processo ciclico, di eterno ritorno.

Al centro trova posto un grande uomo asiatico, che sta cogliendo un frutto da un albero, secondo un tema tipico di tutte le religioni primitive, che solevano sottolineare il rapporto simpatetico e diretto tra l’uomo e la natura. Sarebbe questo il senso anche della figura in basso, che mangia un frutto e ed attorniata da animali.

In secondo piano, insieme ad un uomo e una donna che camminano insieme, simbolo eccellente della vita coniugale, troviamo una statua orientale, che, con le mani rivolte al cielo, prega indicando l’assoluto, l’eterno, l’equilibrio simmetrico e immobile che ci aspetta, nonostante l’apparenza dinamica e accesa del nostro vivere.

Tuttavia… le tre domande del titolo non hanno una definitiva e chiara risposta. Esse vengono poste in un cartiglio in alto a sinistra e restano sostanzialmente inevase. Il quadro, quindi, sottolinea l’enigma appassionante della vita, anzichè svelarne la soluzione.

Gauguin morì senza trovare la risposta. E tu? Che senso hai dato alla tua vita?

 

Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.