Da maturando a matricola

0

La vita di un maturando presto diventerà quella di una matricola.

Il primo gennaio, il maturando è seduto a tavola a mangiare, privo di pensieri riguardanti la scuola.
Il primo febbraio, il maturando si nasconde dietro lo zaino per evitare l’imminente interrogazione.
Il primo marzo, il maturando prende appunti perché “siamo indietro col programma”.
Il primo aprile, il maturando crede che la prof scherzi quando dice “oggi compito a sorpresa”.
Il primo maggio, il maturando è felice perché ha un giorno di vacanza.
Il primo giugno, il maturando è indaffarato a studiare gli ultimi argomenti.
Il primo luglio, il maturando affronta l’esame orale.
Il primo agosto, il maturato è in spiaggia ed apre il libro per studiare per i test universitari.
Il primo settembre, il candidato affronta un test di dubbio valore.
Il primo ottobre, la matricola è un cumulo di emozioni per l’imminente inizio universitario.
Il primo novembre, la matricola non ha ancora preso il ritmo studio.
Il primo dicembre, la matricola non vede l’ora che arrivi Natale per potere recuperare lo studio arretrato.

L’anno di un maturando è un anno intenso ed importante. Nel giro di pochi mesi, il maturando passa allo studio intenso in vista degli esami a quello ancora più frenetico dell’università. Ma paradossalmente non è lo studio il problema più grande. Il maturando vive mesi nel dubbio. Le domande sono pressoché le stesse per tutti.
“Ce la farò a raggiungere i miei traguardi?”
“Cosa ne sarà del mio futuro?”
“Entrerò nel corso di studi che mi piace?”
“Ma sono davvero sicuro di intraprendere la carriera universitaria?”
“Cambiare aria mi renderà una persona diversa?”

Gli interrogativi sono tanti, ma c’è davvero poco tempo per trovare le risposte. Bisogna studiare. La classe si compatta. Sarà forse per raggiungere insieme l’ultimo traguardo? O sarà forse la consapevolezza che il tempo separerà perfino i compagni di banco?
“Ci vedremo anche quando la scuola finirà!”. Belle le promesse, ma la classe si sfalderà e resteranno dei piccoli gruppetti. Purtroppo nulla è eterno.
Gli ultimi giorni sono traumatici. La scuola si svuota e restano soltanto le quinte. Servono tanti fazzoletti per asciugare le lacrime che sgorgano a fiumi. Cena coi prof: altre lacrime. E poi gli esami.
Agli esami ci sono due tipi di classi: quelle organizzate e quelle disorganizzate. Le prime conoscono a memoria la piantina dei corridoi, studiano con metodo scientifico il posizionamento di ogni compagno durante gli scritti, conoscono vita, morte e miracoli dei commissari esterni e vivono il periodo degli esami come un plotone in guerra. Le classi disorganizzate invece sono formati da tanti studenti che non vedono l’ora esclusivamente di raggiungere il diploma. “Chi se ne frega degli altri? Io devo stare all’ultimo banco!”. E parte la guerra ai posti migliori. “Mi passi questa soluzione?”. “Mai! Perché tu, che non hai mai fatto niente, devi uscire con un voto alto?”.

Soddisfazione o delusione che sia, gli esami sono finiti. Inizia la vacanza. Eppure non sarà una vacanza piena. Si deve studiare per il test. E quindi si portano i libri sotto l’ombrellone, ci si organizza da autodidatti o si partecipa a qualche corso specifico. L’ansia, che era andata perduta con il raggiungimento del diploma, torna più forte che mai. Poi il test, l’attesa dei risultati, l’immatricolazione, le file in segreteria. Si comincia ad avere a che fare con un mondo nuovo. Niente più professori che indicano passo passo cosa fare. Un obiettivo da raggiungere in fretta all’università è l’autonomia. Ed è già un grande passo. Si cresce. Se poi la matricola si trova ad essere fuori sede allora deve essere in grado di ambientarsi facilmente. Zero amici, zero certezze ed una nuova vita.
Si va alla ricerca dei nuovi colleghi: i nuovi amici. Sono gli stessi che prenderanno il posto della classe a cui si erano fatte promesse di eternità. Ma basta conoscere Antonino, Chiara, Lavinia… Nomi nuovi, facce nuove. E si capisce che sarà una nuova vita.
L’ansia e l’incertezza lasciano il passo alla voglia di diventare grandi. Sempre con la malinconia che ti assale quando torni al liceo per salutare quelli che un tempo erano prof odiosi e che adesso ti mancano.
E poi c’è quel ragazzino ricciolino seduto al tuo posto in quella che è stata per anni la tua sedia. Anche per lui si tratta di una nuova vita. Ne vedrà delle belle nei prossimi cinque anni. E poi avrà la maturità.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l’attualità, lo sport e la politica.
Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all’insù.
La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.