Da vescovo orientale a Babbo Natale

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“Caro Babbo Natale…” così iniziano le letterine di tanti bambini che ogni anno scrivono a quel vecchietto simpatico con la barba bianca e vestito di rosso che abita al Polo Nord. Ecco l’indirizzo, non si sa mai…a qualcuno potrebbe venir voglia di scrivergli anche adesso,grande e grosso com’è, per chiedergli qualche regalino…
Son sicura che ormai nessuno di noi si domanda se esista o meno, ma probabilmente molti si son chiesti quale sia l’origine di questa simpatica figura.

Tutti sanno che i bambini anglo-americani lo chiamano Santa Klaus, ossia san Nicola, questo perché proprio il culto del vescovo di Myra ( nell’attuale Turchia) è all’origine della figura di Babbo Natale.
Ma chi fu san Nicola di Myra?

Come già accennato fu un grande vescovo orientale, vissuto tra la fine del III e il IV secolo, che aveva fama di grande generosità e santità. Si narra infatti che avesse risuscitato tre bambini uccisi da un macellaio che avrebbe voluto vendere la loro carne. Si racconta anche di un suo gesto di generosità nei confronti di tre fanciulle, figlie di un uomo decaduto che non aveva i soldi per procurar loro la dote per il matrimonio e che perciò stavano per essere costrette a prostituirsi; san Nicola, venuto a conoscenza della grave situazione delle ragazze, decise di aiutarle ad avere la dote: una notte gettò tre sacchetti di denaro nella loro casa e fu così che le tre giovani donne poterono sposarsi, evitando una vita disonorevole.

Ecco perché è venerato come protettore dei bambini e delle ragazze in età di matrimonio e perché si è diffuso tra i bambini di alcuni Paesi europei orientali e il nord est italiano la leggenda di un vecchio vescovo con mitria e bastone pastorale e tre sacchetti di monete, che porta i doni ai bambini buoni la notte del 5 dicembre (il 6 dicembre è infatti la festa di san Nicola di Myra).

Il culto di san Nicola si diffuse anche nei Paesi germanici dove si incontrò con la tradizione germanica pre-cristiana che consigliava ai bambini di appendere nella notte del solstizio d’inverno i loro stivali riempiti di carote o paglia o zucchero, perché, secondo la leggenda, Odino, che in quel periodo era solito andare a caccia e fermarsi di tanto in tanto presso le case dei bambini per far sfamare il suo cavallo alato con ciò che c’era negli stivaletti, ricambiava lasciando dolci e regali ai bimbi (da qui forse l’attuale usanza di appendere le calze davanti al camino).

Con l’arrivo del cristianesimo questa tradizione germanica si “cristianizzò”, sostituendo Odino (anch’egli un vecchio misterioso con la barba) con san Nicola, Sinterklaas per gli olandesi i quali portarono con sé nella colonia americana New Amsterdam (poi New York) questo culto. Sinterklaas divenne poi Santa Klaus nella versione anglo-americana ed è con questo nome che è conosciuto oggi. Fu sempre in America che il vecchio vescovo lasciò il posto ad un buffo e vecchio marinaio olandese con il mantello verde e la pipa in bocca che, solo più tardi, nel 1821 (nel poema "A Visit from St. Nicholas" di Clement C. Moore), sarebbe stato poi descritto come un allegro vecchietto corpulento vestito di rosso e ornato di pellicce bianche che viaggia in compagnia di otto renne. In realtà nel corso degli anni questo simpatico Babbo Natale, come viene chiamato in Italia, veniva rappresentato con costumi di colori diversi, ma fu il rosso a predominare ed infine a rimanere definitivamente nell’immaginario collettivo grazie alle pubblicità natalizie della Coca-Cola.

E fu così che san Nicola da vescovo orientale divenne Babbo Natale, il personaggio più “popolare” del Natale, sempre più “occidentale”.

 

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"